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Siamo mondo sempre più interconnesso E questo ora accresce la nostra “cultura” A sua volta leva di maggiore democrazia Leggete questa lezione del prof. Ulivieri E capirete la chiave (!) del nostro futuro

marzo 15, 2011 di Redazione 

Che è appunto la cultura, a sistema con una comunicazione che sia però al servizio di tutto questo e non protagonista (fine a se stesso). E’ il caso di internet, creatore di democrazia molto più profondo e “lontano” di quanto appaia da un’analisi superficiale di quanto hanno usato la rete nelle ultime ore – ad esempio – i giovani nordafricani nel mettere in atto le loro rivolte. Perché la comunicazione non è un semplice mezzo di trasmissione di messaggi, almeno per ciò che riguarda la rete. Ma un grande vaso comunicante i cui contenuti tendono a livellarsi. E siccome la cultura, l’intelligenza, la bellezza sono il pane dell’uomo – che li brama - tendono a farlo verso l’alto. La “scoperta” è che ciò favorisce la democrazia nel senso più ampio e più alto del termine: è la chiave di quella rivoluzione (appunto culturale) di cui il Politico.it scrive da mesi, che la Storia sta già compiendo sua sponte a livello universale, e che noi possiamo compiere – “artigianalmente” – nel nostro Paese. Come? Diffondendo la rete, la cui già ampia (e naturalmente va assicurata sempre di più: per questo è un diritto esattamente come l’acqua, che beviamo) diffusione tra i giovani è garanzia di una crescita culturale. Ma per accelerare e soprattutto per imprimere nell’acqua (quella che si trova nei vasi comunicanti, l’anima del mondo) la nostra spinta (quella del genio e dell’eccellenza generatrici di futuro), la scuola, la formazione permanente, una televisione pubblica finalmente al servizio degli italiani e non delle parti (qualunque essa sia), sono la chiave della nostra rivoluzione culturale, quella di oggi, con cui tornare grandi. Così come sta evolvendo il mondo. Per poi usare gli stessi canali – che i nostri padri non avevano! Immaginate l’impatto di un affresco di Michelangelo o di un’intuizione di Leonardo in un mondo interconnesso! – per contaminare (facendoci contaminare, per questo una immigrazione coordinata può essere fonte di ricchezza e non un limite) il pianeta. Parola ora al nostro professore. di FABRIZIO ULIVIERI

Nella foto, La creazione di Adamo di Michelangelo: ritroviamo la nostra eccellenza, il nostro genio; il mondo interconnesso farà il resto

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di FABRIZIO ULIVIERI

Questo nostro articolo parte da un’intervista comparsa il 15 marzo 2011 sullo “International Herald Tribune” ai critici cinematografici americani A.O. Scott e Manohla Dargis (Hollywood´s up-again,Down-again moments: The critics’ view[1]). Nell´articolo c´è una frase di Manhola Dargis che mi ha colpito: Now the most popular movies are often the junkiest. Questa frase è certamente vera, se non che a mio parere la qualità dei junkiest movies si è alzata o quanto meno il pubblico ha alzato il livello del suo gusto. Io non credo che Iron men 2 il più junkiest in assoluto dei film che ho visto abbia avuto molti apprezzatori ed apprezzamenti; o la Bellezza del somaro di Castellitto in Italia (uno dei film più irritanti e noiosi dell´anno 2010 con pretese culturali – il che è peggio).

Questo innalzamento di gusto ha proceduto di pari passo con il ritorno del pubblico nei cinema (di centro anche – dove magari il pubblico è più anziano rispetto ai multiplex, ma d´altronde la nostra è una nazione anziana).

Nell’anno 2010 e 2011, anche, abbiamo visto buoni film: 20 sigarette di Amadei, Cosa voglio di più di Soldini, La Passione di Mazzacurati, Mine vaganti di Ozpetek, Una vita tranquilla di Cupellini, La nostra vita di Luchetti, Figli delle stelle di Pellegrini, Manuale d´Amore 3 di Veronesi, Il Gioiellino di Molaioli, La vita facile sempre di Pellegrini.

Anche sul lato Hollywood c´è stata una ripresa della qualità (A.O.Scott cita Black Swann, The Social Network, True Grit, The Fighter e The King´s Speech), che fa ben sperare per l´abbandono della ossessiva moda dei remake.

Ovviamente questo innalzamento di gusto è stato affinato dalla sempre più forte figura dello spettatore/fruitore (di prodotti) in quanto pro-sumer [pro(ducer & con)sumer]. Una figura altamente individuale (tipica del Web 2.0) che fa le scelte in proprio e determina le direzioni del gusto e della produzione.

Anche chi fa indagini di market per produrre film mainstream non può che scontrarsi con tale expertise altamente qualitativa (rispetto al passato) dello spettatore – consumatore&trend setter allo stesso tempo.

D´altronde mutatis mutandis, è lo stesso livello qualitativo di vita che trasmesso dal softpower (mainstream) dei social media, cinema e musica occidentale ha penetrato paesi islamici (apparentemente) integralisti e ha spinto le classi più fertilizzate dai semi del softpower occidentale a chiedere un livello migliore di vita, democrazia e giustizia che è sotto gli occhi di tutti in questi giorni, indipendentemente da quali saranno poi le conseguenze delle rivolte in atto.

E´ dunque in atto una tendenza generale di un gusto sempre più qualitativamente alto e sempre più glocal.

FABRIZIO ULIVIERI

[1] http://www.nytimes.com/2011/03/13/movies/manohla-dargis-and-a-o-scott-on-hollywoods-crisis.html?_r=1&scp=1&sq=A.O.%20Scott%20%20Manohla%20Dargis%20&st=cse

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