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Ora festeggiamo i 150 anni rilanciando(ci) Il nuovo Risorgimento è ritornare grandi Stimolante paradosso del (nostro) futuro Orgoglio nazionale necessario a riaverci Ma domani è transnazionale ed europeo

marzo 15, 2011 di Redazione 

Proviamo molta disillusione, all’inizio, nello scrivere queste righe. La tentazione è quella che l’ha fatta da padrone nelle scelte dei nostri connazionali negli ultimi vent’anni: tirare i remi in barca, intanto non c’è nulla da fare. No; non c’è nulla da fare, probabilmente, con questa politica autoreferenziale di oggi, ma c’è (tanto) da fare con (tutti) noi, con l’Italia. Che è come un gigante addormentato, il Paese che ha prodotto la maggiore ricchezza (in termini di cultura e bellezza, e anche di economia: restiamo la quinta del pianeta) al mondo che oggi vive come per strada, sembra perduto, non ha più se stesso. E, come tutti i depressi, cade in un vortice che genera un circolo vizioso di cattivi pensieri e un progressivo ritirarsi, e rischia di non rialzarsi più. Sarà così, se l’andazzo continuerà ad essere questo: perché il nostro è un declino ineluttabile, se non imbocchiamo immediatamente la strada della salvezza e, poi, della rinascita; quel nuovo Rinascimento che la culla della civiltà può conoscere, e restituire, insieme a se stessa, al mondo. Come fare? Il giornale della politica italiana indica il modo: innanzitutto riappropriarci di un ritrovato orgoglio nazionale, condizione ineludibile per trovare la forza di rialzarci e cominciare a riprendere il cammino. L’obiettivo è il massimo possibile, la rigenerazione della cultura e della civiltà, e dunque le motivazioni possono essere enormi. Si tratta di avere la freschezza, la responsabilità e la credibilità di farle riaffiorare. E a questo scopo sono necessarie altre due condizioni: il rinnovamento della classe dirigente ma secondo il canone rappresentato dalla seconda condizione: che è la messa in campo di un progetto organico e complessivo per salvare e rifare grande il nostro Paese, che il Politico.it ha peraltro (già!) definito e proposto. La nuova classe dirigente deve avere lo scopo di mettersi al servizio dell’Italia per realizzare quel progetto, rendendo questi ultimi due – l’Italia e il progetto – protagonisti al posto di coloro che, semplici strumenti, li dovranno curare e realizzare. Quando – e mentre – avremo ritrovato la nostra verve perfettamente italiana, ci metteremo con generosità a disposizione del Vecchio Continente e della costruzione di un mondo senza frontiere, che dovrà tendere (è sufficiente, per cominciare; in tutti i sensi) a sciogliere i propri nodi e poi aprirsi ad una libera circolazione universale, che fonderà un’umanità veramente unica (ancora una volta, in tutti i sensi). Per questo il nostro centocinquantenario sarà compiuto solo se festeggeremo… lavorando, mettendoci – come il giornale della politica italiana fa già da mesi – all’opera per realizzare i nostri sogni. Che erano – probabilmente – anche i sogni di Mazzini, Garibaldi, Cavour. Il modo migliore per ricordarli, a questo punto della nostra Storia, è generarne di nuovi.

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