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L’Italia (la politica) indifferente a tragedia Giappone: migliaia morti, ‘guaio’ nucleare Ma Berlusconi: ‘Sono un eroe guascone’ Ben visibile l’abulia della nostra nazione Quando bisorrebbe correre (più di tutti!) E poi economia non aspetta, svegliamoci

marzo 14, 2011 di Redazione 

L’Italia può tornare al centro del mondo. Siamo stati e possiamo tornare ad essere la culla della civiltà, non solo gozzovigliando con le ricchezze che ci sono state lasciate dai nostri avi ma generandone di nuove, noi, ora, perché il nostro valore intrinseco – che quella stessa eredità testimonia – ce lo consente, tant’è che abbiamo fatto così tanta strada, quando ne abbiamo avuto – l’ultima volta – la necessità e quindi la motivazione, che dopo trent’anni di sperpero siamo ancora la quinta economia mondiale, e uno dei più grandi Paesi del mondo. Ma il nostro posto è quello di guida. Nella generazione di futuro, nella cultura. Ma anche nell’economia. La geografia non è (poi molto) cambiata, nonostante le “scoperte”. Il Mediterraneo è ancora il cuore del pianeta. Geograficamente. Ora guardate l’immagine satellitare: che cosa vedete proprio al centro di questo mare al centro del mondo? L’Italia. E in particolare il suo sud. La Sicilia. La Calabria. Che può diventare la nuova porta tra l’oriente e l’Europa, e in futuro la terrazza del Vecchio Continente e dell’Occidente intero su quel grande potenziale inesploso, su quel gigante anestetizzato che è l’Africa, che conoscerà il suo tempo. E’ un traguardo di più lunga gittata, ma il primo – nei rapporti con Cindia – no, il futuro è adesso, abbiamo la chance storica di trasformare il nostro sud nella “grande piattaforma” di comunicazione (commerciale!) con l’Asia. Perché ci vuole un’anima, ci vuole un motore per muoversi. E la nostra – quella del Meridione – è lì, a portata di mano. Che cosa stiamo aspettando? L’occasione è ora, o la prendiamo noi o la faranno altri. E il nostro sud – e con esso l’Italia, perché siamo una cosa sola evidentemente, legati inscindibilmente – diventerà – invece del cuore – la periferia del mondo. Non è sufficiente che lo sia del nostro Paese? Vogliamo conoscere il declino, forse il default, l’arretratezza, quando allungando la mano abbiamo a portata… di mano, appunto, tutti i beni del mondo? Tutto questo, evidentemente, con questa classe dirigente autoreferenziale di oggi non sarà mai possibile. Ma anche per chi viene dopo, il momento è adesso. Nessuno può aspettare. Non troverà nulla nemme- no, solo, per sé. O tutto o niente. E al momento, co- me ci dimostra adesso Crespi, abbiamo (hanno!) op- tato per il niente. Sveglia. Prima che sia troppo tardi.

Nella foto, il Mar Mediterraneo

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di LUIGI CRESPI

Il mio primo intervento di questa settimana è dedicato a quanto avviene in Giappone. Immagini sconvolgenti che ci consegnano la fragilita’ della nostra societa’, l’impatto devastante su una delle piu’ grandi economie del mondo.

E da noi? Mentre in Giappone morivano, il nostro Presidente del Consiglio parlava di se’, si definiva ‘guascone’ ed ‘eroe’. E neanche il palinsesto televisivo è cambiato: va ancora in onda L’isola dei famosi, dove si inscena una tragedia finta. Come se cio’ che è successo in Giappone durasse per pochi minuti e poi passasse. Noi preferiamo la fiction alla realta’.

Siamo bombardati dalle informazioni ma in fondo non sappiamo nulla. La rete sopperisce a queste carenze, ma occorre una presa di coscienza. Occorre un risveglio.

LUIGI CRESPI

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