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Talenti. Quote giovani? Pensiamo piuttosto a crescere di A. Chirico

marzo 14, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana lo scrive ogni giorno: la soluzione agli specifici problemi, nell’Italia che o si salva e così ritorna grande o muore, è un progetto organico e complessivo per (appunto) salvare e rifare grande il nostro Paese. L’attacco, in politica come in nessun altro campo della nostra vita, è la miglior difesa. I giovani, ad esempio, non saranno aiutati da un loro maggior coinvolgimento nello status quo – anche se, al tempo stesso, il loro coinvolgimento è decisivo per superarlo – ma dall’orientamento della nostra politica alla costruzione del futuro. No alle politiche giovanili, sì alla politica – che è per definizione, essendo (appunto) la costruzione del futuro, la politica dei e per i giovani. Di oggi e di domani. di A. CHIRICO

Nella foto, Annalisa Chirico

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di ANNALISA CHIRICO

Oggi potrei lanciare un bell´appello per le quote giovani. Vedo già uno stuolo di aderenti. Perché no?Del resto, a gennaio, secondo i dati dell´Istat, il tasso di disoccupazione giovanile é arrivato al 29,4 per cento. Qualcuno dirà: ma i giovani tra i 15 e i 24 anni sono ancora a studiare. E allora guardiamo ai dati del 13° Rapporto Almalaurea: tra il 2007 e il 2009 il tasso di occupazione tra i laureati di primo livello (laurea triennale) scende di sei punti, tra i laureati con la specialistica scende di sette punti, e tra quelli a ciclo unico di 8,5.

In realtà, già il rapporto Censis 2010 ci aveva messo in guardia.
Tra il 2009 e il 2010 il segmento occupazionale più colpito dalla crisi economica risultava quello giovanile, con una perdita di circa 885mila posti di lavoro nella fascia d´età compresa tra i 15 e i 34 anni. Giovani penalizzati più degli altri perché coinvolti più degli altri nel lavoro flessibile.

Lo stesso Rapporto, infatti, segnalava la forte contrazione del lavoro a progetto (-14,9 per cento) e del lavoro temporaneo (-7,3 per cento). Insomma, quei contratti atipici meritevoli di aver concesso a tanti, seppur in forme meno `garantiste´ del passato, un ingresso nel mondo del lavoro più agevolato. Con meno lacci per il datore di lavoro, ma anche più opportunità per il giovane lavoratore. Contratti atipici, che, rispetto al limbo attualissimo degli stage non retribuiti (soprattutto nel settore pubblico), suscitano una sottile nostalgia.

Dopo questo sciorinar di dati, è arrivato forse il momento dell´accorato appello per le sacrosante quote giovani…vero? In tutto questo avrei anche un evidente autointeresse.
Tuttavia, non lo faccio. Incentivare é meglio che discriminare, e l´età, al pari del sesso, non é una patente di merito.

Prima che qualcuno si lanci nella missione pro quota giovani (perché, state sicuri, la creatività demagogica italiota non trova argini nel buon senso), forse é il caso che tutti quanti facciamo uno sforzo per abbandonare la logica delle quote l´una contro l´altra armata.
Una guerra tra poveri non serve a nessuno, e neanche l´ennesima chiusura corporativa.

Quello di cui abbiamo bisogno è una politica economica volta a rimettere in moto una crescita ad oggi ferma. Partendo da una consistente detassazione del lavoro, non solo femminile (le ali/quote rosa proposte da Alesina e Ichino andrebbero estese all´insieme della forza lavoro).

Solo la crescita crea ricchezza e opportunità per chi sa coglierle. Giovane, vecchio, uomo o donna che sia.

ANNALISA CHIRICO

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