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Infine un completo ribaltamento di piano Cinque stelle (e Oscar) d’Il discorso del re

marzo 13, 2011 di Redazione 

Parabola (tra l’altro) su come le qualità (umane) siano molto meno trasparenti di quanto siamo abituati a credere. Anche perché abbiamo una scala di valori completamente inadeguata a consentirci di costruire il nostro futuro. La rivoluzione culturale servirà anche a questo: a restituirci un senso. Intanto, godiamoci l’onestà e la responsabilità del balbuziente Giorgio VI re d’Inghilterra nei giorni di Hitler. il film che ha fatto incetta di statuette. di FABRIZIO ULIVIERI

Nella foto, un gigantesco Colin Firth nei panni di Giorgio VI

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Il discorso del re

REGIA: Tom Hooper

ATTORI:
Colin Firth
Geoffrey Rush
Helena Bonham Carter
Guy Pearce
Jennifer Ehle
Derek Jacobi, Michael Gambon, Timothy Spall, Anthony Andrews, Filippo Delaunay, Dominic Applewhite, Jasmine Virtue, Max Callum, Tim Downie, James Currie, Harry Sims, Anna Reeve Cook, Mark Barrows, Sean Talo, Dick Ward, Mary Robinson, Naomi Westerman, Freya Wilson, Eve Best

TITOLO ORIGINALE: The King’s Speech

GENERE: Storico

DURATA: 111 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

Un impedimento fisico (la balbuzie) condiziona la vita di un uomo, che un giorno sarà re, in uno dei momenti storici più orribili dell’Europa. L’avvinarsi alla Seconda Guerra Mondiale sotto la presa di potere del nazismo e della sua dottrina imperiale mascherata dalla politica del Lebensraum: lo spazio vitale.

La balbuzie porta questo uomo alla disistima di sé e alla paura di diventare re per via della sua incapacità di parlare in pubblico, davanti ai microfoni della BBC, in un’era in cui la radio è lo strumento di comunicazione per eccellenza.

Quest’uomo è George VI, il padre della attuale Regina d’Inghilterra, che soffre di balbuzie fin dall’età di 5 anni. La malattia gli ha portato come conseguenza oltre alla mancanza di stima anche la mancanza d’ affetto del padre, re George V, e del fratello, David, destinato alla successione al trono ma a cui poi per amore di una donna rinuncerà abdicando.

Si dice che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna e, nonostante i miei personali dubbi, il film pare confermare il detto. In effetti è solo per la pervicace (e diplomatica) insistenza della moglie che “Bertie”, il principe Albert (il nomignolo con cui viene familiarmente chiamato George VI prima di diventare re), viene in contatto con un logopedista poco ortodosso di origine australiana: Logue.

Dopo incomprensioni iniziali e prevaricazione delle proprie posizioni sociali da ambo i lati (ma soprattutto da parte di Logue) i due, il principe ed il logopedista, divengono amici. Il processo di amicizia si sviluppa di pari passo all’ascesa al trono di Albert e ad una presa di distanza (più adeguata) dei rispettivi ruoli sociali. Nella restituzione dei personaggi alla propria condizione sociale, dapprima scavalcata dal disregard di Logue, anticonformista e logopeda nemmeno laureato ma efficace nei suoi metodi di rieducazione sebbene inconvenzionali, di pari passo si sviluppa una forma di amicizia discreta, ma sincera e profonda, fondata sul riconoscimento della propria condizione di nascita e del proprio ruolo sociale. Nella presa di distanza si crea la vicinanza.

Questa è senz’altro la parte migliore del film, quella più avvincente ed emotivamente più sentita di un film bello dall’inizio alla fine, che scorre bene come se fosse un thriller.

Solo vedendo il film ci si rende conto perché abbia fatto incetta di oscar.

Ho visto anche The Social Network, altro film candidato a molti oscar ma strabattutto da Il discorso del re. The Social Network, è un bellissimo film. E’ più moderno per concezione, modo di girare, musiche ed innovazioni, ma rispetto al film di Tom Hooper è un gradino più sotto. E azzardo che probabilmente Il discorso del re è un film destinato a risentire meno del passaggio del tempo. Forse tra dieci anni sembrerà più invecchiato The Social Network che Il discorso del re. The Social Network è sicuramente un film maggiormente alla moda nello stile e nel concept rispetto al film interpretato da Colin Firth.

Grandissimo immenso Colin Firth. Ma a mio avviso un oscar se lo sarebbe meritato ugualmente Geoffrey Rush che interpreta il logopedista.

Ho aspettato molto per vedere il film in originale ma ne è valsa la pena. I film doppiati perdono anche il 50%. E’ un peccato che in Italia a causa di associazioni corporative (quella dei doppiatori) non si riesca a far passare la possibilità di vedere i film in lingua originale (con i sottotitoli ovviamente perché non si possono conoscere tutte le lingue del mondo).

Questo sarebbe senz’altro un altro impedimento corporativo da abbattere per modernizzare questo paese fermo da almeno 20 anni.

Cinque stelle.

FABRIZIO ULIVIERI

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