Top

Seconda parte del dittico su malasocietà La vita facile con Accorsi, Favino, Puccini

marzo 13, 2011 di Redazione 

La corruzione (in tutti i sensi) è il male atavico del nostro Paese. Che finché non riscoprirà un (ritrovato) orgoglio nazionale e quella rivoluzione culturale di cui il Politico.it scrive ogni giorno continuerà ad afflosciarsi su se stesso. Ovviamente, ci torneremo su. Intanto ci facciamo raccontare da Pellegrini un’altra sfacettatura del nostro volto peggiore. Un altro film (italiano) da non perdere. di FABRIZIO ULIVIERI

Nella foto, Vittoria Puccini

-

La vita facile

ATTORI:
Pierfrancesco Favino
Stefano Accorsi
Vittoria Puccini
Camilla Filippi
Angelo Orlando

GENERE: Commedia

DURATA: 102 min.

-

di FABRIZIO ULIVIERI

Mario, Ginevra e Luca. Un trio di stronzi per un’Italia di papponi. Questo è il succo del film.

Mario è un medico chirurgo. Il film ci fa presumere che sia un medico di successo, con una bella casa e una bella moglie molto gnocca ma solo gnocca. Ed è una gnocca della peggio specie: quella traditrice. Il suo cervello ha in mente due cose sole: fare jogging e la vita facile.

Mario è medico di successo ma pure pirla, perché per far fare la vita facile a Ginevra s’infila in un casino (che rimane fumoso per tutto il film, fino alla fine, quando si comincia ad averne un minimo di sentore): avvalla il valore medico di alcune valvole (cardiache?) ad una ditta che le produce, facendo soldi a palate.

Scoperto, viene inviato e invitato da Sergio, il suocero (primario della clinica?), a sparire per un po’ andando in Africa a lavorare nell’ospedale dove lavora Luca, il figlio di Sergio che, medico idealista, ha abbandonato l’Italia schifato.

Mario ci va, sperando di poter rientrare presto e sperando anche nell’aiuto di Sergio a sistemare le cose all’italiana, parlando all’amico dell’amico. In realtà Sergio lo molla e per sempre.

Ginevra nel frattempo scopre tutto e va in Africa a trovare Mario e Luca (il film poi ci svela che fra Ginevra e Luca vi era stata una tresca nel periodo che Mario era stato immobilizzato in ospedale a causa di un incidente automobilistico per colpa di Luca).

In Africa Ginevra rivela la pochezza del suo esser-gnocca: anche lì pensa solo a far jogging nella savana, a rompere i coglioni a Mario e a rinfocolare la tresca con Luca. Così Luca piano piano sotto l’effetto della donna diavolo comincia a rivelare il lato peggiore che covava sotto l’apparente faccia d’angelo, mentre Mario, il cattivo, rivela i lati migliori di se stesso ma rimane sempre e comunque un pirla perché alla fine si fa infinocchiare da Ginevra e soprattutto da Luca che fregherà tutti.

L’Italia che dipinge Pellegrini in questo film non è più l’Italia scanzonata e da Brancaleone di Figli delle stelle, che si reggeva sul lato comico. Qui il film è irritante e dipinge un paese di figli di Verdone (mi riferisco ai tipici personaggi interpretati da Verdone, ovviamente, non alla persona): fedifraghi, bugiardi, maleducati, vaiassi, mammoni e cagasotto accomunati dalla vaga di idealità del “volemose bene” (che è ormai un retaggio del cinema italiano di stampo romanesco e neorealista).

Se questa è dunque l’Italia di oggi (e ci sono buone probabilità che lo sia, perché Pellegrini ne è uno spietato critico) c’è poco da ridere. E difatti nel film non si ride ma caso mai ci si snerva.

Voto: due stelle e mezzo.

FABRIZIO ULIVIERI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom