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Ora Tremonti faccia il ministro e non (solo) l’analista di Luigi Crespi

marzo 11, 2011 di Redazione 

Da dieci anni il titolare del dicastero di via XX settembre prevede sciagure finanziarie che in qualche caso si verificano. L’ultima “anticipazione” è di giovedì sera, quando ad Annozero ha fatto capire che la cappa dei derivati dalla quale è “piovuta” la crisi economico-finanziaria i cui effetti molti di noi continuano a patire in questi mesi – e che ha colpito duramente alcuni italiani, e intere classi, quando non gli stessi Stati, in altri Paesi meno solidi economicamente – si trova ora di nuovo sopra le nostre teste, e con lo stesso contenuto potenzialmente tossico. La domanda che il grande sondaggista si fa allora è: considerato che Tremonti non è un economista “isolato” di passaggio, ma da (altrettanti) dieci anni guida la quinta economia del mondo, partecipa a vertici europei, G8, G20, perché lo stesso Tremonti non interviene con decisione – a parte rivendicare la primogenia dell’idea degli eurobond e continuare a chiedere la loro adozione, cosa a detta degli esperti non sufficiente per l’Europa e comunque non di certo per invertire la tendenza generale - per evitare che tali situazioni di crisi si verifichino? Non è demagogia se si tiene in conto che tutt’oggi lo stesso nostro Paese – quindi un livello sicuramente (?) alla portata (?) del Divo Giulio - non ha una strategia per costruire il proprio futuro, e prevenire i temporali. Basta tenere la ferma la macchina sul precipizio, perché prima o poi non vi caschi dentro (o peggio ancora si stacchi il costone)? di LUIGI CRESPI

Nella grafica, Luigi Crespi

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di LUIGI CRESPI

Non è la prima volta che il professor Tremonti si presenta al pubblico con la sua lavagnetta. Lo fa sempre in modo efficace e stavolta l’ha fatto davanti a milioni di telespettatori durante la trasmissione di Santoro.Tremonti riesce a produrre un tono di comunicazione rassicurante, competente, ma il contenuto è di fatto ansiogeno e terrorizzante. Ieri ci ha raccontato, tracciando linee discontinue sulla lavagna, che l’effetto della globalizzazione ha determinato il modificarsi di derivati dentro i quali vi sono i piu’ grandi imbrogli.

L’idea che mi ha dato è quella di taluni pacchi di Natale che a vederli sono coloratissimi e invitanti, ma quando torni a casa e apri i vasetti il prodotto venduto è infinitamente inferiore a quello che pensavi di comprare.

Ma ieri Tremonti ha detto con leggiadria a milioni di italiani che questa cappa dei derivati, la finanza marcia, è tornata delle stesse dimensioni precedenti al crac della Lehman Brothers. Quindi ci troviamo alla vigilia di un ennesimo e insopportabile crac o il professor Tremonti è diventato un abile comunicatore capace di trovare sintesi straordinarie, ma come se avesse smesso di studiare? O piu’ semplicemente sta agendo in modo strumentale? Perche’ la massa di derivati potrebbe anche essere della stessa portata pre-crac della Lehman Brothers, ma la questione è cosa contiene.

Sarebbe possibile avere derivati come quelli che hanno sottoscritto i Comuni italiani supportati da patti leonini? Sarebbe possibile oggi un altro evento come quello che ha colpito gli Stati Uniti? Possibile che gli interventi degli Stati, in particolare dell’America, non abbiano portato trasparenza e che la crisi drammatica che ha colpito l’occidente non sia servita? Puo’ darsi.

Ma da spettatore-studente posso dire che il professor Tremonti non è parso capace fino in fondo di motivare questa tesi. Quanto pesano ad esempio le speculazioni sulle materie prime, la siccita’ in Cina? E mi sono detto, guardandolo dare del ‘pistola’ a Santoro con tanta sicurezza, che quest’uomo negli ultimi dieci anni è stato, mese piu’ mese meno, capo della quinta potenza economica del mondo e membro di tutti i ‘G’ con le varie numerazioni.

E’ quindi possibile, benche’ sia considerato solo al quindicesimo posto tra i 27 ministri dell’Economia europea, che non avesse piu’ strumenti per intervenire con maggiore decisione e che la sua funzione sia solo quella di analizzare e rappresentare la realta’? E aggiungo di non essere sicuro che il mantenimento in buona salute dei conti dello Stato possa essere l’elemento su cui valutare l’opera di un ministro cosi’ importante nella storia italiana. Restiamo un Paese ricco, frequentato sempre piu’ da gente che, rispetto a come vanno le cose nel mondo, ha poco diritto di lamentarsi. Ma questa ricchezza tende a ridursi, non corrisponde a investimenti e non è vissuta come tale dagli italiani.

Nei paesi che circondano il sud dell’Italia ci si batte per la liberta’ di non morire di fame, nei paesi a nord ci sono politiche per sconfiggere l’obesita’ e le malattie da essa derivate. Noi stiamo in mezzo. E Tremonti fa sempre piu’ il cattedratico e sempre meno il ministro.

LUIGI CRESPI

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