Top

Napoli, Pd punta a strappare ballottaggio (E) chi è Morcone, il candidato di Bersani Un OK Corral tra Mastella e De Magistris Mentre destra, in vantaggio, litiga su suo

marzo 10, 2011 di Redazione 

Quelle di Milano e del capo- luogo campano sono le due partite più importanti delle prossime amministrative. I candidati del Pdl partono con un discreto margine, chi “storicamente” (la Moratti), chi per la difficoltà mostrata dal centrosini- stra negli ultimi anni a risolvere i problemi della città (a Napoli). In entrambi i casi le numerose opzioni alternative possono però riaprire la partita. Nel capoluogo lombardo è quella dell’attuale presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri – insieme alla presenza di un candidato del terzo polo – che può costringere il sindaco uscente al ballottaggio. Nella città partenopea se da un lato la discesa in campo dell’ex pm complica la vita ai progressisti, dall’altra sarà difficile per il centrodestra centrare l’obiettivo al primo turno. E al secondo può accadere di tutto. Ma scopriamo chi è l’uomo scelto dai Democratici e vi raccontiamo le prime scintille della sfida tutta interna al centrosinistra con De Magistris. Chiamato a confrontarsi anche con l’ex ministro che lo accusa di «avermi rovinato la vita» con l’inchiesta Why not. di ANDREA SARUBBI* 

Nella foto, Mastella punta l’indice: contro De Magistris?

-

di ANDREA SARUBBI*

Dopo il pasticcio delle primarie e le ultime settimane piuttosto burrascose, il Pd ha finalmente un candidato a Napoli. E Mario Morcone è un candidato molto autorevole: uno dei pochi che hanno esperienza senza essere paludati, che sono capaci di combattere senza aver bisogno di travestirsi da Zorro. Il fatto che abbia accettato la nostra proposta – quando ancora non sappiamo neppure quanti pezzi del Centrosinistra lo sosterranno – è davvero, come ha dichiarato ieri nelle prime dichiarazioni alla stampa, un atto di amore per la città. E mi auguro che i napoletani si rendano conto dell’importanza di non far passare questo treno, e auguro al Pd – me compreso – di riuscire a comunicarlo nel migliore dei modi, nonostante la partenza sia oggettivamente in salita.

Inutile girarci intorno: il Centrodestra – che ha vinto a spasso Provinciali e Regionali, senza neppure prendersi il disturbo di mettere le facce dei candidati sui manifesti – parte sulla carta con un bel vantaggio. Ma ha un colpo solo in canna: vincere al primo turno. Se non ci riesce, si vede quale dei candidati di Centrosinistra è arrivato al ballottaggio e si ricomincia da zero, ambiguità del Terzo Polo permettendo, con discrete possibilità da parte nostra di farcela davvero.

Politicamente, sarebbe stato meglio presentarci già da ora con un solo nome; numericamente, però, non è detto che sia uno svantaggio andare divisi: l’esperienza dimostra infatti che più candidati in una coalizione fanno crescere i consensi rispetto al candidato unico, che tiene più gente a casa.

Luigi De Magistris aveva già deciso di candidarsi da un anno: da quando, cioè, il congresso dell’Idv ha riconfermato in maniera bulgara Di Pietro, tagliando le gambe alla mini-opposizione interna. Se avesse avuto coraggio, si sarebbe presentato alle primarie di coalizione, e magari ci avrebbe reso anche un bel servizio (un altro paio di occhi in più per vigilare sulle irregolarità); non lo ha fatto, con l’obiettivo di spaccare tutto appena possibile. E si è autocandidato, pur sapendo che il Pd e le altre forze della coalizione (i Verdi, i socialisti, la stessa Sel) stavano studiando nel frattempo una soluzione di alto livello che andasse al di là dei nomi di partito.

Se fossi in malafede, avrei parecchie cose da dire su De Magistris e sui risultati delle sue inchieste; siccome l’avversario di questa campagna elettorale è il Centrodestra, però, faccio il fioretto quaresimale del silenzio e mi concentro un attimo su Mario Morcone, che ha dimostrato da più di vent’anni di essere un ottimo servitore dello Stato.

Io l’ho conosciuto un paio d’anni fa, quando ho iniziato la mia battaglia per la cittadinanza: è riuscito nell’impresa di guidare in maniera eccezionale il dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, nonostante un ministro dell’Interno leghista; proprio per questo, probabilmente, è stato trasferito a dirigere l’Agenzia nazionale per i beni confiscati, dove si è comunque confermato un simbolo della legalità, dell’Italia pulita, della riscossa dello Stato.

Poi apro twitter e leggo che De Magistris, nel suo profilo, lo associa alla “cricca trasversale del potere”, citando l’appoggio di Bassolino e Cozzolino (“Il quadro è sempre più chiaro”), e mi chiedo che cosa avrebbe fatto l’europarlamentare dell’Idv se il Pd avesse accettato la sua richiesta di appoggiarlo, ma poi mi ricordo che siamo in Quaresima e mi sto zitto un’altra volta.

Sui social network leggo, in queste ore, che i dubbi non mancano: Morcone è poco popolare, si dice, come se i candidati andassero scelti all’Isola dei famosi, e non si riflette sul fatto che proprio questa sua caratteristica conferma una carriera da servitore dello Stato e non da servitore di se stesso; Morcone è la politica che delega il proprio rinnovamento ai prefetti, si dice, e invece la battaglia del rinnovamento è ancora tutta da giocare, con la squadra degli assessori che verranno scelti e con i consiglieri comunali che verranno eletti.

E via con le prese di distanza a priori, come è nel nostro dna: ma stavolta, vi prego, fermatevi, perché abbiamo un candidato sindaco da votare con il sorriso sulle labbra e con il cuore pieno di orgoglio.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom