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Ma dove sono le risposte del governo? Gozi: ‘Inflazione a 2.1% (+0.4 da dicembre) In media europea, ma cresciamo la metà” Numero dei laureati è più basso d’Europa Senza un presente, ed è peggio il futuro Il tempo è prezioso: e Berlusconi che fa? Decisioni subito o è meglio andare a voto

marzo 9, 2011 di Redazione 

E’ stato ancora una volta il giornale della politica italiana a lanciare per primo l’allarme, ormai mesi fa, e sempre da il Politico.it è partita la presa di consapevolezza dell’autoreferenzialità di una nostra politica alla quale andava data una sola risposta: ricominciare ad avanzare (e, per chi fosse al governo, a recepire e mettere in atto) proposte concrete, perché la politica è questo e non il chiacchiericcio che lo stesso presidente del Consiglio ha mirabilmente definito il «teatrino della politica», salvo diventarne il principale animatore.

Nella foto, il ministro (?) dell’Economia (?)

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I dati che riportiamo nei titoli sono una piccola conferma, ma l’andamento dell’economia è duplice: di breve e di lungo periodo. Nel breve ci sono momenti di up e di down, che significano poco a livello assoluto. Ciò che conta è la tendenza di fondo, e la nostra è una tendenza alla stagnazione quando non all’involuzione: in entrambi i casi, il tempo non è amico bensì ci prepara la triste sorpresa – per la quale basterà un momento – di un’Italia che avrà perso ulteriore terreno sui suoi alleati-competitori europei e soprattutto internazionali, e quel che è peggio avrà lasciato sul campo (perdonateci il gioco di immagini) la possibilità di recuperarlo, per tre ragioni.

La prima è che l’economia non si ravviva, strutturalmente, con iniezioni di un momento bensì si tratta di un’operazione che richiede tempo, quello stesso tempo che oggi noi passiamo ad invecchiare mentre gli altri si rinnovano, e che trasposto sul tentativo di recuperare il terreno perduto sarà doppio (quello perso da noi e quello “guadagnato” dagli altri). Ammesso – seconda ragione – che avremo del tempo da impiegare: la condizione dei nostri conti è tale per cui non siamo in grado di reggere a lungo un’economia che non va, e potremmo dover passare attraverso un patatrac che renderebbe tutto più difficile (se non impossibile oltre a metterci in condizioni di sofferenza nuove per noi). Infine l’economia è un terreno di conquista: lo spazio non è illimitato, e si salva solo chi se ne accaparra (in termini di rapporti commerciali, di “mercati”, di canali di comunicazione). In questo quadro, l’immobilismo dell’esecutivo è una condanna a morte per il nostro Paese. E dunque o il governo – e come chiede Sandro Gozi il ministro Tremonti in particolare – mette in campo da subito una strategia oppure è meglio che si vada al voto. Il rischio non è la (presunta) instabilità, ma la reiterazione della stabilità nel non agire.

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