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Talenti. Festa della donna, quello che sono di Marianna Bartolazzi

marzo 8, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana celebra l’8 marzo con una delle sue firme più giovani, donna non a caso (in tutti i sensi): per ciò che ci riguarda, perché il Politico.it è (anche) il giornale delle donne (e dei giovani), donne che compongono (non a caso, ancora) la maggioranza del gruppo redazionale. Perché l’Italia, come il resto del pianeta, ha bisogno, in politica, di una metà-sensibilità femminile che oggi si nega. E per raggiungere l’equilibrio, non, dei rapporti “quantitativi” tra donne e uomini, ma della propria migliore espressione è necessario (ri)cominciare dando qualcosa di più a quella metà costretta in spazi indegni (in senso letterale) da una Storia nella quale, in mancanza della civiltà (proprio per questo), ha prevalso la forza (bruta?). Oggi che stiamo (ri)costruendo la civiltà lo possiamo fare, e lo faremo sempre meglio, proprio grazie alla metà del ruolo delle donne. Che su il Politico.it è già preminente. E si vede. E si sente. Marianna ora. Donna non a caso. di MARIANNA BARTOLAZZI

Nella foto, la nostra Marianna Bartolazzi ritratta da Salvatore Contino

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di MARIANNA BARTOLAZZI

Quello che sono.Avrei potuto essere una di quelle ragazzine timide, che si siedono al primo banco, ma di lato, perché quelli del primo banco non se li fila mai nessuno.

Avrei potuto essere una di quelle adolescenti già donne, ben pettinate, ben vestite, le curve già formate, quelle ragazze che a 15 anni sanno già esattamente quale profumo mettere e quale sguardo indossare per attirare i ragazzi. E dove nascondere la paura di essere quello che sono.

Avrei potuto essere una studentessa di legge, o di lettere. Avrei potuto fare come molti dei miei coetanei ( se fai politica studia scienze politiche-mai capito il nesso, giuro, mai capito).

Avrei potuto diventare giornalista – perché no?- o magistrato. Avrei potuto diventare un’insegnante, e sfogare la mia saccenza sui più giovani, o forse sarei davvero riuscita a trasmettere la mia curiosità sul mondo.

E, ne sono certa, avrei potuto essere una rock star, o una grande attrice. Ah, perché io il leaderismo ce l’ho nel sangue, e la paura da palcoscenico non so neanche cosa sia. Sempre se avessi trovato quel maledetto posto dove nascondere la paura di essere quello che sono.

A quest’ora potrei essere moglie, o già madre. Avrei potuto esserlo per un preservativo rotto a 16 anni, o per un grande amore a 20, avrei potuto allevare e studiare, con fatica, e lavorare part time.

A quest’ora potrei essere ancora single, fiera della mia libertà e della mia indipendenza, felice di gestire il tempo come dico io.

A quest’ora potrei essere serena, guardare la tv e credere davvero che le donne sono al pari negli uomini nella società e nello spettacolo, come si affannano a dire a “Striscia la Notizia”.

Avrei potuto essere mille cose ancora, praticamente qualunque cosa.

Invece sono quello che sono, consapevole delle innumerevoli possibilità, e delle innumerevoli, diverse, straordinarie donne che passeggiano là fuori.
Ed ora rimango quello che sono, ma ho avuto la possibilità di scegliere, sempre. L’enorme diritto di poter scegliere.

Sono quello che sono, libera di esserlo. L’unica cosa che non posso scegliere è di non essere donna. Una pazza, fragile, forte, complicata donna.
Non posso scegliere. Perché donna è tutto quello che sono.

MARIANNA BARTOLAZZI

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