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***Diario politico***
PRESCRIZIONE BREVE, LA NUOVA LEGGE AD PERSONAM DI SILVIO
di GINEVRA BAFFIGO

marzo 4, 2011 di Redazione 

Che forse verrà ritirata. Anche perché in presenza dell’elemento risolutivo del certificato di nascita che dimostrerebbe come Ruby, nei giorni di Arcore, fosse già maggiorenne, il presidente del Consiglio potrebbe non averne bisogno. Anzi: rischierebbe di esserne danneggiato proprio nel tentativo di uscirne “pulito”. Pure se sul tavolo resta l’accusa di concussione. Scopriamo in ogni caso di che si tratta. E qual è lo stato dell’arte del confronto nella maggioranza. Le Regioni chiedono il rispetto dell’accordo di dicembre col governo sulla fiscalità municipale. E poi Fini che assicura: «Niente elezioni per quest’anno». Il rac- conto, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

Nella foto, Berlusconi

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di Ginevra BAFFIGO

L’ansia dell’esecutivo per i “lunghi tempi” della Giustizia italiana fa partorire una nuova creatura legislativa: dopo il cosiddetto “processo breve” approda oggi a Montecitorio la “prescrizione breve”. Ed alla Camera è subito “giallo”.

La proposta di legge, a firma del deputato Pdl Luigi Vitali, potrebbe fermare subito i processi a carico di Silvio Berlusconi operando un “taglio” alla prescrizione per gli incensurati over 65. Ma anche se di “prescrizione breve” si era parlato nei giorni scorsi, ed i vertici del Pdl non avevano smentito che l’ipotesi fosse allo studio, è proprio l’avvocato del premier a stroncare l’iniziativa.

Chiude infatti una giornata di furiose polemiche fra maggioranza ed opposizioni la smentita del presidente della Consulta giustizia del Pdl, Nicolò Ghedini, che mette così a tacere l’infuriare del centrosinistra sconfessando l’iniziativa «inaccettabile», anche per il partito primo beneficiario: «La proposta depositata dall’onorevole Vitali è di sua esclusiva iniziativa e non concordata con la Consulta Giustizia del Pdl – chiarisce in una nota lo stesso Ghedini – Chiederemo all’onorevole Vitali di ritirare immediatamente quella parte di ddl che potrebbe offrire strumentali polemiche in particolare per ciò che riguarda la prescrizione».

Ancora un caso di “Tanto rumore per nulla”?

Ciò che è certo è che dopo ore di violenta discussione il caso non fa che si infittirsi ulteriormente. Come è possibile infatti che una così comoda “scialuppa di salvataggio” per il premier ad un passo dal banco degli imputati, venga ritirata dallo stesso Pdl e stupisca il presidente stesso, primo fruitore della stessa?

Questi, interrogato dai cronisti, confessa stupito: «Non ne so nulla». Ed ancora: «Mi dovete credere, non ne so nulla».

Lasciando da parte il giallo parlamentare ed entrando nel merito della proposta di Vitali, il passaggio “inaccettabile” è quello in cui si prevede che il giudice, in presenza di un imputato incensurato e che abbia superato i 65 anni di età, sia obbligato ad applicare «sempre e comunque» le attenuanti generiche, e quindi la riduzione dei tempi di prescrizione del reato. Le attenuanti, inoltre, sempre secondo il discusso testo di Vitali, dovranno considerarsi prevalenti rispetto alle aggravanti nel caso in cui «per effetto della diminuzione della pena, il reato risulti estinto per prescrizione».

Dulcis in fundo, il giudice, già durante le indagini preliminari, sarà chiamato a pronunciare in camera di consiglio una «sentenza inappellabile di non doversi procedere».

Più che prevedibile dunque la reazione dell’Aula. La proposta di Vitali si guadagna infatti l’immediata censura del Pd. Dai banchi Democratici Donatella Ferranti bolla l’iniziativa come «sconcertante». Una proposta «costruita per risolvere i problemi giudiziari di Berlusconi, a partire dal caso Ruby i cui atti potrebbero essere resi nulli d’un colpo».

Scettica e con una punta di prevedibile cinismo la chiosa di Anna Finocchiaro: «Come volevasi dimostrare», esordisce la senatrice Democratica. «E’ una vergogna, che dimostra – dice la capogruppo del Pd al Senato – come la maggioranza parlamentare sia solo schiava delle necessità e delle paure del premier». E dello stesso avviso troviamo anche Antonio Di Pietro, per il quale in Parlamento si esaminano solo «quelle norme che servono a salvare Berlusconi dai processi e non a migliorare il sistema giustizia». «Si discute su come limitare l’uso delle intercettazioni – incalza l’ex pm – della prescrizione ad hoc per il presidente del Consiglio, del finto processo breve, della riforma della Corte Costituzionale e della riforma dell’azione penale e non dei problemi reali dei cittadini. Insomma invece di dare al comparto sicurezza mezzi e procedure che permettano di snellire realmente i processi e a far funzionare la macchina, il governo, come al solito, pensa agli affari suoi: vergogna!», condanna l’uomo di Mani Pulite.

Mesi e mesi di polemiche contro il Governo, accusato della paralisi del Parlamento, potrebbero ad ogni modo concludersi a “breve”. In casa Pdl non manca infatti un certo fermento ed il Cdm risponde accelerando sui temi della giustizia.

Tanta fretta si spiega con le “alte” teste che iniziano a cadere?

In questo giovedì si conclude infatti la vicenda giudiziaria dell’ex ministro Aldo Brancher, per il quale i giudici della quarta sezione della corte d’Appello di Milano confermano la condanna a 2 anni di reclusione per appropriazione indebita e ricettazione in relazione di 1 milione di euro nell’ambito della fallita scalata di Bpi ad Antonveneta.

Gli unici a commentare la decisione della corte sono ovviamente i legali dell’ex ministro, che parlano di «grande spirito istituzionale» del loro assistito.

Prima che anche altri siano costretti a dar prove “di grande spirito istituzionale” il Consiglio dei ministri straordinario potrebbe varare tempestivamente la riforma costituzionale della giustizia, o per lo meno avviare l’esame della bozza Alfano. L’agenda palesa l’urgenza che si avverte a palazzo Chigi, fissando l’analisi del testo del ministro già per giovedì 10 marzo alle 9,30.

Ma quella di Alfano è «una riforma coerente con gli interessi del presidente del Consiglio», e non dunque con quelli dei cittadini, rimarca Carlo Federico Grosso, docente di diritto penale ed ex vice presidente del Csm.

Federalismo, Regioni in trincea. Dopo il sì della Camera al fisco municipale, le Regioni chiedono al governo di far fronte in tempi «rapidissimi» all’accordo di metà dicembre sul federalismo fiscale, che ancora oggi non è che una dichiarazione d’intenti. Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, lancia infatti un ultimatum: «Il governo deve fare rapidissimamente fronte agli impegni che abbiamo condiviso», altrimenti «visto che il governo non ha ancora onorato i contenuti dell’accordo siglato nel dicembre scorso, l’intesa sul federalismo regionale per noi non c’è».

In base ai termini dell’accordo, il decreto sul fisco regionale andrebbe modificato con l’introduzione di una serie di disposizioni care ai governatori: la fiscalizzazione del trasporto pubblico locale (finanziamento del servizio tramite le accise sui carburanti) e la promessa di rivedere a partire dal 2012 i tagli da oltre 4 miliardi l’anno previsti nell’ultima manovra triennale, in particolare.

«Le Regioni vanno a questo incontro con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, con la piena disponibilità a costruire un quadro concertato di azioni che impegni tutta la Repubblica italiana» tenta poi più diplomatico Errani, al termine della conferenza Stato-Regioni. «Ascolteremo cosa il ministro avrà da dirci – conclude Errani – e poi faremo le nostre valutazioni».

La replica difensiva dell’esecutivo non tarda ad ogni modo a farsi udire: «Il problema sollevato da Errani non si pone – sostiene con forza Calderoli – il governo ha raggiunto un’intesa, con Regioni, Comuni e Province, sul decreto sul federalismo regionale e provinciale, ad una serie di condizioni che il governo intende rispettare completamente».

Le parole del ministro per la semplificazione normativa non sembrano però dissipare i timori dei governatori, che esprimono il proprio parere anche sul decreto relativo ai criteri per la localizzazione degli impianti nucleari: «La maggioranza delle regioni ha espresso un parere negativo. Solo 4 regioni ossia Piemonte, Lombardia, Campania e Veneto – chiarisce Errani – hanno espresso un parere favorevole». Errani inoltre fa presente quanto «rappresentato alla commissione di Vigilanza Rai» ovvero «la necessità di sensibilizzare i vertici Rai rispetto alla prospettata cancellazione della edizione serale dei telegiornali regionali». «Su questo tema abbiamo – segue il presidente delle Regioni – riscontrato interesse e sensibilità da parte di tutti i commissari. Si tratta di garantire il diritto all’informazione e in questo momento in cui si discute sulle necessità di un processo federalista si dovrebbe prevedere valorizzare e ampliare i notiziari regionali».

All’attacco (di) Fini. Per il governo ad ogni modo i problemi non finiscono con la discussione con le Regioni, né con le riforme sulla Giustizia. Ad incalzare sull’operato di questa legislatura è Gianfranco Fini.

Dal salotto di “Porta a Porta” la terza carica dello Stato tuona: «Il vero presidente del Consiglio è Bossi»; è lui il «dominus della maggioranza».

Berlusconi ha lasciato la nave senza nocchiero, in gran tempesta. Il premier, secondo il suo ex alleato e cofondatore di partito, sarebbe infatti in preda a «sindrome del complotto».

Con un rosso carminio Gianfranco Fini sferra l’attacco a Silvio Berlusconi, proprio dal suo palco privilegiato. Tratteggia l´identikit di un leader incapace di mettere a fuoco l´azione di governo sui problemi reali del Paese.

L’ospite non manca di difendere il soggetto dei suoi tanti successi editoriali, ed a più riprese il leader di Fli si ritrova costretto a difendere la propria condotta super partes.

Vespa torna a vestire i panni del giornalista che era un tempo. L’intervista è mordente, il battibecco non cessa neppure per un attimo. Che sia poi reale anche con i riflettori spenti non è dato sapere, ciò che è certo è che la puntata è un vero spettacolo. Il presidente del ramo basso del Parlamento arriva a rispondere a Vespa con un «lei offende la mia intelligenza».

I temi che si affrontano sono quelli che scottano sul piatto della politica italiana. Il conduttore non manca di far echeggiare nello studio televisivo l’accusa del Pdl: Fini è solo «un capofazione scatenato». E quella sul conflitto di attribuzione, ripete sempre Vespa, è una «mossa da azzeccagarbugli» e il presidente della Camera «non rispetta la terzietà del suo ruolo», dicono. Fini risponde rapidamente: «Sono fermamente determinato a far rispettare il regolamento e valutare, anche in ragione del fatto che non ci sono dei precedenti, quella che sarà l´opinione espressa dalla Giunta per il Regolamento». Quanto alla sua postazione in quel di Montecitorio non si dilunga nel ribadire un netto «Non mi dimetto». E rivendica il suo diritto a «esprimere posizioni politiche al pari di tutti i deputati».

Guardando poi a sé, agli ultimi 12 mesi, alla sua avventura politica, l’ex delfino di Almirante non può non fare un po’ di sana autocritica: è stato un errore aver «consegnato la storia della destra italiana» al Cavaliere. E su questi torna ad attaccare: «Ha perennemente bisogno di un nemico: un giorno sono i comunisti, un giorno i giudici, domani saranno gli alieni». E sul governo Fini non si dimostra certo più docile: l´esecutivo propone un federalismo municipale «che aumenta le imposte» e si tormenta sulla giustizia quando dovrebbe piuttosto occuparsi di giovani e Sud.
Ad ogni modo, dopo la «saggia» decisione di una proroga al federalismo, assicura che «non si voterà più quest´anno». E dunque «se la legislatura andrà avanti fino al 2013 come Berlusconi dice, perché non valutare se è possibile condividere una riforma partendo dall´assetto del nostro Parlamento?», propone il leader di Fli. La risposta però se la dà da solo: «Una riforma istituzionale comporterebbe una nuova legge elettorale e questa sarà la ragione per cui Berlusconi dirà di no».

Ginevra Baffigo

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