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L’intervento. Federalismo in salsa leghista, il sud reagisca F. Laratta

marzo 3, 2011 di Redazione 

Significa, data la concentrazione di ricchezze nel nord «motore econo- mico-produttivo del Paese» e la scelta, con la riforma, di «ridurre i trasferimenti dallo Stato» agli enti locali, un sud che avrà ancora meno risorse da gestire. E rischia il patatrac definitivo. Colpa anche sua: da decenni il nostro meridione è territorio (non solo, ma soprattut- to) di sprechi, «clientelismo, corruzione, malaffare». E una delle leve positive di un federalismo che non dimentichi la dimensione nazionale è proprio la cosiddetta “responsabilizzazione”: ognuno è “costretto” a reggersi sulle proprie gambe, e se non vuole cadere è obbligato, se non lo sta già facendo, a raddrizzare il proprio comportamento. Ma quello della Lega è un provvedimento punitivo. E soprattutto non costruisce nulla per il futuro. Continua a mancare (di) un progetto organico e complessivo per salvare e rifare grande l’Italia. Tutta. Anche per questo, appaiono ancora più gravi le responsabilità di un’opposizione che non sa rappresentare la faccia positiva della medaglia della nostra politica. Ci prova il deputato del Pd, che dalle colonne del suo giornale lancia questo appello ad una (ri)presa di coscienza di un Mezzogiorno dalle potenzialità straordinarie, che sta solo a lui – e ad un governo centrale finalmente responsabile – sfruttare e realizzare. In attesa che anche «a Roma» cambino regime (in tutti i sensi). di FRANCO LARATTA*

Nel disegno, il parlamentare Democratico

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di FRANCO LARATTA*

Più risorse al nord e meno trasferimenti dello Stato a Regioni, province e comuni del sud.

Nord d’Italia sempre più motore economico-produttivo del Paese, centro di ingenti investimenti pubblici destinato ad infrastrutture moderne ed efficienti. Al sud solo le briciole ed i resti!

Ecco il Federalismo fiscale voluto dalla Lega.

La Camera, dopo il Senato, ha concesso la fiducia al Governo sul federalismo municipale. In attesa del quinto decreto sul federalismo regionale che arriverà presto.

Il tutto significa una sola cosa: come ridistribuire le risorse finanziarie del Paese nei territori. Tradotto ancora più volgarmente: investire quasi tutta la ricchezza del Paese verso le regioni del nord. Così ha voluto Bossi da vent’anni a questa parte; così ha concesso Berlusconi che di Bossi ha bisogno per sopravvivere fino al 2013 e per non finire nei guai giudiziari.

Gli elettori del centrodestra sapevano benissimo che votare per il Pdl significava accettare e condividere il federalismo leghista, tutto in chiave antimeridionale. Lo sapevano benissimo, ora non possono far finta di non avere capito. Ed infatti deputati e senatori del sud eletti nelle liste del centrodestra, non hanno avuto alcun dubbio nel votare i quattro decreti bossiani, e si apprestano con gioia a votare il quinto. E poi il federalismo è servito.

Detto questo, dobbiamo chiederci, che cosa faranno ora le regioni meridionali. Cosa intenda fare Scopelliti che avrà molte più difficoltà nel governare, e con lui gli altri governatori meridionali.

Una cosa è certa: il sud paga 30 anni di ritardi nella gestione dei territori. Ritardi, inadeguatezze, corruzione, becero clientelismo, hanno caratterizzato la gestione di Regioni ed Enti locali del sud, sia di centrodestra che di centrosinistra. Non tutti e non sempre, ma in troppe realtà, i governi del sud sono stati negativi, hanno impedito al sud di crescere e di svilupparsi, stando al passo con i tempi. E non si può dire che siano mancate le risorse finanziarie: ancora oggi la Regione Calabria si dimostra del tutto incapace di spendere, e di spendere bene, i fondi comunitari. Una cosa che grida vendetta.

Al sud è mancata una moderna e forte classe dirigente, sia politica che burocratica. Sono mancate idee moderne e coraggiose, un’imprenditoria vera, una società civile coraggiosa.

Che fare ora? Se il sud non tira fuori il meglio di sé, è sicuro che sotto i colpi del federalismo leghista è destinato a morire. Le regioni del sud devono trovare la forza per creare una sorta di cooperazione, se non addirittura di una vera e propria federazione delle regioni meridionali, in modo da gestire in piena sinergia le materie più delicate dello sviluppo economico, del turismo, dell’agricoltura, dell’ambiente del Mezzogiorno. Parlammo di questa ipotesi all’incirca tre anni fa a Roma, in un confronto promosso da Florindo Rubbettino con una trentina di giovani industriali meridionali. Tutto bene, tutti d’accordo, ma poi….quello che è successo al Governo nazionale è cosa nota a tutti. Detto in poche parole: del sud e del suo futuro non gliene è fregato nulla ai governanti del Paese, in tutt’altre faccende affacendati!

Il sud e, per quanto mi riguarda, la Calabria in particolare, deve liberarsi da quelle zavorre che finora hanno frenato ogni possibile crescita: clientelismo, corruzione, malaffare, rapporto criminalità-imprese-politica, arretratezza politica e sociale. Deve tirare fuori le sue energie migliori, le sue ricchezze (nascoste) mai veramente sfruttate, la sua grande capacità di resistere e sopravvivere anche nei momenti peggiori. Un sud che si liberi dalla sua inettitudine, dal piagnisteo esasperato, dall’autoflagellazione, dall’indifferenza. Una Calabria che sappia cosa vuole diventare da grande!

Il sud ha bisogno di credere in sé stesso e nelle sua immense potenzialità. Deve ricominciare daccapo. Deve investire di più e meglio le risorse che ha ancora a disposizione, che sono tante, deve decidere quale ruolo giocare per il prossimo futuro nel Paese e nel Mediterraneo.

Il nord da solo non va da nessuna parte. Questo lo sanno anche al nord. Servirà a poco il federalismo fiscale se sarà travolto dalla corruzione, dalla criminalità, dall’egoismo, dal malaffare. Senza il sud, non solo non si salva l’Italia, ma affonda anche il nord.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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