Top

Diario politico. (E) il futuro (dell’Italia) (?) Sì alla fiducia sul federalismo municipale Ma senza un ritrovato orgoglio nazionale il sud va (a picco), e il Paese si disgrega E poi stop agli incentivi sulle rinnovabili No a sprechi ma piano di sviluppo dov’è? Una strategia comunque governo ce l’ha
E’ la

marzo 3, 2011 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Passa il decreto che assegna (“restituisce”) ai comuni alcune facoltà fiscali sul quale il governo aveva apposto la questione di fiducia. Un provvedimento che, preso di per sé, dice poco e non necessariamente in chiave negativa. Ma come il giornale della politica italiana scrive da settimane, una spinta in senso federale – sia pure, per ora, molto contenuta – che non sia organicizzata ad un piano complessivo per la costruzione del futuro del Paese che preveda anche un recupero delle motivazioni del nostro stare assieme e consenta uno sviluppo dell’Italia in quanto tale (nel suo complesso), rischia di rappresentare solo un passo – senza responsabilità generale - verso quella ulteriore divaricazione “sentimentale” tra nord e sud che accentuerà la dispersione delle nostre energie per salvare e rifare grande – in un unico tempo – la nostra nazione. Sebbene la responsabilizzazione – “particolare” – nell’utilizzo delle risorse di ciascuna area del nostro Paese possa, se inserita appunto in quel piano organico, essere buona cosa. Così come un maggior controllo sui contributi per le rinnovabili. Ma, come sopra, solo se la direzione di marcia è quella del potenziamento (rigoroso): le energie pulite sono il futuro del nostro Paese, e intervenire solo in senso limitativo significa compiere una scelta retrograda e reversiva – che va incontro alle esigenze di una lobby energetica come appunto quella nucleare - che pagheremo tutti a caro prezzo (in tutti i sensi) tanto più quanto più tempo verremo allontanati da uno sviluppo (del settore) che ci dia modo di sfruttare appieno le nostre potenzialità (in questo senso) e di avviare una politica economico-ambientale che non sia piegata ad interessi particolari ma serva a fare (solo) il bene del Paese (e non soltanto). Il racconto, ora, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

Nella grafica, Silvio&Sarko, all’età della pietra del mondo moderno, torna(no) al nucleare con un grande regalo da parte nostra alla Francia (come con Alitalia) e nessun sviluppo (vero) per il nostro Paese

-

di Ginevra BAFFIGO

I fazzoletti verdi esultano in Aula e spiccano convenientemente anche dal taschino del presidente del Consiglio. E’ il giorno della fiducia al governo sulla risoluzione di maggioranza relativa al testo sul federalismo fiscale municipale e, dopo una giornata di intense trattative, si arriva ad un 314 per i sì, 291 per i no e 2 astenuti. A Montecitorio è vittoria per il Carroccio. O no?Il 314 si ripresenta e permette la vittoria, anche questa volta, sul filo di lana. Berlusconi minimizza: «Sono tranquillo, sapevamo che c’erano alcuni malati e due in missione. Altrimenti saremmo a quota 322». Ma, purtroppo per il premier, anche la “matematica politica” non è un opinione: in realtà i voti mancanti sono stati solo 5, e quindi, anche se fossero stati tutti presenti, la maggioranza sarebbe stata di 319 voti e non 322. Una vittoria strappata dunque, che non dissuade però da gesti di giubilo. Passata la fiducia, «Maroni mi ha preso il fazzoletto e l’ha messo nel taschino di Berlusconi» racconta il deputato leghista Giacomo Stucchi.

Stranamente non si abbandona ai festeggiamenti il padre della “giusta” battaglia del federalismo. Umberto Bossi ammette: «La perfezione non esiste», ma quella sul fisco municipale «è una buona legge». Incassata questa vittoria però è più probabile che si stacchi la spina alla legislatura?

Bossi, ancora una volta, guarda prosaico all’oggi: «Noi vogliamo completare il federalismo, poi vediamo. Restiamo con in piedi per terra». Più politica la risposta sull’alleanza con Berlusconi: «Per adesso tiene». Lungi dal Senatùr un atteggiamento sibillino, subito arriva la rassicurazione per il premier: «Berlusconi è stato l’unico a darci i voti per il federalismo. Gli altri mi hanno detto “Fai saltare il miliardario e domani ti votiamo il federalismo”, ma Berlusconi i voti in Bicamerale me li dava subito. Non ci possono chiedere di mettere a repentaglio un risultato acquisito».

Ma proprio dagli “altri”, di cui parla il leader dei Lumbard, prima del voto c’è stata una dichiarazione d’intenti che potrebbe cambiare l’atteggiamento di Bossi. Ed infatti, interrogato sul messaggio di Bersani, la monolitica alleanza Bossi-Berlusconi vacilla: «Se uno accetta di far pace vota a favore, poi può essere che si aprono degli spazi…».

L’intervento di Bersani. «Cara Lega – è l’esordio del segretario Democratico – non venite a raccontare che reggete Berlusconi per fare il federalismo. Noi vi garantiamo che il processo federalista va avanti anche in diverse condizioni politiche. Se volete reggere il moccolo al miliardario, se volete mettere il Carroccio al servizio dell’imperatore, non trovate scuse».

Il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, apre così ai leghisti, dichiarando alla Camera il voto contrario al federalismo fiscale municipale. «Ci state facendo perdere la faccia davanti al mondo. State uccidendo gli anticorpi dello spirito civico di questo paese», alza il tiro Bersani guardando ai banchi della maggioranza.

«Ve lo dico io perché è stata messa la fiducia sul provvedimento e si sta andando cosi alla svelta – attacca ancora il segretario Democratico – perche la Lega sente che i tempi stringono e vuole portare a casa la bandierina comunque sia e Berlusconi sente che i tempi stringono, gli servono voti per i suoi processi ed è disposto a concedere quella bandierina». Una bandierina per la quale nessuno sembra storcere il naso, visto che i voti della Lega, con un esecutivo moribondo, allettano anche gli insospettati.

Quindi, diretto alla Lega, Bersani rivela l’intenzione troppo a lungo a taciuta: «State facendo deragliare una grande riforma per la quale serve un filo logico». Il Pd, rimarca il segretario, «è disposto a fare il federalismo fiscale: se è fatto bene lo votiamo, se si fa un pasticcio votiamo contro. Questo decreto sul federalismo municipale, al di là delle vostre favole, è un pasticcio. E allora votiamo contro il decreto e la fiducia».

Se Bersani per necessità guarda benevolo alla “cara Lega”, anche la Lega non si può dire che non ricambi con uno sguardo insolitamente docile. Bossi risponde immediatamente alla provocazione di Bersani: «Non precludo mai niente ma la sinistra si è rovinata la faccia davanti alla gente». Bersani – aggiunge poi il ministro delle Riforme – ha «la libertà di dire ciò che vuole, però io fossi stato a sinistra avrei partecipato» al varo del decreto.

Prossima fermata: federalismo regionale. Per il ministro delle Riforme il fisco municipale è «un giro di mattoni in più, siamo quasi al tetto. Ora abbiamo iniziato anche il federalismo regionale». Dunque, «arriva la parte più difficile» riconosce il Senatùr. Dopo il fisco municipale, Bossi guarda infatti al prossimo decreto legislativo, quello sul fisco regionale e provinciale con la complicata partita dei costi standard della Sanità.

Il governo avrà però bisogno di più margine per l´esame di decreti che, in termini di tempo, si tradurrà in una proroga di quattro mesi: non più entro il 21 maggio ma fino al 21 settembre. Tra le norme da rivedere spiccano quelle sui premi e le sanzioni per gli enti locali virtuosi o meno, ad esempio. E ancora, e soprattutto, la norma sulla perequazione infrastrutturale, una parte del Piano per il Sud, che contiene misure in favore del Mezzogiorno.

Per ottenere la fiducia, l’esecutivo ha infatti dovuto rispondere all’aut aut di Micciché, che nel pomeriggio aveva minacciato un irremovibile “no” al federalismo municipale, impuntando i piedi sul disegno di legge relativo alle energie rinnovabili di Paolo Romani, sul quale anche il ministro dell´Ambiente, la siciliana Stefania Prestigiacomo, chiede modifiche.

Al centro della polemica, spiega Marco Pugliese, vi è il tetto massimo di 8.000 MW per gli incentivi al fotovoltaico, soglia oltre la quale nessun altro nuovo impianto godrebbe delle agevolazioni statali. «Il de profundis per l’intero settore del fotovoltaico in Italia» chiosa Pugliese. Ad ogni modo, secondo i dati del Gestore dei Servizi Energetici (Gse), gli impianti già installati in Italia hanno raggiunto i 7000 MW. Se, come è previsto, entro il prossimo giugno verranno installati i nuovi impianti per la produzione di 1000 MW, il comparto del fotovoltaico in Italia dovrà verosimilmente chiudere i battenti. «Definire allucinante una cosa del genere – segue dunque Pugliese – non è una forzatura, né un eufemismo, siamo di fronte ad un’assurdità legislativa, anche perché se l’intero settore dovesse fermarsi questo comporterà non solo la morte di molte aziende, ma un ricorso massiccio alla cassa integrazione, con notevole aggravio dei costi sostenuti dallo Stato».

Ad ogni modo, a fine giornata, il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, con delega al CIPE, e leader del movimento “Forza Sud”, torna ad allinearsi sul sì e consegna la fiducia al governo. In aiuto al centrodestra, anche l´Mpa di Lombardo, finora all´opposizione, che sul federalismo sceglie di non partecipare al voto.

Una “convergenza” siciliana che salva i Lumbard?

Una convergenza siciliana che però indebolisce le opposizioni. A Montecitorio si perde infatti l’appoggio di Lombardo, ora a un passo dalla spaccatura. Dopo una serie di riunioni, il partito del governatore siciliano Raffaele Lombardo avrebbe deliberato per l’astensione alla Camera sulla fiducia alla risoluzione sul federalismo municipale. Avrebbe, perché in realtà la spaccatura è imminente: l´astensione non sarebbe altro che il risultato di un estremo tentativo di mediazione per evitare la frattura interna. Da una parte, troviamo infatti Ferdinando Latteri e Roberto Commercio, dall´altra Angelo Lombardo e Carmelo Lo Monte, con i primi che, passata la tormenta, vorrebbero rientrare nei ranghi della maggioranza, e gli altri attestati sulla linea del Terzo polo, di cui attualmente gli autonomisti fanno parte. Al di là delle vicende interne all’Mpa, le opposizioni si dimostrano comunque solide sul “no” ad un provvedimento che giudicano poco federalista ed in grado di far lievitare la pressione fiscale. «Fermatevi, fermatevi fermatevi – incalza Bersani in Aula – altrimenti la riforma deraglia». «Se volete scambiare il guscio vuoto della riforma con il sostegno a Berlusconi per i suoi processi noi lo andremo a dire in tutti i posti». Questo «non è federalismo», rimarca poi il leader dell´Udc, Pier Ferdinando Casini, è solo «uno spot della Lega e sfascia il Paese». Segue ancora Fli, con il neo-capogruppo Benedetto Della Vedova che chiosa come «dannosa» la riforma del Carroccio.

Ginevra Baffigo

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom