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L’editoriale. L’opposizione o detta l’agenda o non esiste di Ciuenlai

marzo 2, 2011 di Redazione 

Finché il centrosinistra passerà il proprio tempo a reagire, stupito, alle mosse del presidente del Consiglio la partita – politica ed elettorale – nemmeno comincerà. E Berlusconi perderà (?) consenso solo per le proprie autoreti. In altre parole, da ormai diverso tempo il Cavaliere fa e disfà, fa tutto da sé. In mancanza di una strategia che parta dal concepimento di un progetto organico e complessivo per la costruzione del futuro dell’Italia, frutto magari anche dell’assunzione di responsabilità di una leadership – come quella compiuta da il Politico.it, o da Veltroni – finché i Democratici e i loro alleati non avranno un’idea di fondo dalla quale far discendere le azioni e le intuizioni della battaglia quotidiana per la costruzione del nostro domani – perché questo, e non eternare una classe dirigente, è il senso della politica – il Cavaliere non avrà rivali. E, purtroppo, nemmeno l’Italia. Perché continuerà a stare in fondo alla classifica. La retrocessione – leggi: il declino ineluttabile – attenzione, è ormai vicina. di CIUENLAI

Nella foto, il segretario del Pd: «Io?, devo dettare l’agenda?»

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di CIUENLAI

Sono ormai alcune settimane, dopo il fallimento della spallata – ma anche prima – che l’azione delle opposizioni parlamentari è fatta di ohohoh, di ahahah e di ihihih. Cioè di stupore. Ogni dichiarazione di Berlusconi viene accolta con l’ennesima serie di “Non è possibile”, “bisogna fermarlo”, “è pericoloso”. Ma dietro queste esternazioni fatte con un po’ di rabbia, un po’ d’invidia e un po’ di incredulità, c’è una amara verità. Le minoranze parlamentari, con in testa il Pd, non hanno una strategia e vivono alla giornata. Il capo del Governo e la Lega hanno un’agenda precisa di sue priorità, che impongono al Paese, al Pd e anche a Di Pietro. Non c’è una volta che Bersani riesca a tirare fuori qualcosa che costringa Berlusconi ad inseguirlo a confrontarsi con una visione diversa delle cose.

Dopo la mancata sfiducia, siamo alla disperazione. C’è chi parla di Aventino con le dimissioni in massa dei parlamentari di opposizione, chi chiede un ostruzionismo permanente e chi si affida al refendarismo come soluzione estrema. Sono tutte cose che si possono anche fare, ma se sono slegate da un progetto organico e complessivo e alternativo al modello di società proposta e perseguita dal centrodestra italiano, rischiano di fare la fine delle famose cattedrali nel deserto.

L’opposizione è un mestiere composito che, messo a fuoco un programma comune, si gioca alla Camera e al Senato, in tutte le istituzioni locali, nelle città, nei paesi, nelle piazze, nelle sale, nei mercati, tra chi lavora e chi l’ha perso, tra le donne, tra i giovani, tra gli studenti, tra i precari, tra le professioni e soprattutto sui mezzi di comunicazione. L’opposizione è un martello che batte il ferro tutti i giorni, che ricorda alla nazione intera che un’altra Italia è possibile. L’agenda va dettata, non subita. Solo quando anche dalla maggioranza si alzeranno degli ohohoh, ihihih e ahahah, si potrà pensare che la partita è cominciata sul serio. Adesso siamo solo alle esibizioni di un globtrotter con degli sparring partners.

CIUENLAI

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