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Europa ha stessi obiettivi de il Politico.it Nuovo sistema-Paese fondato su 3 chiavi Innovazione/formazione continua/scuola Scrivevamo già nel febbraio d’un anno fa Mentre l’Italia resta (ancora) allo sbando

marzo 1, 2011 di Redazione 

L’editoriale di Matteo Patrone del 5 febbraio 2010 – più di un anno fa! – anticipava di fatto, applicati alla nostra nazione, i contenuti della strategia Europa 2020 messa in campo dall’Unione europea. Del resto se ne stanno accorgendo tutti, che la strada dello sviluppo nel Vecchio Continente passa per la specializzazione e la produzione di qualità, e un massiccio intervento-collegamento dell’università e della ricerca in questo senso. Tutti, tranne il governo (ma anche la vecchia opposizione) del nostro Paese. Che ci lascia allo sbando. Quando basterebbe poco per avere buone chance di rimettere, in modo stabile e duraturo, in moto la nostra economia. Ma non con interventi-tampone – quelli proposti anche dal segretario del Pd, che vuole dare «un po’ di lavoro» e basta – bensì con un completo ribaltamento di piano che faccia dell’innovazione la nostra nuova stella polare. il Politico.it continuerà a lavorare perché ciò possa avvenire al più presto. Cominciamo subito, con lo studio di una risoluzione applicativa del Parlamento europeo affidata alla penna sapiente del nostro giovane esperto di diritto del lavoro.
di RICCARDO MARAGA

Nella foto, la bandiera del Vecchio Continente

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di RICCARDO MARAGA

Lo scorso 17 febbraio il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione sull’attuazione degli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione.

L’attenzione rivolta dal Parlamento Europeo alle tematiche sociali e del lavoro dimostra, ancora una volta, come il Parlamento, spesso ancor più della Commissione o del Consiglio, stia svolgendo un ruolo essenziale nella costruzione di una vera Europa sociale che vada oltre la sua connotazione ancora troppo economia e monetaria.

Tra i considerando della risoluzione è possibile scorgere la strategia delineata dal Parlamento Europeo nell’affrontare le sfide lanciate dalla crisi economica e dalla conseguente necessità di attivare un’immediata ripresa dell’occupazione e della crescita, senza lasciare indietro nessuno e promuovendo innovazione e ricerca.

La risoluzione si pone del tutto in linea con gli obiettivi programmatici della strategia Europa 2020, nei confronti della quale, anzi, l’organo elettivo reclama un maggior ruolo ed un maggior coinvolgimento.

Il provvedimento parlamentare ribadisce la necessità urgente di intensificare gli sforzi a tutti i livelli, con il coinvolgimento delle parti sociali e degli altri soggetti interessati, per garantire che gli orientamenti sull’occupazione siano correttamente applicati al fine di accrescere la partecipazione al mercato del lavoro, sviluppare una manodopera qualificata e migliorare la qualità e le prestazioni dei sistemi di istruzione e di formazione.

Alle preoccupazioni di ordine economico, che attengono alla necessità di aumentare la produttività e la competitività del sistema industriale puntando sulle energie rinnovabili, sull’efficienza energetica, sull’innovazione, la ricerca e lo sviluppo, si affiancano sempre le preoccupazioni di carattere sociale: lottare contro la povertà e l’esclusione sociale; prestare particolare attenzione a specifici sottogruppi, come i giovani, le donne, le persone con disabilità e i lavoratori anziani; coinvolgere nell’attuazione di tali obiettivi le parti sociali, sia a livello europeo che nazionale, promuovendo attivamente il dialogo sociale; assicurarsi che i sistemi di protezione sociale, fondamentali nella stabilizzazione dell’economia, continuino a fornire un sostegno adeguato e a svolgere la loro parte nel salvaguardare e nel migliorare le competenze e l’occupabilità, in modo che il capitale umano possa essere conservato e valorizzato e si sfrutti appieno la ripresa.

Spiace notare come le iniziative promosse dall’ordinamento comunitario per uscire rafforzati dalla crisi siano del tutto disattese dal nostro Governo nazionale che si sta discostando sempre di più dagli obiettivi della strategia Europa 2020 e sta allontanando il nostro Paese dall’Europa migliore.

La strategia Europa 2020, ben interpretata dalla risoluzione del Parlamento Europeo, mira ad aumentare i livelli di occupazione attraverso la qualità e la specializzazione puntando tutto su formazione continua, istruzione, riduzione dell’abbandono scolastico e sinergia scuola-lavoro.

Il nostro Governo, al contrario, ha colpito duramente il sistema scolastico ed universitario con una politica di tagli lineari volta unicamente a risparmiare sui costi senza incidere sulla qualità dell’offerta formativa. Proprio in queste ore il presidente Berlusconi ha addirittura attaccato frontalmente il sistema di istruzione pubblica.

La strategia europea, inoltre, punta alla valorizzazione della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo al fine di far progredire la capacità innovativa del sistema e gli investimenti privati in tale ambito. L’obiettivo è trasformare le idee innovative in prodotti competitivi nei mercati internazionali. Il nostro governo ha, al contrario, tagliato gli investimenti in ricerca ed innovazione, che già si classificavano agli ultimi posti nel contesto comunitario.

Stesso discorso vale per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica.

Discorso a parte merita, poi, il piano sociale. Se l’Europa si preoccupa di rafforzare l’inclusione sociale e la lotta alla povertà, nel nostro Paese manca una seria politica dei redditi, bloccati da anni e depauperati sensibilmente del loro potere d’acquisto.

La forbice della diseguaglianza sociale sta aumentando a dismisura e, di fronte a tale allarme, il governo ha ridotto di oltre il 73%, nell’ultima finanziaria, la spesa sociale rispetto all’ultima finanziaria del governo Prodi.

Il sistema di protezione sociale, come spesso ricordato, nel nostro Paese appare spesso inadatto a fornire tutela ai “nuovi” lavoratori, plasmato, com’è tuttora, intorno alla figura tipica del lavoratore subordinato. L’aliquota contributiva dei lavoratori atipici è notevolmente inferiore a quella dei lavoratori standards con evidenti ripercussioni sul trattamento pensionistico futuro in regime contributivo.

Per non parlare poi del valore del dialogo sociale e della coesione sociale e territoriale.

Il primo è del tutto sconosciuto al nostro Governo che ha affrontato la crisi nella sua totale latitanza (basti pensare all’assenza per mesi del ministro per lo Sviluppo Economico).

Questo Governo ha perseguito l’obiettivo della divisione del mondo del lavoro, dell’intervento fazioso rinunciando al proprio ruolo di cerniera tra le istanze datoriali e quelle dei lavoratori.

Il risultato è che il sistema Italia, a differenza di quanto auspicato dalla strategia Europa 2020, non ha “fatto squadra”, gli interessi particolari dei singoli gruppi non sono stati ricondotti in un quadro organico d’insieme. Ne siamo usciti tutti più deboli.

La risoluzione del Parlamento europeo e la strategia Europa 2020 indicano un percorso ambizioso ma percorribile per uscire dalla crisi più forti, con un sistema nel suo complesso più maturo, pronto ad affrontare le sfide della globalizzazione e della competitività, ma nello stesso tempo, più coeso, con meno diseguaglianza e più inclusione sociale.

Il nostro Governo sta operando in tutt’altra direzione allontanando sempre di più il nostro Paese dall’Europa che conta e disgregando il tessuto vivo della nostra società, sia sul piano sociale che su quello territoriale.

L’auspicio è uscire presto da questa fase di stagnazione e ritrovare quel sano spirito progressista ed europeista che riporti la politica ad occuparsi autorevolmente del nostro futuro cogliendo le sfide difficili ma entusiasmanti della strategia Europa 2020.

RICCARDO MARAGA

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