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Sinistra smetta d’appropriarsi dei simboli Prima Resistenza, oggi festa “comunista” Poi Costituzione, ora quasi un ‘manifesto’ Adesso scuola pubblica, chiave di futuro Domani magari anche (nostro) tricolore? Il Pd proponga e non faccia il sindacato Destra, non provocata, li faccia pure suoi

marzo 1, 2011 di Redazione 

Non c’è un’«Italia migliore» rispetto a quella che comprende anche i milioni di persone che in questi anni hanno votato Berlusconi, non c’è una Italia che vivrà il futuro e dovrà salvarsi e rifarsi grande, e un’altra che chissà che fine avrà fatto; ci saremo (ancora?) tutti, dopo Berlusconi, e dovremo lavorare insieme per riportare il nostro Paese nella posizione che gli compete nel mondo, quella di culla della civiltà. A questo fine tutti devono assumersi la responsabilità di dare il proprio contributo. I berlusconiani saranno liberati dall’”obbligo” di abbracciare una tensione (in tutti i sensi) di parte, imposto dalla leadership, dal leaderismo e dal populismo del presidente del Consiglio. Qualcuno insisterà, ma ecco dove si inserisce il contributo che dovrà venire, invece, dalla sinistra. Per dimostrare di essere effettivamente la parte più onesta e responsabile della nostra nazione, la sinistra, e i Democratici – che hanno più responsabilità degli altri – in particolare, dovranno smettere di usare i simboli della nostra unità come bandiere di parte. Il moto di ribellione e di liberazione dal nazifascismo ha portato alla libertà e alla democrazia di oggi, che tutti vivono, e tutti devono essere messi nella condizione di riconoscersi nella Resistenza, che è un dono fatto dalle persone più oneste e responsabili dell’epoca a tutti gli italiani – anche se in tempi di guerra, civile e non, fu inevitabile che le divisioni ci fossero e fossero sanguinosamente marcate; ma oggi non più – come oggi gli eredi di quelle donne e di quegli uomini – tra i quali comunque ci furono anche molte persone oggi di destra, o i cui eredi naturali sono oggi di destra – devono permettere di festeggiarlo a tutto il Paese, ad esempio abbandonando l’abitudine di scendere in piazza con bandiere di parte (politica di oggi), e portando piuttosto tutti il tricolore. La destra, naturalmente, se lo può fare, faccia la sua parte per fare della Resistenza un patrimonio riconosciuto da tutto il Paese. La Carta è il fondamento della nostra democrazia, e se non è ancora entrata nel “sangue” degli italiani, un ruolo decisivo perché ciò avvenga ce l’ha quella parte più naturalmente disposta a rispettarla, che deve promuoverla e non brandirla, evitando di trasformarla nel manifesto di una (la propria) parte (appunto). Oggi Berlusconi attacca la scuola; ma domani Berlusconi non ci sarà. In vista di allora, la sinistra eviti di tirare anche la scuola pubblica nella propria riserva indiana, promuovendo – invece di scendere in piazza in sua difesa – un progetto per rilanciarla che possa essere condiviso in quanto semplicemente onesto e responsabile, e nell’interesse della nostra nazione. Se poi voleste farci un regalo ulteriore, non costringetevi in recinti che non hanno più senso. Se oggi Bersani la pensa come Fini, e viceversa – perché se la destra è «identità nazionale, merito, sicurezza, giustizia sociale» non si capisce in cosa la sinistra dovrebbe essere tanto diversa, e perché – non imponetevi di dividervi, ma occupatevi solo di proposte, testando così sul campo – e non politicisticamente – la possibilità d’intese. Abbiamo un unico compito, che è salvare e rifare grande l’Italia. Non salvare la sinistra e la destra – che sono, o dovrebbero essere, solo strumenti e al limite punti di riferimento ma dai quali muovere responsabilmente progetti concreti per la costruzione del nostro futuro – ma (“soltanto” – ?) l’Italia. E l’Italia è una e una sola. Se anche «indivisibile», dipende un po’ da noi.

Nella foto, il simbolo della nostra nazione

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