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Attenzione perché mondo sta cambiando Comincia una nuova fase di “rivoluzioni” La nostra sarà (di nuovo) quella culturale Antico non “fossile” ma chiave del futuro Torniamo a indicare la strada della civiltà

marzo 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Vivaddio, il (nostro – ?) dibattito pubblico è passato (? Non ancora sufficientemente) dalle nostre amenità autoreferenziali a, se volete, i temi che riguardano il domani dell’umanità: l’approvvigionamento energetico, nella declinazione del nucleare e del suo potenziale distruttivo dell’intero pianeta (e dell’umanità stessa); la democrazia, modello che l’occidente propaga (“esporta”) molto meglio con la cultura (attraverso la comunicazione) che non con le bombe. Ma che, laddove le resistenze dell’integralismo sono maggiori, richiede l’uso della forza. In questi giorni è circolata spesso la battuta secondo cui non ci sarebbe differenza tra il guerrafondaio Bush, “esportatore” di democrazia (?) con le armi e il presunto pacifista-premio Nobel per la Pace Obama. La differenza – oltre al “piccolo” particolare che la missione è “difensiva” nei confronti dei “ribelli”, e non offensiva. Ma quand’anche l’iniziativa cambiasse, sia pure entro certi limiti che ora vedremo – è che in Iraq non c’era nessuna richiesta di massa di democrazia, in Libia sì. E la ragione è che si è già compiuta una rivoluzione culturale, consentita da internet e dalla contaminazione dei nostri modelli (migliori). Ciò significa che Tripoli non ha niente a che vedere con l’Iraq, e nemmeno con l’Afghanistan; perché sono le masse a volere l’autodeterminazione e la democrazia, e ciò rende qualsiasi intervento esterno di sostegno un intervento, appunto, di supporto e non l’ingerenza che possono immaginare solo altri dittatori capaci di riconoscersi in Gheddafi (come Putin, non a caso subito rintuzzato da Medvedev). Non a caso (ancora) alla notizia che la coalizione avrebbe mandato i propri caccia i cosiddetti “ribelli” hanno esultato, cosa che non era mai avvenuta di fronte alle bombe degli americani in medioriente (anche perché là non c’erano “ribelli”; non, almeno, in questo numero e dimensione popolare). Il rischio, piuttosto, è che gli effetti collaterali di un intervento appunto doveroso e “giusto” (o, meglio, giustificato) – nella misura in cui rimane difensivo o di supporto, sempre, a ciò che il popolo libico aspira ad avere (per quanto sia difficile stabilire cosa voglia il popolo, definire i confini del popolo di fronte ad una – parte di – guerra civile, sia pure mentre il maggiore potente di un Paese colpisce senza pietà i suoi connazionali rivoltatisi in evidente stato di inferiorità dal punto di vista “militare”) – possano generare quella deriva nazionalistica che abbiamo denunciato ieri per primi. In questo contesto, con le rivoluzioni da un lato, e il rischio di una deriva dall’altro, ciò che serve, urgentemente, è un ritorno ad una dimensione etica e filosofica di cui, ancora, il Politico.it ha parlato prima di ogni altro. E’ qui, molto più efficacemente che in chiave militare, che l’Italia può riavere la propria leadership, compiendo la necessaria rivoluzione culturale e mettendosi così nella condizione di generare nuova civiltà. Con l’ispirazione necessaria che gli antichi, i classici – come nel Settecento – possono offrire a partire dal loro modello di democrazia e di civiltà, per un possibile nuovo Rinascimento che dal nostro Paese contagi il mondo intero, accompagnando e consolidando quegli aneliti rivoluzionari e rilanciando la pace in occidente (e non solo). Da dove partire? Dalla cultura che torni ad essere il nostro ossigeno, appunto, e, con essa, da una democrazia (sempre più) diretta in cui la società si faccia politica che favorisca la (stessa) rigenerazione (culturale) e stemperi le tentazioni nazionalistiche maggiormente tossiche. Verso un’umanità che conosca, alla fine, quella libera circolazione, nell’assenza di confini (interni), che segnerà la democrazia (universale) del futuro. Read more

“Gli antipartitocratici”, di Giulia Innocenzi
Libia, se il governo è in stato confusionale

marzo 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Smentito dai piloti, il presidente del Consiglio aveva sostenuto che i no- stri Tornado, nell’azione per fermare Gheddafi, non avrebbero sparato. Ma poterlo fare è una conditio sine qua non per assicurare quella no-fly zone la cui costruzione è l’obiettivo della missione. Dalla disponibilità iniziale a “fare ciò che saremo invitati a fare”, fino al voltafaccia (di fatto si tratta di questo; doppio: prima nei confronti di Gheddafi, e poi) rappresentato dal “rammarico” (per il dittatore libico), il nostro esecutivo mostra di non sapere che pesci pigliare. E quindi di non poter esercitare alcuna leadership. Della cui assunzione da parte dei france- si ci lamentiamo. Ma se il protagonismo di Sarkozy è strabordante e rischia di portare l’operazione su sentieri di (una) violenza non contemplata e dagli effetti imprevedibili, e di alimentare un “riarmo” nazionalistico – come denunciato ieri da il Politico.it – la colpa è anche di chi, più “vicino” (in tutti i sensi?) alla Libia (di tutti), ha oggi una guida che non si dimostra tale. di GIULIA INNOCENZI Read more

***Il commento***
GUERRA E NUCLEARE FAVORISCONO LA SINISTRA
di LUIGI CRESPI

marzo 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il meno cinico tra i giornali italiani – il Politico.it – non si metterà a fare i conti delle (semplici) ricadute interne proprio di fronte all’emergere di fenomeni che vanno oltre le nostre (ancora) provinciali questioni “nazionali”  (o meglio autoreferenziali) e ci interrogano – anche se in modo imprevisto, impattante e duro – sul nostro futuro, promettendo di favorire cambiamenti radicali, vedremo se e quanto “positivi” (il che si potrà giudicare solo storicamente). E tuttavia, così come in Francia Sarko crolla (non solo naturalmente per il Giappone e la Libia, “venuta” nelle stesse ore del voto) e in Germania i Verdi tornano a volare, le vicende di queste ore hanno un effetto anche sulla nostra politica (politicante di oggi; ma non solo). E, in particolare, con un esecutivo legato a doppio filo al nucleare e in queste ore titubante di fronte alla crisi libica, possono aprire delle praterie ad un centrosinistra, e ad un Pd in particolare, che sappia- no rappresentare l’altra opzione per il governo e per la costruzione del futuro dell’Italia. Vedremo meglio in successivi rilevamenti, ma intanto è chiaro come Berlusconi stia (ulteriormente) perdendo consenso e come un Pd di Bersani peraltro di nuovo combattivo – ma non abbastanza, possano “prenderne il posto”. di LUIGI CRESPI Read more

Ed eccole le crepe dietro unanimismo (?) Obama non è convinto di attacco in Libia Berlusconi si sfoga: ‘Sarkozy ha insistito’ E siamo all’alba d’un’Odissea diplomatica
di Désirée ROSADI

marzo 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Abbiamo parlato con Riccardo Spezia del rischio di un ritorno nazionalistico. E del possibile detonatore rappresentato da recriminazioni, (nuovi) “schiaffi”, “interferenze” le une sulle altre (nazioni). Ebbene, tutto questo è già esploso sottotraccia. Ecco cosa non vi dicono della guerra in Libia. di Désirée ROSADI Read more

Attacco a Gheddafi probabilmente giusto Ma le nazioni vanno (?) in ordine sparso E Onu e Ue (in realtà) stanno a guardare Rischi legati ad una ripresa nazionalistica
di RICCARDO SPEZIA

marzo 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha parlato di un “nazionalismo necessario” per l’Italia, per ritrovare una motivazione ad essere se stessa (?). Ma il passaggio è delicato e, come abbiamo scritto più volte, va da subito incardinato in uno “sbocco europeista”. Esattamente il contrario di quanto, per altre vie, sta avvenendo in queste ore nel Vecchio Continente e nel mondo, dove, sia pure in modo soft, quel residuato ottocentesco che sono le nazioni – così come le conosciamo storicamente, in un mondo che va e deve andare sempre più verso una dimensione, e confini, globali – rialzano la cresta, sollecitate a farlo dalla crisi – che le porta (?) a chiudersi in se stesse – rimettendosi in pista a caccia di trofei economici o anche solo di “gloria”. E’ il caso – naturalmente – della Francia, ma non solo. L’antidoto a tutto questo è (appunto) un raccordo sovranazionale che, proprio in questo frangente, mostra tutta la sua incosistenza, sottolineando una volta di più la responsabilità che (del resto) le stesse nazioni si sono assunte nel non darsi una “forma europea” più compiuta. Ed è anche per questo che, al momento attuale, il compito dell’Italia è tanto più quello di spingere verso l’unificazione politica e non (più), solo, economica. Ce ne parla il giovane ricer- catore e esponente de iMille. di RICCARDO SPEZIA Read more

Ma forse il disastro si poteva ‘contenere’ Gavettoni, maxi-prolunghe, piccoli idranti Maldestri tentativi di raffreddare reattori In Giappone nostra autoironia è già realtà
di EMILIO D’ALESSIO

marzo 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il terre- moto+ tsunami non era forse preventivabile, anche se le vecchie centrali andavano probabilmente chiuse. Facile del resto parlare ex post. Difficile dire (o forse no…) come avremmo agito/ stavamo per agire nel nostro Paese. Di certo c’è che la “macchietta” dell’italiano che non si cura della sicurezza delle proprie centrali atomiche si trasforma in molto più di una semplice “previsio- ne” proprio nel supertecnologico e rigorosissimo Giappone: la TEPCO società che gestisce gli impianti di Fukushima ha, in questo caso, adottato misure di tamponamento quanto meno discutibili, a dimostrazione di una scarsa preparazione (In generale) ad affrontare eventi “catastrofici” e quindi a garantire la sicurezza dei cittadini giapponesi (e non solo). Una serie di interventi che sarebbero comici, se non fossero tragici. L’esperto di energie alternati- ve passa in rassegna i fantozziani procedimenti usati per raffreddare i reattori. di EMILIO D’ALESSIO Read more

Al vero tsunami segue quello economico Un’altra “scossa” ai (già precari) equilibri Sale il dollaro, giù le nostre esportazioni
di ALDO TORCHIARO

marzo 21, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il disastro nipponico avrà conseguenze su più piani: rispetto alle strategie di approvvigionamento energetico, già in atto; ridisegnerà complessivamente lo schema di domanda e offerta mondiale; modificherà l’attuale “mappa” della (capacità di produrre) ricchezza. Il direttore responsabile di Semestre Europeo prefigura sul giornale della politica italiana gli scenari possibili. di ALDO TORCHIARO Read more

Talenti. Libia, Odissea all’alba: un affaire francaise di Virgilio Falco

marzo 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sarkozy ha assunto la leadership della missione. Un’occasione per “avere mano libera per condurre il mondo e, nello stesso momento, lanciare una OPA sulle attività economiche e di partnership del futuro governo libico”. Una partita internazionale che, alla vigilia delle presidenziali in Francia, ha anche risvolti interni. Ma qual è, invece, il ruolo delle altre nazioni, a cominciare dal nostro? Ce ne parla il giovane, ex Pdl, balzato agli onori delle cronache per la sua presa di distanza dalla “guida” autoreferenziale del presidente del Consiglio. di VIRGILIO FALCO Read more

Ed ecco il quasi-capolavoro di Aronosfky ***1/2. Oscar (meritato) della brava Natalie

marzo 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ballerina chiamata ad interpretare il Black Swan, i cui incubi la metteranno a confronto con il proprio lato oscuro. Ulivieri è severo ma non riesce a dar di meno a questo film che, se già non siete stati in sala a vedere, non dovete perdere assolutamente. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it E’ il giorno de Il cigno nero (di Aronofsky) Ma apriamo con Nessuno mi può giudicare IN COPERTINA la grande Paola Cortellesi

marzo 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Tra poco il film che ha vinto l’Oscar con Natalie Portman, assolutamente da non perdere. Ma dedichiamo l’apertura, spingendolo criticamente (in tutti i sensi), come (quasi) ogni volta, al nostro cinema. Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri: il talento del giornale della politica italiana, tra i più brillanti giovani critici e studiosi del nostro Paese, esperto (tra il resto) di cinema americano; il critico che cura la rubrica domenicale de il Politico.it sulle uscite della settimana più fedele all’entertainment, dedito amorevolmente alla crescita del cinema italiano. E il giornale della politica, italiana, anche per ciò che riguarda il cinema, vince. Ma veniamo ai veri protagonisti, che sono i (nostri) film. Nessuno mi può giudicare, dunque, per cominciare. E poi l’ultimo Aronofsky, con Natalie, Winona e Vincent Cassel. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

L’editoriale. Ora dare (anche) un senso al tricolore di P. Salvatori

marzo 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il nostro caporedattore analizza la festa del 17 marzo e trae la conclusione che tutto questo può – e deve - rappresentare un inizio, ed è semmai il segno della possibilità di farcela. Ora, scrive Salvatori, alla “bulimia epidermica” di un nazionalismo senza contenuti, è necessario fare seguire la costruzione di un tessuto comune che dia fondamento “definitivo” – e propedeutico – al nostro stare insieme. di PIETRO SALVATORI Read more

I popoli del Nordafrica scrivono la Storia E’ (ri)cominciato il tempo delle rivoluzioni In Italia sarà (finalmente!) quella culturale Ora il nemico da battere è l’integralismo Nel mondo arabo come (pure) nel nostro di FABRIZIO ULIVIERI

marzo 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’integralismo è quell’assolutismo delle proprie posizioni – “giustificato”, o solo preteso – per cui non si accettano la critica, la dialettica, il dialogo, così che vengono meno la democrazia e (con essa) la libertà. E’ tipico dei regimi teocratici che persistono ad oriente ma, scrive Ulivieri nel pezzo che state per leggere, anche di certo occidente culturalmente ed ideologicamente debole che, proprio in ragione di tale debolezza, tende a ridurre gli spazi di confronto (interni, o nel rapporto con il resto del mondo). E’ il caso, viene in mente ad esempio, dell’America di Bush (imperialismo), o di altre realtà molto più vicine (?) a noi. Ma questo è il tempo della democrazia. E se sul piano politico-istituzionale noi non abbiamo bisogno (?) di accedere ad un sistema di cui già disponiamo (e che, semmai, proprio per questo va rilanciato e magari “aggiornato”, con uno sguardo alla Storia) è sul piano culturale che potremo – e dovremo – conoscere una rivoluzione. Se in oriente si tratta di fare il primo passo, noi possiamo tendere al perfezionamento, al miglioramento costante, alla crescita della libertà (ma la libertà “è partecipazione”, e potrà esserlo sempre di più nella chiave tramandata dalle prime, antiche democrazie). Tutto ciò nasce, anche, grazie alla decisione Onu di appoggiare i ribelli libici, una battaglia che, nel solco – crediamo di potere dire – della Costituzione, che prevede possibili nostri interventi sotto l’egida delle Nazioni Unite per creare le condizioni di una convivenza pacifica – abituiamoci a richiamarla, concretamente, e a rispettarla sempre, la Carta; il giornale della politica italiana darà il suo contributo in questo senso – può dare respiro e “diffusione” a questo anelito che, appunto, dobbiamo però anche (ri)fare nostro, e portarlo nei nostri confini. Per essere sempre più – di nuovo – la culla della civiltà. Parola ora al professore. di FABRIZIO ULIVIERI

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***Il commento***
LIBIA, GIUSTA E INEVITABILE LA DECISIONE ONU
di GAD LERNER

marzo 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

A Tripoli non si sta consu- mando una guerra civile, ma una vigliacca carneficina da parte di un dittatore contro i suoi stessi connazionali, bombardati senza pietà. Non stupisce, dunque, la novità dell’astensione di Paesi come la Russia e la Cina rispetto alla risoluzione che prevede la possibilità dell’uso della forza, oltre all’imposizione della no fly zone. E’ d’accordo anche il conduttore de L’Infedele, a cui il giornale della politica italiana affida l’analisi. L’importante, e chiudiamo così, è non innamorarci di una soluzione militare che resta una extrema ratio (?) da non assumere – mai – con (alcuna) leggerezza. Come del resto non è avvenuto al Consiglio di sicurezza. di GAD LERNER Read more

Diario politico. Cavaliere fischiato Bossi: “Peggio per lui” G. Baffigo

marzo 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Si rischia il processo alle inten- zioni, ma il leader della Lega che risponde seccamente ad una domanda dei cronisti sull’alleato presidente del Consiglio fa notizia (almeno di questi tempi). E il giornale della politica italiana sceglie di giocarselo nel titolo, che rappresenta, simbolicamente, al meglio la giornata di celebrazioni del nostro 150esimo compleanno. Una giornata di incomprensioni e solitudini. Quelle di cui sono vittima il Cavaliere e la stessa Lega, che fa di tutto per boicottare i festeggiamenti, e finisce per boicottare soprattutto se stessa, costretta in una immagine bastian contraria e triste. E che si traducono inevitabilmente in una tensione tra i due stessi protagonisti più esposti: Bossi (per la Lega) e Berlusconi. Se questo (o meglio ciò che questo segnala) avrà conseguenze sul prosieguo della legislatura, lo sapremo solo vivendo. Il racconto è della nostra vicedirettrice. di GINEVRA BAFFIGO Read more

L’editoriale. Napolitano simbolo della nostra nazione di F. Laratta

marzo 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

In un Paese che, costretto ad un lungo digiuno dalla nostra politica autoreferenziale di oggi, desidera più di ogni altra cosa ritrovare punti di riferimento morali che sappiano motivarne la riscossa, il capo dello Stato incarna con sempre maggiore autorevolezza la figura del padre (politico) di cui siamo orfani. Applaudito nel corso di tutta la giornata di celebrazioni per il centocinquantenario, sullo sfondo di una Lega ritiratasi su un Aventino illegittimo, trincerata nell’isolamento di un rancore inspiegabile, con un presidente del Consiglio costretto ad uscire alla chetichella dalla chiesa in cui si celebra la messa solenne per non essere sommerso da una pioggia di fischi, in questo contesto il comunista Napolitano rappresenta il ritorno della politica vera, non a caso incarnata da un già esponente di una Prima Repubblica che, riaffacciandosi sulla scena, fa fare la figura del nano a quella di oggi. E’, scrive il deputato del Pd, il trionfo di un passato che si prende un presente che non c’è più, anzi, non c’è mai stato. In attesa del futuro. di FRANCO LARATTA* Read more

Election day mancato per un voto Decide il radicale Beltrandi Chirico

marzo 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Che si esprime a favore dei giorni separati per amministrative e refe- rendum (quelli che ci costeranno 300 milioni in più) il che lo fa piombare (inevitabilmente) in un turbinio di polemiche. Dalle quali lo “difende” (o meglio difende la libertà di scelta) la giovane esponente Radicale. Non si può non ricordare d’altronde come Beltrandi sia lo stesso che ispirò il provvedimento della commissione di Vigilanza Rai per la sospensione dei talk show durante l’ultima campagna elettorale. Read more

***Diario politico***
BUON COMPLEANNO, ITALIA
di GINEVRA BAFFIGO

marzo 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma perché tutto questo non resti retorica è necessario ritrovare un senso della dignità che ci porti all’onestà e alla responsabilità (diffuse). E non sarà facile perché oggi i loro contrari sono iscritti nella nostra (in)cultura. Le chiavi, il giornale della politica italiana lo scrive ogni giorno, sono due: un ritrovato orgoglio nazionale e la rivoluzione culturale. Il centocinquantenario non sia un approdo (incompiuto), ma la leva per rimotivare quella passione civile e politica che può determinare il nuovo Risorgimento propedeutico al nostro nuovo Rinascimento. di GINEVRA BAFFIGO Read more

Nucleare/1. Oggi il referendum avrebbe il quorum di Luigi Crespi

marzo 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sette italiani su dieci sono ora contrari al ritorno all’energia atomica. Frutto della reazione emotiva all’incidente in Giappone, ma non solo. Il dato più interessante è infatti quello che riguarda le motivazioni del rinnovato impegno dei nostri connazionali contro l’opzione nucleare: ciò che motiverebbe soprattutto la loro determinazione è l’atteggiamento del governo, che minimizza dando l’impressione di essere indifferente a quanto accade in Oriente. Un vulnus all’immagine dell’esecutivo che potrebbe avere ripercussioni “gravi” (?) sulla tenuta (elettorale) del presidente del Consiglio, che fino a pochi giorni fa avrebbe potuto utilizzare il nucleare per attrarre consenso, e che ora proprio sull’atomo rischia di conoscere la svolta negativa che potrebbe porre fine alla propria esperienza politica. Anche perché, scossi dalla tragedia, gli italiani hanno capito che “il gioco non vale la candela” – perché comincerebbe a fornirci energia troppo tardi e a costi elevati rispetto alla copertura del fabbisogno garantita, intorno al 4% – e troverebbero ancora più paradossale (ingiustificata) la persistenza della maggioranza. Ci spiega tutto, il grande sondaggista. di LUIGI CRESPI Read more

Nucleare/2. Come si può, adesso, non ripensare la strategia? Lerner

marzo 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Dopo la grande giornata di ieri, passata a riflettere sui sistemi su cui si regge il Nuovo Mondo – quello elevato e democraticizzato grazie all’interconnessione assicurata, soprattutto, da internet – e a restituire uno spessore al nostro sguardo sul futuro; dopo la transizione del giudizio su Bersani: ricadiamo, inevitabilmente – finché questa sarà la nostra politica – nel “brodo primordiale” (ma non ri-generante: è proprio il caso di chiamarlo così) della politica politicante autoreferenziale di oggi. Che però, adesso, quanto a ritorsione su se stessa (e non solo; in tutti sensi) comincia un po’ ad esagerare. E’ infatti chiaro – e lo abbiamo descritto ieri – come le uniche motivazioni della cocciutaggine con cui il governo persiste nel suo intendimento di riportare il nucleare (anche) in Italia pure di fronte alla tragedia giapponese siano tre: l’ideologia di una destra futurista senza etica (e si è verificato ieri quanto abbiamo bisogno di restituircene una); la mera convenienza economica-di potere, per cui ci sono coloro ai quali insistere con il nucleare conviene finanziariamente (il potentato, la lobby dell’energia atomica) e quelli a cui conviene per la conservazione del potere (…); infine una (più legittima) leggerezza e sottovalutazione di ciò che sta accadendo in Giappone. Perché il punto è proprio questo: non è questione di emotività, reagire responsabilmente all’incidente giapponese prendendo atto che il nucleare non è ancora (per nulla) sicuro e che l’adozione di una simile opzione comporta, concretamente, il rischio di un disastro planetario; è questione di consapevolezza e responsabiità (appunto). Per la stessa ragione, appare paradossale che il ministro dell’Ambiente abbia subito tacciato il movimento antinucleare di “scacallaggio”: lo sciacallaggio, se c’è, è quello di chi persegue propri interessi privati anche a costo di mettere in pericolo la stessa vita – diciamola tutta – sulla Terra, oltre che la salute e la sopravvivenza di nostri connazionali (siamo tutti profondamente compartecipi e addolorati quanto mai lo si possa essere, per quanto accade in Giappone, ma finiremmo per esserlo sicuramente ancora di più se capitasse al sangue del nostro sangue). In questo quadro, prova a mettere ordine il conduttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more

No, noi non siamo mai stati teneri con lui Ma ora Pigi sta incominciando a “girare Sul nucleare posizione “nuova”/ efficace Bene (re)impostazione patriottica del Pd Poi il moviment(ism)o porterà i suoi frutti Ma adesso continuare, con più forza così

marzo 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ieri il giornale della politica italiana forse più che mai in passato (e più che mai altrove) ha portato il livello del dibattito pubblico e politico – quello vero – ad una dimensione filosofica. E i lettori, a dimostrazione anche della tesi del professor Ulivieri secondo cui i gusti e la sensibilità (del pianeta) siano indiscutibilmente cresciuti, ma soprattutto del grande valore di questo spazio e delle tante persone che riconoscono in esso ciò di cui hanno bisogno l’Italia e la nostra politica in particolare, ci hanno premiato. Sarebbe difficile mantenere la discussione quotidianamente in alto come ieri, ma i nostri lettori sanno che quella è la cifra del giornale della politica italiana, e sempre la tensione sarà in quella direzione. E’ un po’ più politicistica la riflessione con cui apriamo questa nuova giornata, ma è doveroso e persino importante farla. Il segretario del Pd ha ricevuto da questo giornale molti consigli (non richiesti) che peraltro Bersani ha mostrato subito di saper raccogliere: dalla necessità di un progetto organico e complessivo, “fondata” decisamente sulle nostre pagine (e solo, almeno all’inizio, su queste), al piano emotivo e sentimentale dell’esigenza di ritrovare un orgoglio nazionale – la cui implicazione Pigi ama chiamare “risveglio italiano”, o: “riscossa” – che per fortuna non è più “civica” - il segretario Democratico è parso riconoscere nelle nostre tesi quella essenzialità che ne fa, né più né meno, la soluzione di maggior buonsenso in questo momento. Ed è cresciuto, esercitando finalmente con autorevolezza quel ruolo di guida che il leader del partito dell’Italia deve avere. La strada è quella giusta; il passo accelerato ma non ancora del ritmo che può cambiare, insieme ai contenuti(-chiave), che abbiamo richiamato, la cronaca della politica italiana e con essa la Storia. A Pigi quindi diciamo: hai trovato il modo, ora fallo completamente tuo esprimendolo con ancora più forza e sicurezza. Comincia ad imporre al dibattito pubblico le linee-forza del tuo progetto organico e complessivo – che più sarà vicino al nostro, è il giudizio (inevitabile?) che diamo, più sarà ciò di cui ha bisogno il Paese – sostituisci ogni riferimento politicista con la (ri)proposizione, in sintesi la più chiara e semplice possibile, di quei tre, quattro contenuti chiave. Forza la consuetudine autoreferenziale del nostro sistema (politico-)mediatico, fallo con passione – quella che stai mostrando di questi tempi – e convinzione. Renderai un servizio al Paese, e se le idee non sono “artificiali” ma quelle giuste di cui (appunto) abbiamo bisogno, vedrai che il Pd ritroverà presto la sua imprescindibile grandezza (in tutti i sensi). E non avrai più bisogno di fare la corte a Casini e Fini. Perché verranno loro da te. O, come diresti tu – ma facciamolo per l’ultima volta - non ci sarà, per loro, trippa per gatti. Read more

Se oggi il mondo è dominato dalla tecnica Ma progresso in sé non è sempre positivo Ritrovare una dimensione etico-filosofica Per capire adesso dove vogliamo andare Lo può far fare solo rivoluzione culturale E saremo pronti anche ad usare nucleare

marzo 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La bella penna di Cristiana Alicata ci accompagna alla scoperta di un concetto molto semplice: abbiamo visto prima come la tecnologia consenta un mondo sempre più interconnesso (e ad usum del consumatore) il quale, senza la barra dritta e il faro dei valori, del pensiero, della politica, quella vera, quella alta fatta di scelte concrete e di costruzione del futuro – rischia però comunque di andare alla deriva. La crisi delle religioni (o meglio della religiosità) accentua questo smarrimento per il quale la macchina-umanità rischia di avere un motore che la spinge con grande forza ma facendola girare su se stessa, fino all’esplosione (è proprio il caso di dirlo?). Quello che ci serve è un nuovo orizzonte, che solo – ed eccoci al punto – la rivoluzione culturale – a partire dall’Italia, culla della civiltà – può offrire attraverso il ritorno della centralità del pensiero (stesso), e quindi della libertà di ciascu- no di noi e con essa la liberazione delle energie, del talento, della consapevolezza (individuale e collettiva). Rifare grande l’Italia non è un mero anelito nazionalistico, ma una necessità per restituire a noi stessi – e al mondo – quella guida, quel respiro che oggi, nel dominio della tecnica, è venuto a mancare. Una volta ritrovata la bussola, potremo, scrive la giovane scrittrice romana, anche metterci a giocare con l’atomo. La parola a lei. di CRISTIANA ALICATA Read more

Siamo mondo sempre più interconnesso E questo ora accresce la nostra “cultura” A sua volta leva di maggiore democrazia Leggete questa lezione del prof. Ulivieri E capirete la chiave (!) del nostro futuro

marzo 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Che è appunto la cultura, a sistema con una comunicazione che sia però al servizio di tutto questo e non protagonista (fine a se stesso). E’ il caso di internet, creatore di democrazia molto più profondo e “lontano” di quanto appaia da un’analisi superficiale di quanto hanno usato la rete nelle ultime ore – ad esempio – i giovani nordafricani nel mettere in atto le loro rivolte. Perché la comunicazione non è un semplice mezzo di trasmissione di messaggi, almeno per ciò che riguarda la rete. Ma un grande vaso comunicante i cui contenuti tendono a livellarsi. E siccome la cultura, l’intelligenza, la bellezza sono il pane dell’uomo – che li brama - tendono a farlo verso l’alto. La “scoperta” è che ciò favorisce la democrazia nel senso più ampio e più alto del termine: è la chiave di quella rivoluzione (appunto culturale) di cui il Politico.it scrive da mesi, che la Storia sta già compiendo sua sponte a livello universale, e che noi possiamo compiere – “artigianalmente” – nel nostro Paese. Come? Diffondendo la rete, la cui già ampia (e naturalmente va assicurata sempre di più: per questo è un diritto esattamente come l’acqua, che beviamo) diffusione tra i giovani è garanzia di una crescita culturale. Ma per accelerare e soprattutto per imprimere nell’acqua (quella che si trova nei vasi comunicanti, l’anima del mondo) la nostra spinta (quella del genio e dell’eccellenza generatrici di futuro), la scuola, la formazione permanente, una televisione pubblica finalmente al servizio degli italiani e non delle parti (qualunque essa sia), sono la chiave della nostra rivoluzione culturale, quella di oggi, con cui tornare grandi. Così come sta evolvendo il mondo. Per poi usare gli stessi canali – che i nostri padri non avevano! Immaginate l’impatto di un affresco di Michelangelo o di un’intuizione di Leonardo in un mondo interconnesso! – per contaminare (facendoci contaminare, per questo una immigrazione coordinata può essere fonte di ricchezza e non un limite) il pianeta. Parola ora al nostro professore. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ora festeggiamo i 150 anni rilanciando(ci) Il nuovo Risorgimento è ritornare grandi Stimolante paradosso del (nostro) futuro Orgoglio nazionale necessario a riaverci Ma domani è transnazionale ed europeo

marzo 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Proviamo molta disillusione, all’inizio, nello scrivere queste righe. La tentazione è quella che l’ha fatta da padrone nelle scelte dei nostri connazionali negli ultimi vent’anni: tirare i remi in barca, intanto non c’è nulla da fare. No; non c’è nulla da fare, probabilmente, con questa politica autoreferenziale di oggi, ma c’è (tanto) da fare con (tutti) noi, con l’Italia. Che è come un gigante addormentato, il Paese che ha prodotto la maggiore ricchezza (in termini di cultura e bellezza, e anche di economia: restiamo la quinta del pianeta) al mondo che oggi vive come per strada, sembra perduto, non ha più se stesso. E, come tutti i depressi, cade in un vortice che genera un circolo vizioso di cattivi pensieri e un progressivo ritirarsi, e rischia di non rialzarsi più. Sarà così, se l’andazzo continuerà ad essere questo: perché il nostro è un declino ineluttabile, se non imbocchiamo immediatamente la strada della salvezza e, poi, della rinascita; quel nuovo Rinascimento che la culla della civiltà può conoscere, e restituire, insieme a se stessa, al mondo. Come fare? Il giornale della politica italiana indica il modo: innanzitutto riappropriarci di un ritrovato orgoglio nazionale, condizione ineludibile per trovare la forza di rialzarci e cominciare a riprendere il cammino. L’obiettivo è il massimo possibile, la rigenerazione della cultura e della civiltà, e dunque le motivazioni possono essere enormi. Si tratta di avere la freschezza, la responsabilità e la credibilità di farle riaffiorare. E a questo scopo sono necessarie altre due condizioni: il rinnovamento della classe dirigente ma secondo il canone rappresentato dalla seconda condizione: che è la messa in campo di un progetto organico e complessivo per salvare e rifare grande il nostro Paese, che il Politico.it ha peraltro (già!) definito e proposto. La nuova classe dirigente deve avere lo scopo di mettersi al servizio dell’Italia per realizzare quel progetto, rendendo questi ultimi due – l’Italia e il progetto – protagonisti al posto di coloro che, semplici strumenti, li dovranno curare e realizzare. Quando – e mentre – avremo ritrovato la nostra verve perfettamente italiana, ci metteremo con generosità a disposizione del Vecchio Continente e della costruzione di un mondo senza frontiere, che dovrà tendere (è sufficiente, per cominciare; in tutti i sensi) a sciogliere i propri nodi e poi aprirsi ad una libera circolazione universale, che fonderà un’umanità veramente unica (ancora una volta, in tutti i sensi). Per questo il nostro centocinquantenario sarà compiuto solo se festeggeremo… lavorando, mettendoci – come il giornale della politica italiana fa già da mesi – all’opera per realizzare i nostri sogni. Che erano – probabilmente – anche i sogni di Mazzini, Garibaldi, Cavour. Il modo migliore per ricordarli, a questo punto della nostra Storia, è generarne di nuovi.

Nucleare, ora basta farci prendere in giro Giappone, danni provocati dal terremoto E noi siamo tra Paesi più sismici d’Europa Lo dice anche Ferrara: pensiamoci. Prima E Rubbia: “Tanti problemi pochi benefici” E non ne abbiamo bisogno: se c’è il sole

marzo 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ ora di smettere di indignarci e di cominciare a ribellarci. Possiamo lasciare che gli interessi economici di questi signori, quando non – peggio – una vetusta ideologia facciano dare all’Italia non un contributo per lo sviluppo della civiltà, qual è il suo ruolo, ma per la fine dell’umanità? Possiamo lasciare che tutto ciò che abbiamo venga messo in gioco per un capriccio di questa gente? Dove sono le voci delle opposizioni? Il nucleare è mortalmente (per tutti noi) pericoloso, e – lo dice anche il premio Nobel per la fisica, che peraltro vota (ancora?) dichiaratamente a destra – senza nessun beneficio, se non per il portafogli dei signori del nucleare stesso. Senza nessun beneficio perché la prima energia cominceremmo ad averla tra molti anni e ci vogliono comunque molte centrali per produrne “a sufficienza”, e noi non possiamo permettercelo. E la soluzione, dice lo stesso Rubbia, c’è a prescindere: il solare non è un’abiezione ambientalista, ma la strada più logica e proficua. Martelliamo fino al giorno del referendum, che deve vedere un nuovo trionfo del buonsenso di quel grande popolo che è l’Italia. Che ha il compito di tornare ad essere la culla della civiltà, e deve cominciare a farlo non calando le brache di fronte all’irresponsabilità di questi signori, che per un po’ di potere e per un po’ di soldi venderebbero la loro madre. Da un certo punto di vista, lo stanno facendo.

L’Italia (la politica) indifferente a tragedia Giappone: migliaia morti, ‘guaio’ nucleare Ma Berlusconi: ‘Sono un eroe guascone’ Ben visibile l’abulia della nostra nazione Quando bisorrebbe correre (più di tutti!) E poi economia non aspetta, svegliamoci

marzo 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Italia può tornare al centro del mondo. Siamo stati e possiamo tornare ad essere la culla della civiltà, non solo gozzovigliando con le ricchezze che ci sono state lasciate dai nostri avi ma generandone di nuove, noi, ora, perché il nostro valore intrinseco – che quella stessa eredità testimonia – ce lo consente, tant’è che abbiamo fatto così tanta strada, quando ne abbiamo avuto – l’ultima volta – la necessità e quindi la motivazione, che dopo trent’anni di sperpero siamo ancora la quinta economia mondiale, e uno dei più grandi Paesi del mondo. Ma il nostro posto è quello di guida. Nella generazione di futuro, nella cultura. Ma anche nell’economia. La geografia non è (poi molto) cambiata, nonostante le “scoperte”. Il Mediterraneo è ancora il cuore del pianeta. Geograficamente. Ora guardate l’immagine satellitare: che cosa vedete proprio al centro di questo mare al centro del mondo? L’Italia. E in particolare il suo sud. La Sicilia. La Calabria. Che può diventare la nuova porta tra l’oriente e l’Europa, e in futuro la terrazza del Vecchio Continente e dell’Occidente intero su quel grande potenziale inesploso, su quel gigante anestetizzato che è l’Africa, che conoscerà il suo tempo. E’ un traguardo di più lunga gittata, ma il primo – nei rapporti con Cindia – no, il futuro è adesso, abbiamo la chance storica di trasformare il nostro sud nella “grande piattaforma” di comunicazione (commerciale!) con l’Asia. Perché ci vuole un’anima, ci vuole un motore per muoversi. E la nostra – quella del Meridione – è lì, a portata di mano. Che cosa stiamo aspettando? L’occasione è ora, o la prendiamo noi o la faranno altri. E il nostro sud – e con esso l’Italia, perché siamo una cosa sola evidentemente, legati inscindibilmente – diventerà – invece del cuore – la periferia del mondo. Non è sufficiente che lo sia del nostro Paese? Vogliamo conoscere il declino, forse il default, l’arretratezza, quando allungando la mano abbiamo a portata… di mano, appunto, tutti i beni del mondo? Tutto questo, evidentemente, con questa classe dirigente autoreferenziale di oggi non sarà mai possibile. Ma anche per chi viene dopo, il momento è adesso. Nessuno può aspettare. Non troverà nulla nemme- no, solo, per sé. O tutto o niente. E al momento, co- me ci dimostra adesso Crespi, abbiamo (hanno!) op- tato per il niente. Sveglia. Prima che sia troppo tardi. Read more

Vi regaliamo un ultimo assaggio di sabato Nel fotoracconto di CARLO TRAINA
Ma poi “restituire” Costituzione al Paese

marzo 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Da parte, è proprio il caso di dirlo, di tutti. La destra berlusconiana non può avere la pretesa di regolarizzare la propria anomalia recependola nella Carta, fondamento della nostra democrazia e quindi argine, e non cuscinetto – respingente, e non accogliente – per ogni deformazione. Ma la difesa da parte della sinistra – che è evidentemente la parte più naturalmente portata a riconoscervisi – non trascenda in un’appropriazione nella quale ormai rischiamo di trovarci. La parzializzazione della Costituzione è il regalo più grande a coloro che vogliono distruggerla. Quindi, per difenderla, bisogna lasciarla libera di esprimersi da sé, senza farle scudo come una madre troppo apprensiva con un figlio che, così, rischierà l’asocialità (oltre ad un sacco di altri problemi). La Costituzione non è la bandiera della sinistra, è la bandiera della nostra nazione della quale, semmai, tutta intera, la sinistra si deve far carico: se è vero, com’è vero, che i Democratici hanno in sé un naturale patriottismo costituzionale, lo portino all’”estrema” (?) conseguenza di assumersi la responsabilità di farsi carico di tutto il nostro Paese. Perché, ribadiamo, i nostri padri costituenti la scrissero perché fosse di tutti; perché, anzi, fosse sempre più di tutti. Chi vuole solo manifestare un orgoglio, lo faccia ai margini della Politica che, senza politicismi, è coinvolgimento (in tutti i sensi) e richiede la generosità non di recedere rispetto al punto costituzionale, ma di farlo diventare il punto – fermo – di tutti. E il modo di farlo non è certamente associare “sinistra” a Costituzione come se ne diventasse l’aggettivazione, quando invece, abbiamo detto, deve accadere il contrario: la sinistra costituzionale si aggettivi del proprio nazionalismo. Come, peraltro, il partito di Bersani – che ha cominciato a muoversi – in queste ore ha iniziato a fare. Ma ciò non resti comunicazione e si tramuti in linguaggio, in politica. Per il bene del Paese.            Read more

***L’esperto***
DIECI COSE VERE SULLE CENTRALI NUCLEARI IN GIAPPONE
di EMILIO D’ALESSIO

marzo 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ha posto per primo, ieri, il tema della necessità di un ripensamento della strategia (?) che prevede il “ritorno” nel nostro Paese all’energia atomica dopo la tragica conferma della mancanza di garanzie (al contrario) circa la sicurezza degli impianti. Una conferma che le autorità hanno cercato, e cercano, di celare. E che la lobby italiana (?) del nucleare tende a minimizzare. In realtà, e vi spieghiamo ora perché, c’è di che essere drammaticamente preoccupati. di EMILIO D’ALESSIO Read more

Talenti. Quote giovani? Pensiamo piuttosto a crescere di A. Chirico

marzo 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana lo scrive ogni giorno: la soluzione agli specifici problemi, nell’Italia che o si salva e così ritorna grande o muore, è un progetto organico e complessivo per (appunto) salvare e rifare grande il nostro Paese. L’attacco, in politica come in nessun altro campo della nostra vita, è la miglior difesa. I giovani, ad esempio, non saranno aiutati da un loro maggior coinvolgimento nello status quo – anche se, al tempo stesso, il loro coinvolgimento è decisivo per superarlo – ma dall’orientamento della nostra politica alla costruzione del futuro. No alle politiche giovanili, sì alla politica – che è per definizione, essendo (appunto) la costruzione del futuro, la politica dei e per i giovani. Di oggi e di domani. di A. CHIRICO Read more

Il mondo è unito e Giappone lo dimostra Soffriamo per loro come (di) nostri fratelli Ma proprio per questo ci deve insegnare No, centrali non danno (ancora) garanzie Ok, il Mediterraneo non farà (?) tsunami Ma noi s(t)iamo molto “peggio” di “loro” Nostro territorio tra più ‘agitati’ d’Europa NO – netto – al ‘ritorno’ a questo nucleare

marzo 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

A meno che non vogliamo assumerci ora, noi di questo Tempo, la (ir)responsabilità di future sciagure che possono colpire migliaia (milioni) di vite e la Storia del nostro Paese. “Meglio se questa notizia non passava”, dicono ora dalla lobby dell’energia atomica. Perché dimostra la mancanza di sicurezza di un’opzione che ha già portato a tragedie inumane, e la cui (perversa) seduzione l’Italia seppe riconoscere e respingere – ennesima dimostrazione del nostro valore intrinseco – e alla quale solo il conflitto di interessi di una nostra politica a cui preme solo del (proprio) potere fine a se stesso e a cui non importa nulla dei cittadini e della nostra nazione, può ora riaprire le porte. Il giornale della politica italiana pensa che l’Italia sia di tutti. E anche i valori universali (appunto) dell’onestà e della responsabilità. il Politico.it non ama che una parte, in questo caso la sinistra, si appropri (sia pure in chiave difensiva) di simboli di tutti (appunto, ancora) quali la scuola e la nostra Costituzione, il cui valore fondamentale (in senso letterale) nella costruzione del nostro futuro merita maggiore rispetto, e di non essere brandito (e perciò vanificato) come arma di una parte. Ma proprio per questo, non può parimenti non rilevare come un’altra parte sembri avere messo nel mirino la distruzione del futuro dell’Italia, attraverso lo smembramento della scuola – la chiave con cui aprire il portone di un ritorno ai fasti del passato!, che si (ri)fa futuro – e, ora, il lasciapassare a questa bomba atomica (in tutti i sensi; ad orologeria) di un’energia che, (soltanto) fin- ché non avrà dato garanzie assolute circa la propria sicurezza, non potrà e non dovrà essere scelta da un Paese che si vuole fare guida della civiltà, e deve cominciare ad assumersene la responsabilità.

Infine un completo ribaltamento di piano Cinque stelle (e Oscar) d’Il discorso del re

marzo 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Parabola (tra l’altro) su come le qualità (umane) siano molto meno trasparenti di quanto siamo abituati a credere. Anche perché abbiamo una scala di valori completamente inadeguata a consentirci di costruire il nostro futuro. La rivoluzione culturale servirà anche a questo: a restituirci un senso. Intanto, godiamoci l’onestà e la responsabilità del balbuziente Giorgio VI re d’Inghilterra nei giorni di Hitler. il film che ha fatto incetta di statuette. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Seconda parte del dittico su malasocietà La vita facile con Accorsi, Favino, Puccini

marzo 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La corruzione (in tutti i sensi) è il male atavico del nostro Paese. Che finché non riscoprirà un (ritrovato) orgoglio nazionale e quella rivoluzione culturale di cui il Politico.it scrive ogni giorno continuerà ad afflosciarsi su se stesso. Ovviamente, ci torneremo su. Intanto ci facciamo raccontare da Pellegrini un’altra sfacettatura del nostro volto peggiore. Un altro film (italiano) da non perdere. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ecco ciò che di meglio trovate nelle sale Ulivieri: tre stelle, due e mezzo, cinque… Apertura (tutta) per Il gioiellino di Molaioli Toni/Remo Girone. Copertina Felberbaum

marzo 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Racconta, come sap(r)ete, la vicenda del del fallimento della “Leda”, ovvero di Parmalat. Prima parte di un dittico sul volto peggiore del nostro Paese e in particolare della nostra società. Segue (il ritorno di) Lucio Pellegrini. Un film da vedere. Domenica. E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri. Intanto, Il gioiellinodi FABRIZIO ULIVIERI Read more

Che differenza tra le rivolte in Nordafrica e lotta per la libertà del popolo del Tibet? Un mondo che si volta dall’altra parte per non vedere 50 anni di disumanità cinesi di ANNALISA CHIRICO

marzo 12, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ne ricorrono 52, per la precisione, da quella strage di Lhasa con cui le autorità di Pechino repressero (nel sangue) la prima manifestazione di risentimento tibetano dopo nove anni di occupazione cinese. In questa metà secolo la lotta nonviolenta “guidata” dal Dalai Lama ha fatto da perfetto contraltare alle persecuzioni di un regime rispetto al quale, peraltro, i tibetani oggi non chiedono più l’indipendenza ma la semplice devoluzione dei poteri necessari ad autogovernarsi. Con Prodi e Berlusconi l’Italia ha rifiutato di ricevere quella guida spirituale che adesso si dice pronta a cedere le proprie funzioni politiche ad un leader democraticamente eletto. Dove finisce la (necessaria, e propedeutica) realpolitik e dove comincia la connivenza? di ANNALISA CHIRICO Read more

Ora Tremonti faccia il ministro e non (solo) l’analista di Luigi Crespi

marzo 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Da dieci anni il titolare del dicastero di via XX settembre prevede sciagure finanziarie che in qualche caso si verificano. L’ultima “anticipazione” è di giovedì sera, quando ad Annozero ha fatto capire che la cappa dei derivati dalla quale è “piovuta” la crisi economico-finanziaria i cui effetti molti di noi continuano a patire in questi mesi – e che ha colpito duramente alcuni italiani, e intere classi, quando non gli stessi Stati, in altri Paesi meno solidi economicamente – si trova ora di nuovo sopra le nostre teste, e con lo stesso contenuto potenzialmente tossico. La domanda che il grande sondaggista si fa allora è: considerato che Tremonti non è un economista “isolato” di passaggio, ma da (altrettanti) dieci anni guida la quinta economia del mondo, partecipa a vertici europei, G8, G20, perché lo stesso Tremonti non interviene con decisione – a parte rivendicare la primogenia dell’idea degli eurobond e continuare a chiedere la loro adozione, cosa a detta degli esperti non sufficiente per l’Europa e comunque non di certo per invertire la tendenza generale - per evitare che tali situazioni di crisi si verifichino? Non è demagogia se si tiene in conto che tutt’oggi lo stesso nostro Paese – quindi un livello sicuramente (?) alla portata (?) del Divo Giulio - non ha una strategia per costruire il proprio futuro, e prevenire i temporali. Basta tenere la ferma la macchina sul precipizio, perché prima o poi non vi caschi dentro (o peggio ancora si stacchi il costone)? di LUIGI CRESPI Read more

Intanto maggioranza si rafforza (ancora) Berlusconi: “Alla Camera puntiamo a 330″ Di certo passa Cosenza, moglie di Ronchi E a Senato gruppo di Coesione nazionale Intervista al capogruppo (ex Fli) Viespoli: ‘Per costruire destra (in sé) democratica’

marzo 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Fini è troppo “avanti” rispetto ai suoi (ex). Che decidono così (in – sempre di più) di lasciarlo. Il presidente della Camera è (già) un alfiere della nuova politica, quella post-ideologica – e dunque oltre anche la destra e la sinistra – da condurre nel solo interesse di (tutto) il Paese. E ciò rende inevitabili convergenze anche con i suoi corrispettivi nell’altra (vecchia) metà del campo. Tutto ciò non porrebbe (grossi) problemi se al posto di Fini e di Bersani ci fossero due nati dopo la caduta del Muro. Se la nostra politica novecentesca e autoreferenziale di oggi non cercherà l’elisir di lunga vita – che toglie contemporaneamente linfa al Paese – ci arriveremo. Intanto, i più “vecchi” (ideologicamente e culturalmente) della (già) compagine finiana non ci stanno. E tornano con il Cavaliere. Pur mantenendo la richiesta – che attiene però all’organizzazione interna – di una maggiore democraticità. Nasce così il correlativo dei Responsabili a palazzo Madama: la loro responsabilità (senza virgolette – ?) è l’unità. «Territoriale, civile – tra cittadini e politica – e generazionale», spiega Pasquale Viespoli al giornale della politica italiana. Un progetto da nuova politica. Al di là della destra e la sinistra. Ma loro, ancora, non lo sanno. E preferiscono la rassicurante collocazione. «Convergenti, ma anche diversi» rispetto a Berlusconi. Che, in ogni caso, probabilmente tenderanno a sostenere. E siamo così al punto di partenza (in tutti i sensi). Nella lunga intervista che state per leggere, Viespoli si sente in dovere anche di giustificarsi per la scelta di appoggiare, alle amministrative, la candidatura di un ex Pci-Pds-Ds-Pd, sia pure «in alternativa al centrosinistra». Ma anche al centrodestra. La nuova politica, appunto. Quella pragmatica ma fondata sui valori universali dell’onestà e della responsabilità. In attesa dei post-’89, facciamolo - senza dirlo. In questa intervista di Ievolella. di ATTILIO IEVOLELLA Read more

Perché no alla separazione delle carriere Oltre a ciò si altera l’equilibrio tra i poteri Doppio Csm di fatto subordinato all’Aula E obbligatorietà ‘regolata’ da legislatore Colpa di conflitto di “sentimenti” di Silvio

marzo 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

C’è una questione preliminare e una di merito, nel giudizio che si può dare della riforma della giustizia licenziata dal Consiglio dei ministri. La questione preliminare attiene all’opportunità – e non alla legittimità – che un disegno di riforma dell’ordine giudiziario sia proposto e varato da forze che sono da quindici anni in guerra con il settore che dovrebbero riformare. Poco importa che le decisioni non riguardino i processi nei quali è imputato il presidente del Consiglio: sconcerta anzi che sia diventata necessaria questa specificazione, ovvero che la legge non sia ad personam, come se la normalità fosse (è) l’opposta. Questo governo non ha la terzietà e la serenità necessarie a varare una riforma che sia nell’interesse della giustizia, quindi dei cittadini. Ma il Politico.it non si sottrae anche ad un giudizio di merito, perché il “conflitto di interessi” (o di “sentimenti”; ammesso che un conflitto, con una parte “sana”, ci sia) dell’esecutivo e del suo presidente non significano automaticamente che le scelte siano poi prive di correttezza. E il punto della separazione delle carriere tra magistrature giudicante e inquirente, presente nella legislazione di altri Paesi, può essere discusso. Il resto delle norme, tuttavia, va tutta nel senso di una (maggiore) subordinazione del potere giudiziario al potere legislativo, riducendo la pur legittima capacità organizzativa delle toghe (ad esempio impedendo, di fatto, la creazione ex ante di liste di togati che possano accedere all’elezione al Csm: fatto peraltro di per sé più democratico e “garantista”) e accentuando (però, contemporaneamente) il potere di incisione del Parlamento (la percentuale di membri “laici” del Csm aumenta dal 30 al 50%, peraltro in un Consiglio superiore della magistratura che, sia pure ancora presieduto dal capo dello Stato, viene sdoppiato tra magistratura giudicante e inquirente, per segui(ta)re (al)la separazione delle carriere). L’obbligatorietà dell’azione penale, poi, verrà a sua volta subordinata ad una decisione legislativa su quali reati siano da perseguire “obbligatoriamente” e quali, al contrario, possano – anzi, debbano – essere tirati in causa solo dopo che sia stata realizzata una scala di altre priorità (in termini di reati da perseguire) anch’essa decisa dalla politica. Insomma, non riguarderà i processi (attuali) del premier, la riforma della giustizia varata dal governo, ma sembra concepita in modo tale che, come dice Berlusconi stesso, «Tangentopoli non ci sarebbe stata». Ovvero viene meno quella (maggiore) indipendenza del potere giudiziario che assicurava che la nostra politica, magari debitamente rafforzata nella sua, di indipendenza, attraverso la reintroduzione dell’immunità parlamentare – in un clima depolarizzato e libero da faziosità – non avesse troppo potere d’”influenza” sul- la magistratura. Potere che ora, se il Parlamento ap- proverà il testo licenziato dal Cdm, avrà. E che rende- rà un po’ meno giusta e libera la nostra democrazia. Read more

Napoli, Pd punta a strappare ballottaggio (E) chi è Morcone, il candidato di Bersani Un OK Corral tra Mastella e De Magistris Mentre destra, in vantaggio, litiga su suo

marzo 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quelle di Milano e del capo- luogo campano sono le due partite più importanti delle prossime amministrative. I candidati del Pdl partono con un discreto margine, chi “storicamente” (la Moratti), chi per la difficoltà mostrata dal centrosini- stra negli ultimi anni a risolvere i problemi della città (a Napoli). In entrambi i casi le numerose opzioni alternative possono però riaprire la partita. Nel capoluogo lombardo è quella dell’attuale presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri – insieme alla presenza di un candidato del terzo polo – che può costringere il sindaco uscente al ballottaggio. Nella città partenopea se da un lato la discesa in campo dell’ex pm complica la vita ai progressisti, dall’altra sarà difficile per il centrodestra centrare l’obiettivo al primo turno. E al secondo può accadere di tutto. Ma scopriamo chi è l’uomo scelto dai Democratici e vi raccontiamo le prime scintille della sfida tutta interna al centrosinistra con De Magistris. Chiamato a confrontarsi anche con l’ex ministro che lo accusa di «avermi rovinato la vita» con l’inchiesta Why not. di ANDREA SARUBBI* Read more

Il retroscena. Alle primarie Renzi (Veltroni) contro Bersani Ciuenlai

marzo 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il confronto tra la vocazione maggioritaria veltroniana e il nuovo centro-sinistra proposto dal segretario potrebbe tradursi in una sfida che vedrebbe contrapposti da un lato il sindaco di Firenze (probabilmente in ticket con Chiamparino), “adottato” dal leader del Lingotto da tempo alla ricerca di un “successore” e Pigi che vorrebbe coinvolgere in squadra Nichi, con il quale è in atto un avvicinamento de facto. di CIUENLAI Read more

Ritorno di Ferrara in tv è una buona cosa Purché faccia Ferrara e non il neo-Minzo Silvio ha il merito d’aver rotto egemonia Solo che l’ha sostituita con l’incultura… Sì a un confronto più libero (purché tale)

marzo 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Se la sinistra italiana ha smesso di pensare solo alla protezione e alla conservazione – anche se rimangono sacche di resistenza – il merito è del presidente del Consiglio. Che l’ha costretta a fare i conti con l’impopolarità delle proprie tesi ormai vetuste – sarebbe un errore pensare che il predominio di Berlusconi sia figlio solo dello strapotere televisivo; è comunicazione, ma nel senso di «connessione sentimentale» con un popolo di cui, pure, il Cavaliere ha cambiato anche qualche sinapsi “affettiva”, per usare/”proseguire” una/la metafora – e, di fatto, ha gettato i semi per la (ri)nascita di un centrosinistra che, come all’alba del boom economico, sia in grado – perché finalmente liberato dalle proprie ipoteche culturali – di assumersi la responsabilità di salvare e rifare grande – in un unico tempo – questo Paese. Ma deve andare fino in fondo. Che non significa fare la destra. Ma comprendere che oggi non c’è più nulla da conservare e “difendere” bensì bisogna ricreare ricchezza – economica, sociale, culturale – possibilmente non per redistribuirla, ma “distribuendo” il coinvolgimento in/di tutto il Paese. E’ bene che sia finita l’egemonia culturale di una sinistra “ricottara”, per dirla con (la «ricotta» di) Pasolini, l’importante è che questa sia ora (ri)sostituita da un dibattito pubblico e culturale libero, ma, come insegnava Monicelli, all’insegna dell’onestà e della responsabilità (lui diceva: «dell’uguaglianza») o la libertà sarà (è, oggi) solo una chimera, e costituisce in realtà un’altra forma di egemonia o di schiavitù. Un dibattito al quale, con (appunto) onestà e responsabilità – o anche “solo” con la forza della sua intelligenza e della sua cultura – può dare un contributo fondamentale il direttore del Foglio, a patto che scelga di aderire alla (nuova) causa (Risorgimentale) della costruzione del futuro dell’Italia e non soltanto a quella propagandistica del Cavaliere. Ferrara è uno dei maggiori intellettuali italiani. Ed è un riflesso condizionato della sinistra conservatrice indignarsi per il suo ritorno in tivù. Tutte le persone libere lo aspettano con entusiasmo. A condizione che lui, come (quasi) sempre, si confermi uno di loro. Read more

Ma dove sono le risposte del governo? Gozi: ‘Inflazione a 2.1% (+0.4 da dicembre) In media europea, ma cresciamo la metà” Numero dei laureati è più basso d’Europa Senza un presente, ed è peggio il futuro Il tempo è prezioso: e Berlusconi che fa? Decisioni subito o è meglio andare a voto

marzo 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

E’ stato ancora una volta il giornale della politica italiana a lanciare per primo l’allarme, ormai mesi fa, e sempre da il Politico.it è partita la presa di consapevolezza dell’autoreferenzialità di una nostra politica alla quale andava data una sola risposta: ricominciare ad avanzare (e, per chi fosse al governo, a recepire e mettere in atto) proposte concrete, perché la politica è questo e non il chiacchiericcio che lo stesso presidente del Consiglio ha mirabilmente definito il «teatrino della politica», salvo diventarne il principale animatore. Read more

***Il commento***
ALLE AMMINISTRATIVE PREVEDO SORPRESE
di LUIGI CRESPI

marzo 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

A cominciare da Milano, che il grande sondaggista ci invita a tenere d’occhio. Gli stessi rilevamenti possono non fotografare ancora una situazione in via di maturazione in cui gli italiani hanno voglia di cambiamento. E il centrosinistra, piano piano, si sta attrezzando. Il profilo di Bersani appare più solido e sicuro, il progetto invocato dal giornale della politica italiana, e sul quale i Democratici hanno “risposto” alla chiamata de il Politico.it, non è ancora quel disegno organico e complessivo per un completo ribaltamento di piano che è ciò che può salvare e rifare grande – in un unico tempo – questo Paese, e viene comunicato ancora senza consapevolezza, ma comincia ad esserci. Con un po’ più di coraggio, l’alternativa ci sarà. E la brama di voltare pagina che il nostro Paese, ancora sottotraccia, ha, potrà essere espressa e trovare soddisfazione. di LUIGI CRESPI Read more

Sì, il ministro Meloni lo ha (già) capito (?) Le “politiche giovanili” (come le culturali) hanno senso come costruzione di futuro Dell’intero Paese e quindi di suoi giovani (Vero) ministro ad hoc(?) è pres.del Cons.

marzo 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quando Pippo Civati, riprendendo uno spunto del giornale della politica italiana, al veltroniano Lingotto-2 del mese scorso fece notare che i protagonisti del Risorgimento – al quale tutti, in occasione della ricorrenza della nostra (?) Unità, fanno riferimento – erano giovani, si sentì rispondere che, sì, però nell’800 morivano anche prima. Come a dire che, avendo più tempo davanti, oggi si può cominciare ad essere protagonisti anche un po’ più tardi. Al di là della possibile (da un certo punto di vista, è sperabile) pretestuosità della risposta, vi si legge la concezione personalistica della nostra politica che ha questa politica autoreferenziale di oggi per cui lo scopo non è fare il bene del Paese, costruire il suo futuro, ma decidere – personalisticamente, appunto – a chi va il potere, che ne è il fine. La stessa concezione personalistica che richiamavamo stamane parlando delle donne: per cui molti uomini (ché loro, oggi, sono al potere e poiché le donne hanno il polso del valore decisivo della propria “metà” di contributo) concepiscono la questione femminile meramente come una questione di potere, ovvero quanti posti dai a me e quanti te ne tieni per te, quando invece è in gioco la maturità e la completezza (di sensibilità e di visione) di una politica che sia così in grado di preparare degnamente il domani. Perché il fine è, appunto, questo e non il potere, “semplice” strumento. Per la stessa ragione è impolitico considerare i giovani una categoria, così come i beni culturali. Nel secondo caso il giornale della politica italiana ha modo di raccontare ogni giorno la propria concezione: la cultura è la chiave per salvare e rifare grande questo Paese, e non ha alcun senso relegarla a comparto (nemmeno tanto rilevante) dell’azione di governo, quando è la chiave di volta di qualsiasi azione di governo che voglia restituire alla nostra nazione il posto che le compete nel mondo. E, appunto, nella (ri)generazione di cultura (stessa), e non (più) tanto nella conservazione dell’eredità del passato (che ci fu lasciata da altri italiani! Perché non dovremmo poterla (ri)generare oggi? Su questo, un punto comunque non piano e scontato, torneremo). Di più facile comprensione è il valore “generale” dei giovani: se la politica è la costruzione del futuro – quale è - e i giovani sono ad un tempo una parte di coloro che lo vivranno e quelli che vi sono più “vicini”, e che dunque meglio lo possono immaginare e realizzare in un modo che sia tanto più efficace e, appunto, “futuribile” – lungimirante – oltre ad avere quella marcia in più rappresentata dalla freschezza della gioventù che è la vera ragione per cui il Risorgimento non l’hanno fatto degli ottantenni (quali coloro che oggi ci governano), quanto sarebbe miope concepire le cosiddette “politiche giovanili” come se non fossero la politica nel suo complesso, come se lavorare per i giovani non significasse, in realtà, lavorare alla costruzione dell’(Intero) futuro - possibilmente attraverso l’impegno dei giovani stessi – e dunque fare politica tout court? L’invenzio- ne delle “politiche giovanili”, così come quella delle “politiche culturali”, è l’invenzione di una (classe) politica che non è più tale, che non ha più nulla da dire. E infatti coincide con l’inizio del declino dell’Ita- lia. Mettiamo da parte le “politiche”, e ricominciamo a fare politica. Ovvero a costruire il futuro del Paese. Read more

Talenti. Festa della donna, quello che sono di Marianna Bartolazzi

marzo 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana celebra l’8 marzo con una delle sue firme più giovani, donna non a caso (in tutti i sensi): per ciò che ci riguarda, perché il Politico.it è (anche) il giornale delle donne (e dei giovani), donne che compongono (non a caso, ancora) la maggioranza del gruppo redazionale. Perché l’Italia, come il resto del pianeta, ha bisogno, in politica, di una metà-sensibilità femminile che oggi si nega. E per raggiungere l’equilibrio, non, dei rapporti “quantitativi” tra donne e uomini, ma della propria migliore espressione è necessario (ri)cominciare dando qualcosa di più a quella metà costretta in spazi indegni (in senso letterale) da una Storia nella quale, in mancanza della civiltà (proprio per questo), ha prevalso la forza (bruta?). Oggi che stiamo (ri)costruendo la civiltà lo possiamo fare, e lo faremo sempre meglio, proprio grazie alla metà del ruolo delle donne. Che su il Politico.it è già preminente. E si vede. E si sente. Marianna ora. Donna non a caso. di MARIANNA BARTOLAZZI Read more

In Francia Le Pen prima (!) nei sondaggi Modello (mancata) integrazione sbagliato Da noi coniugare subito identità/apertura O il fenomeno-Lega andrà a (ri)esplodere

marzo 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Quando la nostra immigrazione raggiungerà – e supererà – i livelli di quella, storicamente, francese. Lo abbiamo scritto la scorsa settimana: la nostra nazione non può limitarsi a rappresentare un luogo nel quale si vengono a trovare semplici “ospiti” di diversa provenienza. Chi vuole vivere in Italia deve poter aspirare a diventare italiano. In tutti i sensi. Portando la propria ricchezza culturale. Ma nel corso di un’integrazione che, per essere veramente tale, deve appunto prevede un’assimilazione (in senso stretto) degli iniziali corpi culturali esterni in un “regime” nazionale che riconosca la propria originale peculiarità. Il che si fa molto meglio rilanciando che non nella chiave – tipica dei movimenti xenofobi – difensiva e conservatrice: l’Italia può conoscere un proprio nuovo Rinascimento, se, attraverso un rinnovato Risorgimento, torna a fare della cultura il proprio ossigeno e, producendo il meglio nei campi scientifici, culturali, artistici riassolve alla propria funzione storica di culla della civiltà, restituendo al mondo anche un riferimento – appunto culturale – da (in)seguire. In questa chiave il contributo delle altre culture può essere decisivo nel migliorare, nel perseguire la crescita costante, e non nel cambiare o nell’imporre una impossibile – e controproducente – convivenza tout court. Fatta salva la libertà di culto, fondamento di una società liberale, dobbiamo tendere insieme a fornire nuova conoscenza e nuovi modelli per la costruzione (planetaria) del futuro. La stessa (nuova) integrazione, ad un tempo identitaria e aperta, può rappresentare il primo contributo dell’Italia, paese di migranti, alla predisposizione del domani. Read more

Quando il merito (politico) batte il populismo (qualunquista) V. Falco

marzo 7, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il caso dell’ex ministro tedesco Guttenberg, dimessosi per avere copincollato dal web qualche stralcio della tesi di dottorato. L’onestà e la responsabilità del gesto delle dimissioni hanno pagato: in pochi giorni oltre mezzo milione di cittadini tedeschi sono diventati fan della sua pagina Facebook, e in Germania si chiede a gran voce che possa tornare al governo. Quando la politica è quella con la maiuscola, condotta nel solo interesse del Paese – come dimostra la disponibilità a lasciare incarico e relativi (cospicui) emolumenti di fronte ad un proprio ”errore” accertato – la nazione ne prende atto e dall’antipolitica si passa – si torna – ad una grande passione civile, che contagia (dal gesto di Guttenberg) l’intero popolo. Con questo pezzo sul possibile cambio di tendenza per ciò che riguarda il rapporto tra politica e cittadini – molto più difficile da noi, in tutte le direzioni, almeno finché sarà al potere l’attuale classe politica autoreferenziale di oggi – comincia la sua collaborazione con il Politico.it Virgilio Falco, già dirigente nazionale della Giovane Italia che a sua volta ha lasciato ogni incarico (e il Pdl) per prendere le distanze dall’autoreferenzialità della leadership berlusconiana. Dopo Giulia Innocenzi e Antonio De Napoli, dopo Dino Amenduni e Riccardo Maraga, dopo Marianna Bartolazzi, Marianna Madia e Annalisa Chirico un altro dei nati della “generazione ’80″, gli (attuali) under 30 sceglie il giornale della politica italiana per portare il proprio contributo alla costruzione del futuro dell’Italia. il Politico.it è il principale laboratorio nel quale si preparano la politica, e quindi il Paese, di domani. E inevitabilmente è qui che si ritrovano i suoi (futuri) principali protagonisti. La generazione dei nati dopo il 1980 è la prima a non avere un rapporto diretto di cooptazione con l’attuale classe al potere; è la prima, vera generazione post ideologico-novecentesca; e mostra di avere una maggiore responsabilità. E’ di qui, in tutti i sensi, che passa il nostro futuro. Saranno loro a salvare e a rifare grande – in un unico tempo – l’Italia? di VIRGILIO FALCO Read more

Ecco il piano casa di una grande nazione Stop al consumo di (prezioso!) territorio Ristrutturazioni per restituir(ci) bellezza All’insegna d’una totale ecocompatibilità Significa (quasi) autosufficienza energia E (nuovo) Paese che torna a risplendere

marzo 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

A Cassinetta di Lugagnano hanno già posto un freno alle nuove costruzioni. Che si mangiano lo spazio (e l’ambiente). Altro oro (insieme all’acqua pubblica) delle future generazioni. Matteo Renzi a Firenze sta andando in questa direzione. A Milano l’architetto Stefano Boeri ha proposto, innanzitutto, di risolvere il problema della casa recuperando le decine di migliaia di appartamenti sfitti nel centro della città. Ora immaginate di applicare a tutto questo (come in parte i “nostri” stanno già facendo) un nuovo regime estetico ed architettonico e la riconversione ecocompatibile delle abitazioni. Lo stile delle nostre città – ma anche dei nostri piccoli paesi, dove d’altra parte la conservazione tende ancora a precedere lo scempio di una presunta modernizzazione che nella maggior parte dei casi, in mancanza di direttive generali, finisce spesso per coincidere con un imbruttimento – non può più essere lasciato alla mercé delle scelte estemporanee – e spesso motivate da altro rispetto all’obiettivo di rifare bella l’Italia – dei singoli gruppi di lavoro. E’ doverosa una scelta strategica che ci restituisca un nostro stile, moderno (innovativo) ma compatibile con la nostra storia, la nostra cultura, la nostra civiltà. La struttura energetica delle abitazioni è la prima ragione della nostra dipendenza dal provvigionamento da altri Paesi. In due direzioni. Nel senso dell’accrescimento del fabbisogno attraverso l’aumento degli sprechi, che non riguardano solo i nostri vecchi acquedotti più facilmente oggetto delle attenzioni dei filantropi che ci vogliono evitare salassi non necessari, ma anche la nostra gestione energetica. E nel senso che le case possono diventare canali di approvvigionamento energetico tout court e dunque accrescere la “produzione” interna. E’ oggi “disponibile” un “modello” di (ri)costruzione che consente la riduzione dei consumi attraverso (anche) il miglioramento del sistema e quindi la riduzione degli sprechi. E le rinnovabili offrono la possibilità di una quasi totale autarchia energetica degli stessi, singoli edifici. Immaginate ora di coniugare lo stop al consumo del territorio con il recupero alla bellezza e alla fruibilità delle nostre costruzioni declinata nel senso di una riconversione all’ecocompatibilità e allo sfruttamento dell’energia solare (e, magari, non solo). Si ottengono quattro, fondamentali risultati in un solo momento: si recupera la bellezza salvaguardando la naturalità dei nostri ambienti, con la cultura il più grande patrimonio “naturale” (appunto) del nostro Paese; si preserva come detto il patrimonio inestimabile del nostro territorio; si riduce lo spreco, il costo, la dipendenza da altri Paesi dal punto di vista energetico; si favorisce un risparmio incommensurabile – dopo un primo investimento, che va favorito appunto attraverso una nuova e più lungimirante versione del piano casa – di ogni famiglia e di ogni cittadino. La rivoluzione culturale è la nostra liberazione dai lacci e dai lacciuoli che ci siamo imposti in secoli di storia e in tempi più recen- ti. Facciamolo anche con le risorse fisiche e ambien- tali, e nessuno potrà comparare il nostro boom. Read more

***Diario politico***
PRESCRIZIONE BREVE, LA NUOVA LEGGE AD PERSONAM DI SILVIO
di GINEVRA BAFFIGO

marzo 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Che forse verrà ritirata. Anche perché in presenza dell’elemento risolutivo del certificato di nascita che dimostrerebbe come Ruby, nei giorni di Arcore, fosse già maggiorenne, il presidente del Consiglio potrebbe non averne bisogno. Anzi: rischierebbe di esserne danneggiato proprio nel tentativo di uscirne “pulito”. Pure se sul tavolo resta l’accusa di concussione. Scopriamo in ogni caso di che si tratta. E qual è lo stato dell’arte del confronto nella maggioranza. Le Regioni chiedono il rispetto dell’accordo di dicembre col governo sulla fiscalità municipale. E poi Fini che assicura: «Niente elezioni per quest’anno». Il rac- conto, all’interno, è di Ginevra Baffigo. Read more

L’intervento. Federalismo in salsa leghista, il sud reagisca F. Laratta

marzo 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Significa, data la concentrazione di ricchezze nel nord «motore econo- mico-produttivo del Paese» e la scelta, con la riforma, di «ridurre i trasferimenti dallo Stato» agli enti locali, un sud che avrà ancora meno risorse da gestire. E rischia il patatrac definitivo. Colpa anche sua: da decenni il nostro meridione è territorio (non solo, ma soprattut- to) di sprechi, «clientelismo, corruzione, malaffare». E una delle leve positive di un federalismo che non dimentichi la dimensione nazionale è proprio la cosiddetta “responsabilizzazione”: ognuno è “costretto” a reggersi sulle proprie gambe, e se non vuole cadere è obbligato, se non lo sta già facendo, a raddrizzare il proprio comportamento. Ma quello della Lega è un provvedimento punitivo. E soprattutto non costruisce nulla per il futuro. Continua a mancare (di) un progetto organico e complessivo per salvare e rifare grande l’Italia. Tutta. Anche per questo, appaiono ancora più gravi le responsabilità di un’opposizione che non sa rappresentare la faccia positiva della medaglia della nostra politica. Ci prova il deputato del Pd, che dalle colonne del suo giornale lancia questo appello ad una (ri)presa di coscienza di un Mezzogiorno dalle potenzialità straordinarie, che sta solo a lui – e ad un governo centrale finalmente responsabile – sfruttare e realizzare. In attesa che anche «a Roma» cambino regime (in tutti i sensi). di FRANCO LARATTA* Read more

***L’editoriale***
MA IL FUTURO SARA’ MIGLIORE DEL PRESENTE
di LUIGI CRESPI

marzo 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il governo rifiuta di accorpare amministrative (il 15 e 16 maggio) e referendum (probabile il 12 giugno) per non favorire il raggiungimento del quorum in quesiti che sono avversi ad alcune sue decisioni/scelte “strategiche” (?; privatizzazione dell’acqua, ritorno al nucleare, legittimo impedimento) e butta, così, 300 dei nostri milioni (di euro) per i costi maggiormente elevati dell’organizzazione di due consultazioni separate. Stiamo toccando il fondo; ma la vitalità che si registra su queste pagine, le sole sulle quali si ragioni – in modo insieme alto e concreto – di futuro dell’Italia, e altri segnali più generali – come il successo dell’intervento di Benigni al festival di Sanremo e il contemporaneo crollo d’ascolti di uno dei programmi-simbolo del nostro decadimento culturale, l’Isola dei Famosi – dimostrano che non solo ce la si può fare, ma abbiamo già cominciato a farcela. L’importante è sapere che, responsabilmen- te, il futuro dipende da ciascuno di noi. Ora.
di LUIGI CRESPI Read more

***Il commento***
IL NICHILISMO POLITICO DI BERLUSCONI di GAD LERNER

marzo 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al presidente del Consiglio non importa più di nulla (tranne che dei propri processi e dell’orgoglioso mantenimento del potere). E per questo può fare di tutto. L’avevamo rilevato ad inizio settimana, con Crespi, nel sottolineare l’indifferenza con la quale trattava il desiderio per l’adozione da parte dei single e del riconoscimento pubblico delle coppie gay, le cui speranze aveva ridotto in brandelli in pochi secondi al solo scopo di riassicurarsi il sostegno della Chiesa. Lo rileviamo nell’atteggiamento tenuto ieri, quando – oltre ad avere accosentino, se non stabilito personalmente, a che il governo chiedesse l’ennesima fiducia nel più totale spregio delle prerogative parlamentari – nel dire sì (tout court, a prescindere) al federalismo della Lega è arrivato ad indossare il fazzoletto verde – un altro sfregio alla propria funzione di primo ministro della nostra nazione – pur di fare tutto per rinsaldare la maggio- ranza e dunque le proprie possibilità di andare fino in fondo. A quest’ultimo riguardo, la conseguenza più politicistica – e poi politica – è che il premier sembra disposto a lasciare cannibalizzare il Pdl da parte delle stesse camicie verdi, lasciando loro (una parte del)la propria eredità politica, dato che neppure del suo partito (?) gli interessa alcunché, se non in quanto strumento per il perseguimento dei propri scopi. Una delle facce del leaderismo. Lo stesso che caratterizza il rapporto tra Vendola e Sel. Ma questo è un altro discorso. Chiosa sul primo il con- duttore de L’Infedele. di GAD LERNER Read more

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