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Talenti. Sinistra Ecologia e Libertà, questioni di coerenza Bartolazzi

febbraio 28, 2011 di Redazione 

La coerenza (?) di Vendola che parla di “nuova stagione” ma si prepara ad iniziarla con una classe dirigente (quella appunto di Sel) vecchia di trent’anni (della quale lui stesso, del resto, fa parte) preferendo criticare Pd e Pdl per quelle primarie che, però, (anche) Sinistra Ecologia e Libertà a livello locale chiede solo quando non ha già stretto un accordo di vertice con la propria oligarchia. La coerenza di annunciare un’altra politica rispetto a quella berlusconiana di cui però l’impianto leaderistico del partito (?) di Nichi è la precipua riproduzione. E il valore di una proposta politica si vede (anche, o soprattutto) da questo e non soltanto dalla qualità estetica di una convention (dalla quale continuano però a mancare i progetti concreti) o dall’efficacia di un’intervista in tivù. di MARIANNA BARTOLAZZI

Nella foto, il presidente della Puglia: «Ma senti che dicono questi», in un tono sarcastico imbarazzato

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di MARIANNA BARTOLAZZI

“Marianna, sto ascoltando Niki Vendola, e mi viene da piangere per la commozione”.

Ah. No, per carità, un intervento, il suo, ieri alla convention “Cambia l’Italia” (che poi non so come chiamarla – convention, comizio, manifestazione, lancio di campagna elettorale- ma per quale campagna elettorale?) veramente memorabile, per dirla alla Benigni.

Vendola ha la capacità di far suo un linguaggio “non per tutti” e di fare in modo che le sue parole arrivino a tutti. C’è da riconoscerglielo.

Suggestivi anche i ragionamenti espressi, dalla necessità del crollo degli imperialismi comunisti, ancora così vividi nell’immaginario della sinistra italiana, alla difesa della scuola pubblica, alla richiesta che il premier venga scelto dalla politica, e non sia un esterno.

Bello, sì. Ma non posso non pensare che ci sia qualcosa che non va.

È forse perché io sceglierei un altro candidato premier? No. È perché mi ha urtato questo gioco, ormai abusato, dello “Stuzzica il Pd”, lanciando la candidatura di Rosy Bindi, mentre tutta l’Italia ridacchiava alla risposta piccata dei dirigenti democratici (ai quali direi, serenamente e pacatamente: ma perché ci cascate sempre? perché?????)? Neanche.

È che i partiti non sono solo convention (o comizi, o manifestazioni, ecc.) nazionali; non sono solo belle interviste a “Che tempo che fa”, contraddittori tv, manifesti accattivanti affissi nelle nostre città.

I partiti si mettono alla prova anche nei piccoli centri, anche nelle tornate amministrative che nessuno ricorda, anche quando il simbolo non è la bella faccia pulita di Niki, ma quella di una classe dirigente, che sta lì, sempre la stessa, da trent’anni.

I partiti si vedono anche in questo, quando costringono il tavolo della coalizione cittadina a non scegliere il metodo delle primarie per l’individuazione del candidato sindaco, perché la dirigenza regionale ha già contrattato dove ci sarà il proprio candidato e dove no. Le primarie “sono il valore aggiunto del centrosinistra, la forma e la sostanza di una stagione nuova”. Davvero? Beh, probabilmente nelle periferie d’Italia indossiamo ancora gli abiti della vecchia stagione.

Che dire poi, di quei comuni in cui esiste più di un circolo dello stesso partito, non per ovviare all’estensione territoriale, ma perché i “compagni” hanno litigato e ciascuno si è aperto il suo circolo (chiaramente con diritto di voto e di veto al tavolo del centrosinistra)?

Più che una stagione nuova mi sembra l’incarnazione del vecchio motto della “Casa della Libertà” guzzantiana (cercate di ricordarlo, non posso scrivere parolacce!).

Ad ultimo, vorrei dare un consiglio, modestissimo (in fondo, chi sono io?) a Vendola, che stimo, e con il quale vorrei vincere e costruire un Paese diverso. Non basta il volto nuovo del leader. Voi siete la Sinistra, quella con la S maiuscola. E allora si deve valutare il valore del gruppo. E il vostro gruppo è vecchio. Troppo facile criticare il Pd o il Pdl in questo campo. Se un partito del 10% presenta ancora la stessa identica dirigenza dei partiti che lo hanno formato, che hanno perso e riperso le elezioni, e che pensano di essere il nuovo solo perché in tv non si vedono, non è un partito destinato a durare. Perché prima o poi le persone se ne accorgono e, soprattutto, con le vecchie idee non si può creare niente di nuovo.

MARIANNA BARTOLAZZI

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