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Pillola del giorno dopo, il Cnb propone l’obiezione di coscienza per il farmacista di A. Chirico

febbraio 28, 2011 di Redazione 

E’ l’ideologia – e non il legittimo impegno – antiabortista, la cui principale “portavoce” – dopo Giuliano Ferrara – è, oggi, il sottosegretario alla Salute (?) Eugenia Roccella, che mira a negare un altro dei nostri (delle donne) diritti. Il parere del Cnb non è vincolante e il rifiuto alla vendita della pillola resta un reato. Ma il clima, «antiscientifico e oscurantista», è lo stesso. «Antiscientifico» perché è la stessa scienza a stabilire – come dire, scientificamente – che la pillola del giorno dopo non procura l’aborto. E del resto è in vendita (libera) in tutto il resto del Vecchio Continente. Contemporaneamente, i farmacisti non vogliono rinunciare al monopolio del servizio pubblico. Delle due l’una: o le farmacie vanno incontro alle esigenze (e al “credo”) di tutti oppure siano liberalizzate, così che ci possano essere «farmacie laiche, cattoliche, buddiste» e a tutti sia (appunto) offerto il servizio che legittimamente richiedono. Come dicono a Genova, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. O ci si trova di fronte ad un altro “privilegio” che riduce ulteriormente le nostre libertà. di A. CHIRICO

Nella foto, la Ru-486

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di ANNALISA CHIRICO

Il documento del Comitato Nazionale di Bioetica, che riconosce il diritto all´obiezione di coscienza anche per i farmacisti, dimostra che l´organo di consulenza (e di nomina) governativo è diventato ormai un fortino reazionario, al di sopra della legge e della scienza.

In primo luogo va detto che si tratta di un parere non vincolante. Il rifiuto di vendere la pillola del giorno dopo dietro regolare presentazione della ricetta medica continua, dunque, a configurare un reato per interruzione di pubblico servizio. La vittima dell´imposizione di coscienza ha il diritto di sporgere denuncia.

In secondo luogo, è sempre più chiaro che il “monopolio etico” del Cnb nei confronti del decisore pubblico si fonda su un´ideologia oscurantista e antiscientifica, tanto cara al sottosegretario Eugenia Roccella. Il Cnb si ostina ad attribuire a un contraccettivo d´emergenza – perché tale è ritenuto dalla comunità scientifica internazionale – un effetto abortivo che non esiste. Tanto che il ginecologo Carlo Flamigni, membro dell´organo, ha abbandonato la seduta parlando apertis verbis di “disprezzo per la scienza”. E già nel 2008 lo storico della medicina Gilberto Corbellini si era dimesso perché il Comitato serviva “solo a chi si prefigge di brandire la bioetica contro la libertà di ricerca e l´autodeterminazione”.

Si tratta, insomma, dell´ennesimo rigurgito proibizionista. Se le farmacie desiderano poter scegliere che cosa vendere, allora rinuncino ai privilegi monopolistici del servizio pubblico e accettino le regole del mercato. A quel punto potranno esserci farmacie laiche, cattoliche, buddiste… e il consumatore saprà orientarsi in un regime di libera concorrenza. Oggi, invece, i farmacisti rifiutano la liberalizzazione e pretendono la prerogativa dell´imposizione.

Insieme all´Associazione Luca Coscioni abbiamo raccolto migliaia di firme per far sì che la pillola del giorno dopo possa essere acquistata senza ricetta medica, come avviene nel resto d´Europa. Anche in Marocco è possibile acquistarla come un normale farmaco da banco, e così l´ha catalogata l´Organizzazione mondiale della sanità. In Francia e in alcune città inglesi la pillola è fornita gratuitamente alle minorenni.

Nel nostro Paese a sovranità limitata, invece, l´informazione sessuale a scuola è bandita (per il Pontefice addirittura “minaccia la libertà religiosa”). L´accesso alla contraccezione non viene facilitato, ma ostacolato attraverso singolari adempimenti burocratici. E adesso il Cnb celebra solennemente la discrezionalità delle farmacie. Altro che preliminari.

ANNALISA CHIRICO

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