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***L’opinione***
LIBIA, C’E’ CHI GIA’ SI FREGA LE MANI PER GLI AFFARI DEL DOPO-GHEDDAFI
di FRANCO MONTORRO

febbraio 24, 2011 di Redazione 

E’ una delle maggiori firme del giornalismo italiano. Direttore storico della grande stampa specializzata del mondo del basket, prima a Giganti poi per ben sette anni alla guida del principale settimanale sportivo del nostro Paese, Superbasket, precursore dello sbarco della carta stampata sul web (in Italia), è da sempre un attento osservatore delle nostre vicende nazionali. Comincia oggi la sua collaborazione con il Politico.it Franco Montorro, forse la più prestigiosa tra le firme che hanno segnato queste pagine nei loro primi due anni di vita. E, naturalmente, il direttore avrà (è proprio il caso di dirlo) campo libero, spazierà dalla politica allo sport, in questo suo “canale” che – oltre ad occupare la posizione di apertura ad ogni nuova uscita – troverà una collocazione privilegiata e stabile nella fascia “nobile”, di spalla, della nostra home page, offrendo così ai lettori del giornale della politica italiana un nuovo sicuro punto di riferimento nella lettura dei fatti della nostra politica e non solo. A cominciare – appunto – dalla crisi libica. Affronta il tema più spinoso di queste ore, il direttore. Ecco perché l’Europa non si fida di noi (di Lui) e cosa abbiamo (?) da guadagnare davvero dalla ormai «scontata» caduta di Gheddafi. E’ proprio (ancora) il caso di dirlo, buona lettura. di FRANCO MONTORRO

Nella foto, Muhammar Gheddafi: sembra dire, “Calma, sono ancora in sella” (purtroppo)

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di FRANCO MONTORRO

A volte, anche la forma ha la sua importanza. Nei rapporti con la Libia di Gheddafi, anche l’Italia ha marciato fra connivenza e tolleranza in nome, ovvio, dell’unico dio universalmente riconosciuto: il denaro. Però, non dico il Governo Berlusconi, ma Silvio Berlusconi ha passato ogni limite di decenza, come si è visto già dalla promessa di regalare un’autostrada nel 2004, nel trattato 2008 e nell’assuefazione ad ogni sparata del colonnello. Per ottenere in cambio cosa? Il mantenimento dei rapporti commerciali, basati soprattutto su grandi opere e sulla fornitura di combustibile ignorando ogni questione riguardante i diritti umani: sia sul suolo libico, sia in partenza da quella terra verso il punto più a Sud d’Italia e d’Europa, Lampedusa.

Tutti sapevano, ma nessuno come l’attuale Presidente del Consiglio ha preferito al distacco, alla sopportazione, al sorriso di convenienza diplomatica ed economica l’aperta approvazione.

Il passo dalla stretta di mano al baciamano lo ha fatto solo lui; il passaggio dalla minima accoglienza diplomatica alla tenda a Villa Pamphili è tutto italiano; il passeggio dei cavalli berberi e delle 200 veline per Gheddafi lo abbiamo organizzato noi (lui).

L’Europa è giustamente sospettosa nei confronti dell’Italia e cauta nel prendere iniziative. Non ci sta scaricando, ma sta riflettendo sull’attendibilità di un alleato che fino a ieri si diceva fiero dell’amicizia con Gheddafi e che oggi chiede aiuto per un’emigrazione di milioni di persone che appare un po’ esagerata come valutazione. Scusate: perché i libici dovrebbero scappare se si apprestano a stare meglio? O dobbiamo aspettarci un’onda migratoria da parte di ex fedelissimi del Colonnello? Difficile credere che la caduta del regime possa favorire ulteriormente il traffico già organizzato, anzi.

Piuttosto, e in conclusione, siamo sicuri che in Italia non ci sia già chi si sta fregando le mani all’idea di poter avere più spazio d’azione nella gestione dell’immenso patrimonio energetico che ovviamente sarà più facilmente disponibile dopo la scontata caduta di Gheddafi? Finirà che fra qualche tempo sentiremo registrazioni telefoniche di gente, italiana, che dirà di ridere sotto i baffi ma a crepapelle, al pensiero, del business che si prospetta una volta concluso il terremoto politico in Libia. Ne sappiamo qualcosa, dopo il terremoto vero e proprio all’Aquila.

FRANCO MONTORRO

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