Top

Libia, l’Italia è (del tutto) senza una guida Silvio: “Non è che ci sparano addosso?” Dini: “Per me meglio tenerci Gheddafi…” Lega chiede aiuto a Ue (da lei) rinnegata Ipotesi intervento militare franco-italiano Gozi: ‘Che cosa pensa il governo di ciò?’

febbraio 24, 2011 di Redazione 

Il segretario alla Difesa americano Gates propone un intervento umanitario di italiani e francesi per fermare il genocidio dei libici da parte di un altro libico. Il Pd chiede una risposta del governo. Ma a palazzo Chigi regna il caos. Di fronte alla prima vera crisi diplomatico-internazionale che coinvolge il nostro Paese, il governo del miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni va in crisi (lui). Colpa del pasticcio dell’amicizia col dittatore, di un ministro degli Esteri inadeguato e del- la mancanza di una piattaforma (geo)politica “reale” (e non solo autoreferenziale). di ANDREA SARUBBI*

Nella foto, le proteste davanti all’ambasciata libica a Roma

-

di ANDREA SARUBBI*

L’Europa deve essere minima e indispensabile: neppure i trattati istitutivi della Comunità economica europea si immaginavano che l’Europa dovesse essere la massima possibile. I fondatori erano mossi da un solo scopo, sintetizzato nello slogan “Mai più guerre nel nostro continente”: l’unica cosa che serve è dunque un sistema politico istituzionale che impedisca agli Stati membri di non farsi guerra tra di loro. Il federalismo sposta i poteri verso il basso, non verso l’alto: la cessione di sovranità verso istituzioni europee è dunque contraria ad ogni buonsenso politico. Siamo euroscettici, anche se al Parlamento italiano abbiamo votato a favore del trattato di Lisbona: meglio euroscettici che eurocoglioni. Ce ne sarebbero molte altre, ma per motivi di tempo mi fermo qui: avete appena letto un breviario minimo delle dichiarazioni leghiste sull’Ue, quando ancora non serviva l’aiuto dell’Europa per affrontare la crisi libica. Era la Lega di Maroni che oggi chiede all’Europa di passare dalle dichiarazioni ai fatti, la Lega di Bricolo che oggi rimprovera all’Europa di nascondersi, la Lega di Zaia che invita l’Europa ad essere diligente e non latitante. Solo Borghezio, quello degli eurocoglioni, è rimasto zitto, per coerenza. Ma potrebbe ripensarci: non mancheremo di tenervi aggiornati.

L’Europa deve intervenire? Sì, certamente, anche se l’Italia non se lo merita. Non nel senso che non ne abbiamo diritto – in quanto Stato membro, ci mancherebbe – ma proprio nel senso che non ce lo meritiamo, visto che finora abbiamo gestito tutti i rapporti in chiave bilaterale. L’Europa deve svegliarsi? Sì, perché finora ha guardato soprattutto ad est e non si è mai preoccupata troppo di quello che accadeva a sud. Ma è altrettanto vero che le antenne del Mediterraneo dovevamo essere noi, e non mi risulta che da Roma siano mai giunte a Bruxelles grandi richieste di aiuto per la democrazia in pericolo nel Maghreb.

E con quale faccia chiediamo all’Europa di intervenire, oggi, se noi non prendiamo ufficialmente le distanze da quello che sta accadendo? Ieri mi era sembrato di vedere una svolta, con i due interventi di Frattini in Parlamento: più timido e impacciato alla Camera, più deciso al Senato, dove ha detto testualmente che “a tutto c’è un limite” e che “niente potrà mai giustificare o perdonare” questi “comportamenti che stanno offendendo i diritti umani basilari”. Ben svegliato, amico mio, ma comunque meglio tardi che mai. Ci saremmo aspettati, allora, una presa ufficiale del governo: qualcosa di grosso, qualche atto diplomatico che segnasse le distanze da Gheddafi e che sostenesse la richiesta di democrazia; ci siamo dovuti accontentare, invece, di una dichiarazione privata di Berlusconi a un ministro, da quest’ultimo rivenduta alle agenzie di stampa, in cui il presidente del Consiglio dava a Gheddafi del “pazzo” e temeva per l’incolumità dell’Italia stessa (“Ci ha già sparato un missile una volta, non è che ce ne tira un altro contro?”).

Nel frattempo, secondo quanto prescritto dal manuale del cerchiobottismo, Lamberto Dini – che non è uno in prestito alla maggioranza, ma l’attuale presidente della Commissione Esteri del Senato – rilasciava a Repubblica un’intervista di tutt’altro tenore: “Non abbiamo buone ragioni per volere la caduta di un leader che oggi intrattiene buoni rapporti con tutta la comunità internazionale”.

Riassumendo: il ministro degli Esteri ha ormai abbandonato Gheddafi, il presidente della Commissione Esteri del Senato fa ancora il tifo per lui, il presidente del Consiglio non sa quali pesci pigliare e quindi evita di schierarsi, per paura di rimediare un altro missile su Lampedusa. Se tutto ciò avesse un motivo nobile, tipo la preoccupazione per la sorte degli italiani rimasti in Libia, questa esitazione sarebbe umanamente da comprendere; così, però, non sembra, altrimenti Palazzo Chigi avrebbe già invitato tutti i nostri connazionali a lasciare il Paese immediatamente, per poi essere in grado di tenersi le mani libere.

La realtà, purtroppo, è che questo governo non sa davvero cosa fare: per ora continua a nascondersi dietro l’Europa, ma se l’Europa si scansa sono guai.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom