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Libia, il rischio dell’isolamento per l’amicizia con G. Giulia Innocenzi

febbraio 24, 2011 di Redazione 

Il genocidio libico è l’orrore più grande al quale assistiamo – dalle “nostre parti” – dai tempi delle due guerre mondiali e dei regimi totalitari. E, del resto, si tratta della “stessa” cosa. Lasciamo comunque da parte non, ovviamente, le morti ma, prima, la questione legata alla nostra dignità di Paese democratico e civile portato dal suo capo di governo a stringere rapporti privilegiati con personaggi del calibro di Gheddafi, Lukashenko, Ben Ali. Lo ha fatto, si dice, anche in ragione della realpolitìk. Lasciamo pure da parte anche che questo si traduce, in realtà, in una mera convenienza a volte (come nel caso dei legami con Putin) strettamente personale, nell’adempimento della propria funzione di primo ministro. Ma è proprio per ragioni di realpolitìk, scrive stamattina la giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Annozero, che è scellerato avere scelto i dittatori come nostri partner strategici: la situazione poliico-diplomatico-strategica nella quale ci siamo venuti a trovare in queste ore, con il rischio di un’alienazione rispetto alla stessa Unione Europea e in generale dall’occidente per la “nostra” (?) persistenza al fianco di un uomo (?) che sta facendo strage del suo stesso popolo, ne è, oggi, la prova più evidente. Al di là di ogni teoria morale. di GIULIA INNOCENZI

Nella foto, Silvio baciamano di Gheddafi

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di GIULIA INNOCENZI

Secondo il governo il pericolo di adesso è il fondamentalismo islamico nei paesi arabi e gli immigrati che dovrebbero arrivare a frotte. Quasi niente sul pazzo che avrebbe già ammazzato 10.000 suoi connazionali, magari aiutato dalle armi che gli abbiamo fornito noi, visto che l’Italia sarebbe il primo esportatore di armi alla Libia. Non a caso i manifestanti fuori dall’Ambaciata libica ieri urlavano “Berlusconi vergogna”.

Mi chiedo: ma se avessimo agito prima, cioè se anziché riverire Gheddafi come un messia e gli altri dittatori amici suoi avessimo cercato di conoscere le esigenze dei libici e dei popoli vicini, ci troveremmo oggi di fronte a un’intera area del mondo e a centinaia di milioni di persone che sono senza un governo e in mezzo a una transizione delicatissima?

E cioè: non è che il rischio di 2-300.000 immigrati clandestini e del fondamentalismo islamico ce lo siamo procurato da soli, con la cantilena che gli arabi era meglio farli governare da un dittatore che almeno garantiva stabilità e allontanava il terrorismo? Veramente credevamo che la “stabilità” con regimi sanguinari del genere sarebbe potuta durare a lungo?

Ecco, mi spiegate quindi perché ora dovrei continuare a credere a questi signori?

GIULIA INNOCENZI

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