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Libia, per Italia che non vuol “disturbare” una Francia che si assume responsabilità “Quei popoli reclamano i nostri valori”
di THOMAS DJEZZANE

febbraio 23, 2011 di Redazione 

Sono i nostri cugini, il Paese che, per posizione geografica e storia (non dimentichiamo che la nostra stessa Unità, che oggi festeggiamo, è figlia – anche – del contributo di Napoleone, primo presidente della Repubblica italiana come ricordava Livio Ricciardelli), ci è più “vicino”. Come si comportano i francesi, con un passato coloniale come il nostro – noi in Libia, loro in Tunisia e in Algeria – di fronte alle rivolte nel Nordafrica? Con molta più prontezza di riflessi, come ci racconta il nostro corrispondente da Parigi.           

Nella foto, un accorato Nicolas Sarkozy

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di Thomas DJEZZANE

Per il suo passato coloniale (la Tunisia è stata sotto il protettorato francese tra il 1881 e il 1956, l’Algeria è stata colonia per 132 anni…) mais anche per i legami che la uniscono a questi Paesi rivoluzionari – a titolo d’esempio, la nazione presieduta da Nicolas Sarkozy è tutt’oggi il primo partner commerciale della stessa Tunisia – la Francia non poteva restare indifferente a quello che accade nel mondo arabo. E anche se all’inizio delle contestazioni al regime di Ben Ali – e quindi alle prime violenze – il Paese della dichiarazione dei diritti dell’uomo è rimasto inerte, non si è poi fatto scrupolo di denunciare le centinaia di morti in Nordafrica. Ultimo atto, l’impegno del portavoce del ministero degli Esteri Bernard Valero: «Ci sono state troppe violenze in Libia in queste ultime quarantottore e l’uso sproporzionato della forza non è accettabile», sottolinea facendo riferimento alla repressione che ha provocato più di 200 morti secondo l’organizzazione in difesa dei diritti dell’uomo Rights Watch.

Par son passé de colonisateur [La Tunisie a été sous protectorat français entre 1881 et 1956, l'Algérie a été colonisée pendant 132 ans....] mais aussi par les liens qui l’unissent à ces pays révolutionnaires -à titre d’exemple, le pays dirigé par Nicolas Sarkozy est le premier partenaire commercial de la Tunisie – la France ne peut pas rester indifférente à ce qui se passe dans le monde arabe. Et même si au début des premières contestations contre le régime de Ben Ali – et donc des premières violences – le pays des droits de l’homme est resté muet, il ne se gène pas aujourd’hui pour dénoncer les violences qui font des centaines de morts dans les pays révolutionnaires. Dernier acte en date, les propos du porte-parole du ministère des affaires étrangères Bernard Valero: « Il y eu trop de violences en Libye ces dernières quarante-huit heures et l’usage disproportionné de la force n’est pas acceptable » a-t-il souligné, faisant référence à la répression des émeutes qui a fait plus de 200 morts selon l’organisation de défense des droits de l’Homme Human Rights Watch.

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La Francia aveva adottato la stessa linea anche di fronte alle altre rivoluzioni. Ha sempre auspicato, secondo le direttive del Capo dello Stato, «cambiamenti pacifici», e denunciato le violenze. Ma non ha nemmeno esitato, per bocca del presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy, a lanciare qualche frecciata agli anziani «dittatori». Mantenendo comunque bassi i toni: «Nel mondo di oggi, non si può più governare come in quello di ieri. Questo cambiamento, si può subire e allora apre le porte, un giorno o l’altro, alla violenza. Oppure si può anticipare, accompagnare e allora si verifica senza colpo ferire, senza aprire la strada a derive avventurose», aveva detto al summit dell’Unione Africana a fine gennaio alludendo chiaramente ai vecchi regimi di Ben Ali e di Mubarak.
Prima di affermare qualche giorno più tardi, che la Francia deve aiutare i tunisini e gli egiziani: «E’ nostro dovere perché sono i nostri valori che questi popoli reclamano» ha detto il 9 febbraio scorso.

La France avait déjà adopté la même attitude face aux autres révolutions. Elle a toujours souhaité, selon les dires du Chef de l’Etat, des « changements pacifiques », et dénoncé les violences. Mais elle n’a pas non plus hésité, par le biais du Président de la République Nicolas Sarkozy, à lancer quelques piques aux anciens «dictateurs ». Tout en restant cependant modérée: « Dans le monde d’aujourd’hui, on ne peut plus gouverner comme dans celui d’hier. Ce changement, ou bien on le subit et c’est la porte ouverte, un jour ou l’autre, à la violence. Ou bien ce changement on le précède, on l’accompagne et alors il peut s’accomplir sans heurt, sans déchirement, sans ouvrir la voie à toutes les aventures » avait-il déclaré lors du sommet de l’Union Africaine fin janvier en faisant allusion notamment aux anciens régimes de Ben Ali et de Moubarak.
Avant d’affirmer quelques jours plus tard, que la France devait aider les Tunisiens et les Egyptiens : « C’est notre devoir [de les aider] car ce sont nos valeurs dont ces peuples se réclament » avait-il indiqué le 9 février dernier.

Thomas Djezzane

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