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L’editoriale. Che ce ne facciamo di Ferrara che fa Sallusti? Salvatori

febbraio 22, 2011 di Redazione 

Nelle ultime settimane abbiamo assistito al ritorno in trincea – a fianco del “Cav.” – dell’Elefantino, già nei giorni della battaglia antiabortista disposto a rinunciare al proprio ruolo di intellettuale di riferimento del centrodestra per indossare l’elmetto di giocatore in campo. Ma quanto perde la nostra politica per la scelta “interventista” di Ferrara? di PIETRO SALVATORI

Nella foto, Giuliano Ferrara: ascolta (in tutti i sensi) il nostro Salvatori

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di PIETRO SALVATORI

Capisco ma non riesco a condividere l’iperberlusconismo degli ultimi tempi di Giuliano Ferrara, pur essendo, tra quelli della “formazione Delta”, tra i più fini dicitori in circolazione, latore quasi esclusivo di motivazioni sensate, articolate e argomentate (e scusate se è poco).
Dopo averci ragionato su, avrei potuto costruire un lunghissimo post la cui sostanza si ridurrebbe a quanto segue.

Il fascino, la forza, l’influenza, l’autorevolezza di Ferrara sono sempre consistite nella straordinaria capacità di mantenersi sempre nell’alveo della propria casa, il centrodestra, riuscendo a caratterizzarsi per l’originalità dello spunto polemico, la brillantezza dell’argomentazione in controtendenza, il garbo dell’editoriale bonariamente antipatizzante, il genio dell’imposizione di temi e tracce culturali buone a far muovere il cervello, non solo il consenso.
Ecco, considerato tutto ciò, che ci facciamo di un Ferrara allineato con Sallusti, Belpietro e compagnia a sparare a palle incatenate contro i nemici del Cav.?

PIETRO SALVATORI

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