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(Il) secondo step è su Gianni (e le donne) Approccio (civile) all’universo femminile

febbraio 20, 2011 di Redazione 

Gianni (di Gregorio) ha 60 anni ed è (ancora) oppresso dalla madre. Riscoprirà l’altro sesso, ma anche di non essere più in età per certe cose. di FABRIZIO ULIVIERI

Nella foto, Gianni di Gregorio in una scena del film

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Gianni e le donne

REGIA: Gianni Di Gregorio

ATTORI:
Gianni Di Gregorio
Valeria de Franciscis
Alfonso Santagata
Elisabetta Piccolomini

GENERE: Commedia

DURATA: 90 min.

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di FABRIZIO ULIVIERI

Gianni ha un problema: ha dimenticato le donne, preso com´è da una donna sola, la mamma, ricca, spendacciona, ossessiva e con il vizio del gioco.

Vive come suo succubo incapace di staccare il cordone ombelicale.

E´ in pensione forzata dall´età di cinquanta anni e dorme in camera separata dalla moglie. Ha un figlia comodona e senza palle.

Gianni è un coniglio e quello che ha finora voluto è stata la tranquillità e per questo ha forse dimenticato che esistono le donne. Porta a spasso il cane e fa le spese. Una vita noiosa quanto una vita tranquilla può generare.

A ricordargli che le donne esistono è il suo amico, l´avvocato Alfonso: uno che le donne se le ricorda bene.

Questo gli originerà un male di vivere che prima era solo sopito dalla amnesia e che lo spingerà a cercare un ruolo che non è il suo, fino a rendersi conto dell´inadeguatezza della sua età e del suo fisico che non è più all´altezza della nuova vita.

Ormai il cinema italiano ci parla spesso di sessantenni incapaci di accettare il proprio ruolo, che scalpitano per vivere una vita che più non gli compete.

In particolare il cinema italiano ha nei suoi geni in modo tutto naturale di essere incapace a raccontare storie che non siano la pura ripetizione di quello che già ogni giorno esperiamo: il quotidiano – pur rivisitandolo con l´ arte dello stile.

Il cinema italiano è spesso un fatto di stile e quasi mai di narrazione, che, con frequenza, mette al centro delle sue “storie” una classe borghese medio alta, che vive come un´ameba, “narrandoci” vite apatiche e senza sussulti da esasperare lo spettatore.

Il film tuttavia qualche spruzzata dell´umore vitellonico italiano ce la offre e qualche risata in sala la genera e tutto sommato l´ho trovato più divertente di Qualunquemente che per me è stato il flop della risata.

Comunque seppure dotato di un certo spessore strutturale, nel film non succede assolutamente nulla. Per quasi 85 minuti guarderete un nulla dotato di un certo fascino e senso estetico.

Ottimi i 5 minuti del finale!

A questo film manca una cosa: Marcello Mastroianni. Se ancora fosse stato vivo, questo era il film per lui. Un Marcello Mastroianni come in Verso sera di Francesca Archibugi (1990), avrebbe cambiato decisamente la pellicola e seppure in assenza di una storia le avrebbe dato almeno un senso.

Voto: 1 stella per i primi 85 minuti 2 stelle per gli ultimi 5 minuti.

FABRIZIO ULIVIERI

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