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Con Benigni cultura travolge l’ignoranza Adesso secessionisti sono piccoli piccoli Ecco perché (lei) può rifare grande l’Italia Come consapevolezza (di sé) di nazione E’ chiave del nostro nuovo Rinascimento

febbraio 18, 2011 di Redazione 

Pensate a Roberto, ieri, sul palco dell’Ariston, e pensate contemporaneamente alla chiusura (in tutti i sensi) di chi vuole dividere l’Italia per una bassa – apparente – convenienza “personale”. E riuscirete a “vedere”, plasticamente, come in un (bellissimo) sogno, la differenza (di grandezza) tra l’unità e la secessione (?), tra la cultura e (appunto) l’ignoranza. No a qualsivoglia apertura ai secessionisti (altra cosa è il popolo) da parte delle forze oneste e responsabili di questo Paese: perché la loro incultura non va accreditata, e perché non ce n’è bisogno. La cultura, il giornale della politica italiana lo scrive da mesi, è ciò che rifarà grande questo Paese. Perché la cultura è improvviso talento, consapevolezza, coscienza. La cultura è ciò che libera le risorse nascoste e compresse che sono dentro ciascun italiano. A quel punto sarà chiaro che la secessione non ha alcun senso, ed è così, e non con la vuota retorica di chi non pensa a – e non sente – ciò che va dicendo, che si susciterà un moto d’orgoglio che sarà la molla che tradurrà in scelte concrete la ritrovata consapevolezza che la cultura (stessa) ci avrà restituito. Perché quella di Benigni di ieri sera non è una “perorazione”, ma un grande momento di cultura: l’espressione della Storia, ovvero dell’identità, di un popolo. Qualsiasi progetto per la costruzione del futuro dell’Italia passa necessariamente di qui: dall’opportunità (in tutti i sensi) di rifare della cultura il nostro ossigeno, attraverso quella rivoluzione culturale di cui la televisione è, sarà – di nuovo – un mezzo irrinunciabile. Forza, abbiamo da fare il discorso più importante al mondo. Perché l’Italia – lo ha ricordato ripetutamente Roberto ieri, lo fa ogni giorno il giornale della politica italiana: si noti come nella giornata di Benigni il Politico.it fosse uscito con un pezzo che, per capirci, recava il tricolore come immagine-simbolo, e naturalmente a prescindere dalla scaletta di Sanremo. Del resto, appunto, lo facciamo ogni giorno, come i nostri lettori sanno bene. Perché qui sta la chiave del futuro. In tutti i sensi – l’Italia è la culla della civiltà. E, ve lo “racconteremo” più tardi, lo è per il (suo) futuro e non soltanto per ciò che ci hanno lasciato i nostri nonni.

Nella foto, Benigni “dantesco” con la corona d’alloro: non a caso, “corona” degli imperatori romani e simbolo di sapientia. Le due cose coincidono, la cultura è potere (positivo). Il potere di (ri)fare dell’Italia un grande Paese

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