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Diario. Crisi Fli, e la maggioranza cresce di sette unità di G. Baffigo

febbraio 17, 2011 di Redazione 

Il “nostro” Guzzanti, Pontone, Menardi sicuri. Probabili Saia, Baldassarri, Rosso. Possibile (persino) Viespoli. In sei da Futuro e Libertà, che perde i numeri per mantenere il gruppo al Senato. Nascerà (probabilmente) un gruppo delle Autonomie con i i rientranti (nel centrodestra, e qui sta il punto, che ora vedremo) più gli autonomisti oggi uniti ai senatori Udc. Guzz, come abbiamo visto, raggiunge Scili. Ma perché accade questo? Secondo Fini ciò è dovuto al «potere finanziario del premier»; i fuoriuscenti accusano la presa del partito da parte dei “falchi” (che sarebbero i più antiberlusconiani) a cui Fini, al congresso fondativo di Milano, assegna la vicepresidenza (Bocchino) e il controverso ruolo di capogruppo al Senato a Benedetto Della Vedova, considerato (troppo) laicista dai moderati-cattolici. In generale i moderati in procinto di diventare ex Fli lamentano una linea troppo antiberlusconiana, incline a strizzare l’occhio alla sinistra e, così, del tutto fuori dall’alveo di un centrodestra del quale i finiani (?) continuano a sentirsi parte. Il racconto, all’interno, della nostra vicedirettrice.

Nella foto, la disperazione di Fini

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di Ginevra BAFFIGO

31 deputati ed 8 senatori. Questi i numeri che decretano la crisi di Futuro e Libertà.

Meno di una settimana dopo la Costituente, lo scisma fra falchi e colombe rivela tutta la sua potenzialità disgregativa mentre, di contro, le file della maggioranza tornano a gremirsi.

Il fondatore del partito, e presidente della Camera, Gianfranco Fini di fronte al tramonto del proprio progetto politico non può che perdere la calma.

Nell’intervento di questo giovedì ed in un articolo, che verrà pubblicato venerdì sul Secolo, Fini non cela infatti lo sguardo severo che volge ai figliol prodighi tornati in casa Pdl ed al padre “seduttore” di palazzo Chigi: «Le polemiche e le divisioni esplose dopo l’Assemblea Costituente di Milano hanno creato sconcerto in quella parte di pubblica opinione che ci aveva seguito con attenzione e ovviamente fanno gioire i sostenitori del presidente Berlusconi, che già immaginano di allargare la fragile maggioranza di cui godono alla Camera».

La “redenzione” dei senatori Giuseppe Menardi e Francesco Pontone, nonché del deputato Roberto Rosso, fa emergere un insolito astio nelle parole del leader del Fli, secondo il quale l’allargamento della maggioranza sarebbe ormai da considerarsi «un’ipotesi verosimile, vista l’aria che tira nel Palazzo e le tante armi seduttive di cui gode chi governa», forte «di un potere mediatico e finanziario che è prudente non avversare direttamente». Ed ancora: «La difficoltà di Fli e la ritrovata baldanza dei gerarchi del Pdl sono fenomeni tutti interni al ceto politico, sentimenti di chi teme per il proprio status di ministro o di parlamentare o di chi aspira a divenire sindaco, assessore o per lo meno consigliere comunale».

Quali che siano le ragioni extrapartitiche delle fughe dal Fli, di certo molto è dovuto allo stridere delle fazioni interne al partito: «Sarebbe davvero inutile negare l’evidenza – ammette Fini – il progetto di Futuro e Libertà vive un momento difficile, sta attraversando la fase più negativa da quando, con la manifestazione di Mirabello, ha mosso i primi passi».

Fini poi si congeda con la promessa agli elettori: «Ci riconosciamo e intendiamo agire nell’ambito dei valori e della cultura politica del centrodestra, senza alcuna ambiguità né tanto meno senza derive estremiste o sinistrorse».

Una pagina nera, quella di questo giovedì, per il partito del presidente della Camera, che potrebbe coinvolgere anche il progetto, tanto caro ai centristi, di un futuro terzo polo.

Pier Ferdinando Casini però non perde le speranze: «Penso che il progetto vada oltre anche le tre forze politiche che lo compongono».

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Fli agonizza, la maggioranza si rafforza ed il primo ad esprimersi in un grido di giubilo è ancora una volta Umberto Bossi: «La giornata di oggi rappresenta un buon segno per la maggioranza».

Vero è che all’intervento di Fini fa seguito una nota dell’ufficio stampa del Pdl, un politico gettar sale su di una ferita aperta ma anche, d’altra parte, la conferma della ripresa: «Questo pomeriggio, a palazzo Grazioli, il presidente Silvio Berlusconi ha incontrato l’onorevole Roberto Rosso, alla presenza del Coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, del coordinatore regionale del Piemonte Enzo Ghigo e del vice coordinatore vicario, Agostino Ghiglia. Nel corso dell’incontro si è – scrivono – convintamente preso atto della decisione di tornare nelle fila del Pdl da parte dell’on. Rosso, che entrerà nella direzione regionale del partito, già convocata per domani alle 14, e che ricoprirà nuovi ruoli di responsabilità nell’ambito dell’attività politica nella provincia di Vercelli», cui il presidente della Camera fa chiaramente riferimento nel suo intervento.

Altrettanto si può dire per il senator Pontone: astenutosi sulla fiducia al decreto Milleproroghe di mercoledì scorso ed ora nuovamente sul carro del Governo, malgrado il coinvolgimento nel caso Fini-Tulliani (in quanto ex tesoriere An).

Quanto allo sgretolarsi del gruppo Fli a palazzo Madama, dopo il ritorno nelle file Pdl di Pontone e Menardi, tentennano altri tre illustri senatori futuristi.

Saia sta «valutando la situazione». Secondo il senatore infatti «Fli, finché non si va al voto, non esiste. Esiste perché ci sono parlamentari che hanno messo in gioco la loro faccia e se vogliamo, chi ha lasciato il governo, anche le loro sedie. Finché non c’è questa prova sul territorio elettorale credo che la prima preoccupazione di chi governa il partito dovrebbe essere quella di tenere tutti i pezzi insieme. Le decisioni sono state sempre prese alla Camera e noi le abbiamo subite. C’è questo momento di concreto disagio, ci prendiamo qualche giorno ancora per ragionare». E così recita anche l’eco di Baldassarri, ora «in profonda riflessione».

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Altre scissioni animano la giornata di palazzo Madama. I senatori della Suedtiroler Volkspartei (Svp, ndr) abbandonano il gruppo misto per creare, insieme ad altri parlamentari di area centrodestra, un nuovo gruppo parlamentare, che, a detta del centrosinistra, sarà molto più vicino a Berlusconi, a dispetto della dichiarata neutralità della Svp.

Sorgerà dunque a nuova vita ed in tempi brevi il gruppo «Per le Autonomie», figlio della «scissione con la componente dell’Udc» e della rinvigorita forza del governo. A spiegarlo è la senatrice Helga Tahler, promotrice dell’iniziativa. «Non saremo l’equivalente del gruppo dei Responsabili a Montecitorio», dice la Thaler. «Noi vogliamo restare dove siamo e cioè in difesa delle autonomie senza schierarci né con la maggioranza né con il terzo polo, né con la destra né con la sinistra».

Il nuovo organismo parlamentare, sottolinea, «prenderà posizione provvedimento per provvedimento, a seconda che le varie norme corrispondano o meno a quelli che sono i nostri convincimenti di autonomia e indipendenza».

Ginevra Baffigo

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