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Esclusivo. Ritorno con Berlusconi (ma per batterlo) di Paolo Guzzanti

febbraio 17, 2011 di Redazione 

Il deputato liberale, ex Pli, aderisce al gruppo di Iniziativa Responsabile nato per sostenere il governo. «Lo faccio per guadagnare tempo, perché la destra liberale, “rappresentata” (?) da Fini ha deciso di aderire allo schieramento anti-berlusconiano e in questo modo regala a Silvio i voti dei possibili delusi da lui, che avrebbero potuto prendere in considerazione solo un’altra destra alternativa a lui ma, in quanto destra, alternativa (anche) alla sinistra. E la sinistra, rappresentata dal Pd, è un’anatra zoppa che porta nel proprio Dna le macerie del fu Pci». In esclusiva per il giornale della politica italiana, l’ex vicedirettore de il Giornale spiega perché, in attesa di trovare colui-coloro che potranno battere il Cavaliere, da oggi fa di nuovo parte della maggioranza. di PAOLO GUZZANTI

Nella foto, Paolo Guzzanti

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di PAOLO GUZZANTI

Ecco perché oggi ho aderito al gruppo di Iniziativa Responsabile: primo obiettivo, evitare le elezioni anticipate in assenza di un anti-Berlusconi in grado di vincere per la rivoluzione liberale di cui ha bisogno il Paese. Non faccio sconti a nessuno, meno che mai al presidente del Consiglio e confermo tutto, anzi rincaro la dose su mignottocrazia, putinismo, devastazione della democrazia parlamentare, schifo per la legge elettorale che deve essere cambiata. Una maggioranza in questo senso si può ancora trovare, cambiare la legge e soltanto allora andare a votare. Per ora devo soltanto rammaricarmi del fatto che il Terzo Polo in cui avevo tanto sperato ha soltanto prodotto pasticciate ipotesi di coalizioni col Pd, rinunciando cioè a contendere a Berlusconi il suo elettorato. Dunque è il momento di decisioni responsabili e anche scomode. So perfettamente quali sono le forche caudine che mi aspettano, ma ormai ho spalle larghe e esperienza di veterano.

Oggi è dunque per me una giornata dura perché devo spiegare la mia ultima decisione politica personale, che discende da alcuni passaggi noti. Ho deciso oggi di aderire come indipendente liberale ad Iniziativa responsabile, un gruppo eterogeneo che fornisce sostegno sufficiente al governo per evitare elezioni anticipate.

Un primo, e ormai remoto, motivo della mia decisione va cercato nel profondo disgusto (politico e personale) per come sono stato trattato nel Pli mentre conducevo una operazione politica molto importante allo scopo di rendere quel partito un piccolo protagonista. Ma questa è in fondo poca cosa e acqua passata.

Ciò che veramente ha contato e conta è stato il congresso milanese del Fli e prima ancora il convegno di Todi del terzo polo, cui ho aderito con grande entusiasmo.

Che cosa è successo? Fondamentalmente che questa nascente formazione-aggregazione, che aveva ai miei occhi lo scopo di creare una alternativa politica a SB andando a pescare nel suo elettorato e portare via viti al Pdl, si è ridotta ad essere in prospettiva un alleato elettorale della sinistra del Pd. Ora – vorrei che fosse ben chiaro – io non ho nulla di preconcetto nei confronti del Pd in cui militano molti buoni riformisti e persone di spirito liberale, ma quel partito è un’anatra zoppa perché porta nel suo Dna le macerie del vecchio Pci e perché non sa e non può offrire alcuna proposta politica. Bersani è una brava persona, ma non è un leader e la sinistra è inoltre fortemente invisa a quell’elettorato borghese e liberale che, in mancanza di meglio, vota Berlusconi.

Noi dovevamo, nella mia mente, andare da quell’elettore e dirgli: guarda, puoi restare quel che sei e non votare più SB perché ci siamo noi. Invece oggi dovremmo dirgli: noi stiamo mettendo insieme un fronte di antiberlusconiani puri, uniti fra loro soltanto dall’antiberlusconismo assoluto. Ci voti?

Quello, ovviamente, ti manda affanculo.

C’è stato poi un ulteriore elemento. Io in quest’ultimo anno non più scritto su giornali cartacei. Me lo impedì Feltri quando venne al Giornale e disse che mi avrebbe segato, e lo fece. Allora ho cercato spazio sulla stampa di sinistra, considerandola liberal e anche potenzialmente liberale. Ho avuto da quella stampa un’attenzione anche lusinghiera in quanto uscito dal Pdl, ma di pubblicare i miei articoli in quanto tali, manco a parlarne. Anzi, da parte del principale giornale della sinistra, ho avuto un messaggio particolarmente brutale, benché edulcorato da forme cordiali: noi non ti vogliamo non perché tu sia stato berlusconiano, ma a causa della Commissione Mitrokhin: Non possiamo dimenticare la violenza della nostra diffamazione nei tuoi confronti quando abbiamo fabbricato su di te la falsa informazione secondo cui in un ufficio napoletano fabbricavi elenchi di personalità di sinistra da diffamare (tutto inventato da noi), e dunque oggi non ti vogliamo perché sarebbe come ammettere pubblicamente che siamo stati dei fottuti mascalzoni e che ne siamo pentiti.

Su questa vicenda non dirò di più per non coinvolgere persone con cui ho un rapporto di leale e cordiale amicizia, ma questi sono i fatti. Poi è accaduto – avete visto e letto – che proprio il Giornale di Sallusti abbia accettato di pubblicare due miei articoli sotto forma di lettera aperta (articoli che avrei potuto pubblicare tali e quali, identici, sia su Repubblica che sul Corriere, sul Fatto o sulla Stampa) e così è accaduto che per la prima volta sul Giornale della famiglia Berlusconi si sia parlato apertamente di mignottocrazia, delle frequentazioni inaccettabili con Putin, della schifosa legge elettorale.

Dunque, riassumendo: non sono diventato o tornato berlusconiano e se fosse stato per me, con la sfiducia del 14 dicembre avremmo potuto avere un governo alternativo che però non c’è stato e non c’è. Dunque, palla al centro.

Oggi quale sarebbe la più grande sciagura? Un ritorno alle urne senza l’anti-Berlusconi. Quale sarebbe il risultato? una ri-vittoria di SB, con Lega più forte, fine dell’utopia finiana, blocco paralitico di un Pd senza linea politica e senza leadership (Bersani è una deliziosa persona, ma politica zero) e incancrenimento per altri cinque anni.

E allora: perché l’ho fatto? Per guadagnare l’unica merce di cui oggi la politica ha bisogno. Il tempo. Dunque, lo ripeto ancora una volta: come ho scritto sul Giornale io non mi sposto di un millimetro, non ritiro nulla, rilancio anzi tutte le critiche più dure e lavoro per una alternativa liberale. Non voglio pasticci neofrontisti con il Pd (per il quale ho rispetto e attenzione, ma con cui non voglio coalizioni ibride), non voglio fronti popolari. Rispetto la magistratura anche se le mie esperienze con i magistrati amici di Repubblica sono mostruose. Ritengo che Berlusconi sia totalmente incapace persino di capire il danno che sta facendo al Paese con i suoi comportamenti privati e concordo con Luttwak quando dice che il primo dovere di un primo ministro è quello di essere ipocrita: l’ipocrisia in politica è un valore perché è il guscio che protegge il rispetto dei valori. Non mi frega niente se Kennedy scopava. Il punto è che la sua ipocrisia ha protetto e separato le sue scopate sicché sarà considerato nei secoli come uno dei più grandi presidenti americani. Purtroppo SB passerà alla storia per il bunga bunga e questo è un danno materiale e morale per il Paese.

Che dite: sono diventato berlusconiano?

Scopo della mia vita, pubblica e privata, è quello di mantenere la barra dei miei valori ferma e lasciare che le correnti facciano apparire di destra o di sinistra la mia navigazione che è rettilinea, quanto lo può essere una navigazione.

Grazie a tutti, avversari e amici, nemici e solidali, perplessi e indignati.

PAOLO GUZZANTI

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