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Vendola, D’Alema, galli del centrosinistra duellano su premiership per scarse idee “Una” di fondo e un progetto per il futuro Questo può salvare e rifare grande Italia Ottima comunque ipotesi di donna leader il Politico, con Gad, lanciò per primo Bindi

febbraio 17, 2011 di Redazione 

E’ andata bene la narrazione (sia pure, per una volta, minimalistica) del giornale della politica italiana di ieri sulla (mancanza di) «alternativa». La ragione è semplice: l’Italia ha bisogno (come il pane) di contenuti, dopo sedici anni di gossip politico autoreferenziale, perché non è – per noi, per gli italiani! – in gioco il futuro (politico – ?) di qualche “protagonista” (?) della nostra politica autoreferenziale di oggi e nemmeno delle attuali, varie, leadership e segreterie, bensì il futuro del nostro Paese. E il domani dell’Italia è fatto dell’orizzonte verso il quale vogliamo muovere la nostra nazione, quindi di un piano organico e complessivo per raggiungere quell’obiettivo. Che non può che essere, oggi, salvarla e rifarla grande, visto che non si può immaginare alcun futuro se non si mette la barca in sicurezza e farlo significa, per l’Italia, grazie alle sue risorse intrinseche – ma non c’è più tempo da perdere, o ci aspetta un declino ineluttabile e a lungo irreversibile – contemporaneamente rilanciarla. Il giornale della politica italiana ha già avuto modo di indicare un possibile modo per fare tutto questo. Di certo – sia pure nella chiave della costruzione della Grande Alleanza, che avrebbe un mandato essenziale e già (più o meno definito) da realizzare; ma, come abbiamo scritto ieri, anche tutto questo è frutto della mancanza della capacità di immaginare un futuro – non si costruisce (appunto) il futuro dell’Italia discettando se a Palazzo Chigi ci vado io o ci vai tu, perché questa è una forma pigra di reiterazione della personalizzazione e dell’autoreferenzialità che ha congelato la Politica, quella vera, quella fatta di scelte concrete per il domani del nostro Paese, negli ultimi sedici anni. Una reiterazione che non solo non consiste ne, ma nega la possibilità di assumersi la responsabilità (di ragionare) dei contenuti. Perché la psicologia politica umana ha un solo binario a disposizione: o ci si dedica ai contenuti (e in un secondo momento a chi sia più adatto a metterli in campo) o si pensa alle persone. Chi fa la prima cosa non ha molta voglia di fare la seconda, e di solito chi fa (prima) la seconda non ha (poi) la capacità e la passione per fare la seconda. Detto questo, l’idea di Rosy Bindi candidata alla presidenza del Consiglio è, quanto meno su un piano simbolico, una buona cosa. Tanto che il primo a lanciare questa ipotesi fu, ancora una volta, il giornale della politica italiana. Con Lerner. Che oggi si compiace dell’attecchimento dell’idea.
di GAD LERNER

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Mi compiaccio. L’idea di un primo ministro donna dopo 150 anni sta facendo strada anche in Italia.

Questo giornale da un anno ipotizza, con me, il nome di Rosy Bindi come il più competitivo e autorevole nell’ambito del centrosinistra. Ieri anche Nichi Vendola, non so quanto convintamente o se solo per ragioni tattiche, lo ha proposto a capo di una coalizione alternativa. Bene, bravo. E’ assai ragionevole lavorare tutti per una leadership femminile, nell’interesse del paese.

Più forzate appaiono a me (che ero presente a Sinalunga la sera di sabato scorso) le indiscrezioni sulla festa per il sessantesimo compleanno di Rosy Bindi. E’ vero che in presenza di Bersani e Franceschini, durante una chiacchierata scherzosa, Romano Prodi ha detto: “Rosy for president”. Ed è vero che ha aggiunto pure: “Potrebbe essere lei a mandare a casa Berlusconi”. Ma non si trattava certo di dichiarazioni politiche impegnative.
Il clima era di grande divertimento, con Nando Dalla Chiesa che faceva l’imitazione del Cavaliere e con la proiezione di un formidabile album fotografico della festeggiata dalla più tenera infanzia a oggi, corredato di didascalie. Ce n’era una che testualmente recitava: Rosy e i suoi “papi”. Così, con le virgolette. Seguivano naturalmente le foto della Bindi con Paolo VI e con Giovanni Paolo II.

GAD LERNER

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