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Ma per il Pd l’”alternativa” è la coalizione Orlando: “Accorciare distanze tra di ‘noi’ per affrontare situazione di emergenza” Intervista a suo commissario in Campania

febbraio 16, 2011 di Redazione 

La “psicologia politica” dell’attuale maggioranza Democratica prevede l’alleanza come (unica) soluzione-regina ai (propri) mali. Una scelta soltanto rafforzata dalla (supposta) «crisi democratica ed istituzionale», che però – ammesso che ci sia – avrebbe potuto non cominciare neppure se il partito di Bersani avesse messo in campo da subito un progetto forte in grado di drenare i consensi alla parte (?) in difficoltà (?). E se oggi l’idea di «andare oltre» i propri avversari è stata assimilata nel senso comune, qualche mese fa il giornale della politica italiana era forse l’unica voce ad indicare la necessità di occuparsi dell’Italia come modo per risolvere (anche) i (propri) problemi. Una necessità che, appunto, non può essere fatta propria fino in fondo da chi, pur comprendendone la concretezza, non l’aveva nelle proprie corde. E per un motivo semplice: che l’attuale classe dirigente ha vissuto compiutamente questo quindicennio, e ad esso è irrimediabilmente legata, tanto – appunto – da non riuscire ad «andare oltre» (effettivamente). La nostra narrazione sulla costruzione e non più la decantazione fine a se stessa (in tutti i sensi) dell’alternativa prosegue con questa intervista al commissario straordinario del Pd a Napoli, dove – sia pure tra difficoltà peculiari – sono emersi i limiti di una gestione Democratica che, non proponendo un riferimento chiaro a Roma, fatica ad aggregare onestà e responsabilità – e passione – in “periferia”. Di questo Orlando ha parlato con Attilio Ievolella.

Nella foto, Andrea Orlando, responsabile Giustizia e commissario straordinario del Pd in Campania

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di Attilio IEVOLELLA

Elezioni `primarie´ cassate definitivamente. Almeno a Napoli. Così il candidato a sindaco della città partenopea dovrà essere scelto con un metodo più tradizionale per il Partito Democratico (e per il centrosinistra): tutte le forze politiche attorno a un tavolo per provare a trovare l´intesa, in tempi stretti.

L´ultimo tassello è arrivato: Andrea Cozzolino (e il suo principale avversario Umberto Ranieri) hanno fatto un passo indietro, nonostante l´esito (e i voti) della battaglia combattuta per guidare il centrosinistra a Napoli. “Ma quello di Cozzolino non è un passo indietro, piuttosto è un contributo a superare una situazione di difficoltà – tiene a precisare Andrea Orlando, commissario inviato a Napoli da Pierluigi Bersani – Ora Cozzolino, così come, nei fatti, Ranieri, ha messo a disposizione il consenso ottenuto alle `primarie´ per permettere una ricerca comune alla coalizione, una ricerca che metta tutti in grado di convergere su una soluzione condivisa e che sia in grado anche di parlare alla città”.

Orlando, a che punto siamo, dunque, a Napoli?
“Mah, abbiamo fatto qualche passo avanti, ne mancano ancora molti per raggiungere un obiettivo positivo”.

La sua ricetta per uscire dall’impasse?
“La ricetta è la politica. Provare a fare una ricerca comune con le altre forze della coalizione per individuare il candidato più forte per battere la destra. Se teniamo ferma questa stella polare, tutto diventa più facile”.

Come procederete?
“Adesso il passaggio è a un tavolo politico, sulla base della presa d´atto che le primarie hanno aperto alcune contraddizioni che vanno sciolte in sede politica. Sulla base di questa scelta, noi, con le altre forze della coalizione, lavoreremo per individuare una candidatura che sia forte, autorevole e che realizzi la massima unità politica”

Facciamo un passo indietro: anche a Napoli le `primarie´ hanno provocato scontri feroci. È uno strumento da revisionare?
“Se uno sta realizzando un´operazione di appendicite, non è molto utile che si metta a fare delle dissertazioni sulla tecnica chirurgica… Io, adesso, sto portando avanti un lavoro che mi impegna a risolvere i problemi sul tappeto. Poi, quando li avremo superati, le darò anche una mia valutazione alla luce di questa esperienza, tutt´altro che conclusa…”.

Quali sono le condizioni di salute del Partito Democratico in Campania?
“Sono le condizioni politiche di un partito in difficoltà, perché ha subito alcune dure sconfitte, a partire dalle recenti elezioni regionali. Tuttavia, è un partito con grandi risorse, con grandi potenzialità, con esperienze di buon governo che vanno valorizzate, e con tante persone che gratuitamente, senza chiedere nulla in cambio, si dedicano a quella forma particolare di volontariato che è la politica.
Ci sono problemi seri, certo, ma ci sono anche grandi energie. Ora noi dobbiamo ragionare su come consideriamo queste energie, anche alla luce di dinamiche di frammentazione e di scontro interno che le hanno disperse o le hanno depotenziate”.

Allargando l´orizzonte da Napoli alla Campania all´Italia, le posizioni (e le difficoltà) sembrano identiche…
“Il tratto comune è che il Partito Democratico è l´unico strumento per costruire l´alternativa. In tutte e tre queste dimensioni dovrebbe essere un punto di ragionamento per i nostri alleati, che talvolta sembrano più impegnati a denunciare i nostri limiti che non a riconoscere il nostro ruolo e la nostra funzione, che non va rivendicato per boria di partito ma andrebbe riconosciuto, da parte di tutti, come dato oggettivo. Senza il Partito Democratico non c´è alternativa: quindi, chi pensa di rafforzarsi indebolendo il Partito Democratico, in realtà indebolisce anche l´alternativa”.

Che, per ricollegarci al nostro discorso di oggi, come va costruita?
“A livello nazionale credo si debba lavorare per accorciare la distanza tra tutte le opposizioni e verificare, una volta accorciate le distanze, se ci sono le condizioni per delle convergenze programmatiche. Tanto più cresce l´emergenza determinata dalla crisi istituzionale ed economica, tanto più io penso ci siano delle ragioni per trovare punti d´unione”.

Attilio Ievolella

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