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Avevamo (ancora una volta) ragione noi Gad: “Se in Egitto l’età media è di 24 anni Per questo loro si ribellano e ora noi no” Società non può ringiovanire d’un tratto Ma (attraverso, anche) nostra politica sì

febbraio 2, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ha sottolineato per primo come il fattore-chiave della rivolta democratica egiziana fossero i giovani. La popolazione nel suo complesso. E in particolare la capitale, da dov’è nato questo accenno di rivoluzione, è, scriveva l’esperta per il Medioriente de il Politico.it, DésIrée Rosadi, una «città giovane, viva, che chiede riforme vere». «Se ne deduce – concludeva il nostro direttore – che la chiave dei nostri problemi è la gerontocrazia, e che la soluzione può venire solo da un ribaltamento di questa sproporzione di potere tra giovani e vecchi. Giovani italiani, se ci siete, battete un colpo, ma possibilmente non alla porta del vecchio potente di turno. Il giornale della politica italiana è la vostra (vera) voce, perché il solo che abbia il senso della Storia e capace di elaborare una proposta per il futuro. Quello dell’Italia passa (soltanto) di qui». In questa chiave a dover compiere un passo sono entrambe le “categorie”: i giovani e i vecchi. Questi ultimi devono afferrare il concetto e smettere di stare aggrappati alla poltrona – non è demagogia ma, a questo punto, puro dato di realtà – favorendo, attraverso la democrazia – e non la cooptazione che genera “nuove” classi dirigenti che in realtà sono la protesi (è proprio il caso di dirlo) delle precedenti, nella sensibilità, nella mentalità e quindi nella (in)capacità politica e di innovazione. “Giovani” che non sono giovani – il ricambio. I giovani smettano di aspettare la cooptazione (a mettersi in gioco sono in pochi, anche tra coloro che “chiedono” il ricambio. Ecco il punto: non devono “chiederlo”, ma prenderselo, appunto a sistema con l’apertura democratica dei vecchi all’innovazione) e, soprattutto, mostrino di non essere (loro pure) una protesi dei vecchi e comincino a confrontarsi (tra loro, ed entrando nel dibattito pubblico) sulla base delle (sole) idee. L’apertura da parte dei vecchi renderà possibile il ricambio senza la necessità del “cartello” giovanile, e l’ingresso dei giovani nella politica non perderà il suo potenziale innovativo. Giovani e vecchi, ascoltate il giornale della politica italiana. Solo l’onestà e la responsabilità, piene, nobili, generose, possono salvare e rifare grande questo Paese. Non perdiamo altro tempo: come il Politico.it scrive da un po’ (troppo), non ce lo possiamo (più) permettere.

Nella foto, un giovane egiziano

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