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Trasformiamo rivolte in nostra riscossa Di qui la proposta (democratica) di Walter L’Italia si riprenda (ora) il proprio futuro La chiave è restituirlo (!) ai (più) giovani

gennaio 31, 2011 di Redazione 

Il nor’d'Africa non è lontano. Si tratta del nostro vicinato meridionale. La nostra testa, e forse il nostro cuore, sono al (nostro) nord, ma un fronte africano mediterraneo restituito alla democrazia può rappresentare il volano di una rinascita non solo africana ma anche (perciò) del nostro Mezzogiorno. Ma le rivolte in Egitto e Tunisia (e, speriamo, non solo) ci riguardano anche per altri due motivi. Il primo è indicato da Stefano Boeri che, riferendosi a Milano, ricorda come egiziani e tunisini siano ormai parte cospicua della nostra immigrazione e quindi della nostra cittadinanza. Molti italiani, già, sono di origine egiziana o tunisina e dunque le vicende nei loro Paesi ci riguardano, come loro nuovo Paese e dunque fratello dei loro Paesi di origine. E poi ci riguarda per la ragione mostrata per primo, ancora una volta, dal giornale della politica italiana. L’Italia è in una condizione non dissimile da quella delle democraziodi/regimi nordafricani. Anche noi abbiamo bisogno, come scrivevamo (ancora) stamattina, di conoscere una nostra «liberazione», non tanto o non solo da un “regime” che si sia insediato attraverso l’attuale maggioranza quanto dai sedativi che ci sono stati iniettati dalla nostra politica autoreferenziale di oggi, e degli ultimi trent’anni, insieme al collateralismo del resto della stampa e, di più, dalla nostra subordinazione storica, di quell’Italia che, ricordava sempre Mario Monicelli, non ha mai conosciuto una «rivoluzione». Proprio nelle ore della morte del Maestro il Politico.it rilanciava la propria ricetta: non, una rivoluzione «con le armi», ma la rivoluzione culturale. Rivoluzione culturale è una formula che rievoca il regime comunista in Cina. Ma quella che il giornale della politica italiana propone è una rivoluzione plurale, e non ideologica, se non dell’ideologia della nuova politica fondata sui valori universali dell’onestà e della responsabilità. E sulla cultura non come macigno sulla libertà delle persone ma come viatico (appunto) della loro liberazione, di quella parte di Paese addormentata da quei sedativi che l’Italia «che ce la fa», per usare l’espressione (peraltro non felicissima) che accompagnò l’insediamento del moderno Ferruccio de Bortoli alla guida del Corriere, deve risvegliare e coinvolgere insieme a se stessa in quella grande ripresa nazionale, che ha bisogno però di una guida, ancora, onesta e responsabile. Quel partito dell’Italia che stiamo tutti aspettando, per salvare e rifare grande – in un unico tempo – questo Paese. Gad (alle 21.10 in onda con L’Infedele su La7), ora, chiudendo il cerchio, ci spiega perché fare- mo bene a riconoscere anche “diplomaticamen- te” le opposizioni assurte a ruolo di guida in Egitto.

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Ormai è chiaro, stiamo vivendo un rivolgimento storico. L’effetto domino inaugurato dalla sollevazione in Tunisia manifesta il suo effetto più clamoroso in Egitto, paese-chiave degli equilibri internazionali e epicentro dell’islam sunnita. Mi dicono che Soleiman, il capo dei servizi segreti nominato vicepresidente, sarebbe uomo di grande intelligenza. Ma non basterà a frenare una vera e propria rivoluzione, nella quale decisivo e inedito si rivelano il ruolo di internet e dell’informazione autogestita.

Anche i Fratelli Musulmani sono spiazzati e travolti da un movimento che per ora mantiene caratteristiche di laicità. Dipenderà anche dalle potenze occidentali, finora ottusamente abbarbicate ai vecchi presidenti-dittatori, se la nuova questione mediterranea non ci si rivolterà contro. Di certo il governo italiano ora dovrà smettere di vantarsi del suo accordo con Gheddafi, fonte di discredito e prossimo a trasformarsi in carta straccia. L’idea malsana dei nostri faraoni, secondo cui la democrazia andrebbe bene al massimo a casa nostra, mentre sarebbe inadatta per i nostri vicini più poveri, rischiamo di pagarla cara.

GAD LERNER

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