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Ora schianta la fiducia in Berlusconi: – 4% Ma il Pdl (per il momento) regge il colpo Crespi: ‘E’ per la mancanza di alternative’

gennaio 29, 2011 di Redazione 

Sondaggio Crespi Ricerche per il giornale della politica italiana, oggi nel premier “crede” solo un terzo degli italiani. Questo non basta a rilanciare il centrosinistra: al di là della lotta cannibalica al proprio interno – Sel al massimo storico: 8,5% – il Pd resta inchiodato al 23% e il boom degli indecisi – 42% – segnala la mancanza di un approdo che non può essere rappresentato da un improbabile terzo polo e che solo i Democratici fattisi “partito dell’Italia” – quale la proposta di Veltroni in parte tornerebbe a renderli – potrebbero costituire. Non a caso sopra il 40% continua ad essere l’elettorato potenziale di un Pd che deve compiere se stesso per salvarsi, salvare il bipolarismo e salvare, (così,) anche l’Italia, rifacendola grande. Una prospettiva alla quale l’attuale segreteria si sta progressivamente convertendo, ma, non possedendola, è evidente che ha e avrà molte difficoltà ad interpretarla fino in fondo. Ma veniamo ai dati: all’interno le tabelle e la lettura del grande sondaggista. di LUIGI CRESPI

Le tabelle

(clicca due volte sull’immagine per ingrandirla)

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Impazzano gli indecisi

di LUIGI CRESPI

Il fatto che non si siano manifestati scostamenti significativi in questa specifica fase, non indica necessariamente una impermeabilita’ dell’opinione pubblica, anzi, un’osservazione piu’ attenta mette in evidenza come le dimensioni dello scandalo Ruby stiano determinando effetti abbastanza radicali.

La perdita di fiducia personale di quattro punti del premier e’ un indicatore importante e l’altro e’ rappresentato dalla percentuale di indecisi che e’ arrivata alla cifra record del 42%, tutto ciò anche se il consenso elettorale del Pdl non registra per ora scostamenti. E’ evidente che uno scostamento elettorale dal Pdl verso altri partiti non puo’ che passare, per il tipo di radicamento emotivo che ha Berlusconi, attraverso il limbo degli indecisi, scheda bianca e non voto.

E’ evidente che buona parte del 42% andra’ poi a votare, cosi’ come e’ evidente che oggi non voterebbe nessuno dei partiti che costituiscono l’offerta politica. Ma dobbiamo precisare che l’offerta del centrosinistra non e’ unitaria e non e’ in grado di esprimere un candidato premier e i due principali leader di quell’area, Bersani e Vendola, appaiono piu’ come avversari che come alleati. Dall’altra parte anche il Polo della Nazione non ha un candidato premier, ed uno dei principali protagonisti – Gianfranco Fini – ha iniziato solo ora il suo percorso di fondazione.

Quindi al di la’ dei profili qualitativi e dei giudizi di merito da una parte abbiamo il centrodestra di Berlusconi che e’ un’aggregazione unita ed esprime un leader univoco, gli altri sono in movimento che finira’ sicuramente con una proposta politica che non potra’ che essere chiara ed il cui gradimento potra’ essere misurato correttamente solo in quel momento. Di questo troviamo una conferma nel passato perche’ i precedenti scandali Noemi e D’Addario, non hanno lasciato indenne il centrodestra che indubbiamente ha vinto le regionali ma ha lasciato sul campo piu’ di due milioni di voti che non sono pero’ passati all’opposizione. Quindi il vantaggio di Berlusconi e’ che in questo momento non sembra avere alternative.

Anche i Ministri mostrano qualche difficolta’: Renato Brunetta resta quello che ispira maggiore fiducia e divide questo primato con Giulio Tremonti, mentre il ministro che perde maggiore consenso e’ Angelino Alfano che forse piu’ di altri si e’ esposto.

LUIGI CRESPI

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