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***La riflessione***
I VALORI DI UN PARTITO E LA LIBERTA’ DI OPINIONE
di CRISTIANA ALICATA

gennaio 27, 2011 di Redazione 

La giovane scrittrice romana e collaboratrice del giornale della politica italiana e de l’Unità annuncia di avere deferito Mario Adinolfi alla commissione di garanzia del Partito Democratico, per le frasi (che rileggerete all’interno) pronunciate contro Alfonso Signorini. In questo pezzo per il Politico.it Cristiana ne spiega le ragioni. Ma è, soprattutto, un’occasione per riflettere sui temi dell’omofobia e dei confini etici del Pd. Nella condivisione della stigmatizzazione di affermazioni oggettivamente deprecabili, il giornale della politica italiana ribadisce contemporaneamente la propria amicizia e vicinanza umana nei confronti di Mario. di CRISTIANA ALICATA

Nella foto, Cristiana Alicata

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di CRISTIANA ALICATA

Un chiarimento per tutti.

1) – Non ho denunciato Adinolfi ai Carabinieri. Non stiamo parlando di reato di opinione. Non confondiamo i piani.

2) – Stiamo parlando di un atto lesivo (secondo me) nei confronti del Pd. La mediaticità è un aspetto fondamentale nella politica del XXI secolo e chi fa politica è chiamato ad avere un comportamento irreprensibile.

3) – Un partito ha dei valori. Ci sono delle cose che DEVONO accomunarci. Altrimenti siamo INDISTINGUIBILI. Un ex candidato alla segreteria, regolarmente iscritto, nonché primo dei non eletti nel Lazio alla Camera secondo me non può usare certe parole in certi contesti. Ripeto: parole nel contesto.

4) – La parola frocio non sempre è un insulto. Dipende in qualche contesto la si usa. Nella parole di Adinolfi persino la parola gay associata a servetti assume carattere di insulto.

5) – Riporto per tutti le frasi che ho segnalato alla commissione:

“Me fa ‘na p… a due mani quel fr…etto”

“Ho anche dialogato amichevolmente con i servetti gay su maculati, leopardati e affini”

6) – Il tasso dei suicidi tra gli adolescenti ha una sua componente nell’omofobia. NON permetto a nessuno, nel mio partito, di usare questo tipo di frasi. Almeno provo a non permetterlo con gli organi che il Pd possiede.

7) – NON sono stata io a fare pubblicità ad Adinolfi. Se avessi letto quelle frasi sul suo profilo Fb gli avrei scritto in privato. Ma era su Repubblica la rabbia, giusta, di tutto il movimento omosessuale. E sul web la rabbia della comunità e dei militanti che si tramuta in rabbia nei confronti del nostro partito, in danno di immagine. Proprio mentre in XI municipio un corso voluto dal Pd veniva attaccato da Militia Christi e proprio mentre il Pd Roma si appresta a ricordare tutte le vittime dell’olocausto. Anche i gay. NON è giusto nei confronti degli iscritti al Pd che il nome Pd venga associato a tali parole. Secondo me. Per questo motivo ho chiesto l’intervento della commissione di garanzia.

8 ) – Spero davvero che la decisione della commissione sia un fatto storico all’interno del partito e aiuti a sancire con nettezza la linea già definita dal nostro segretario: siamo contro l’omofobia.

9) – L’aspetto del riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali non c’entra nulla in questo dibattito. Siamo ancora alle basi, in questo dibattito.

10) – Chi non riesce a farsi una ragione della rabbia di una minoranza discriminata, sostituisca alla parola gay o frocio la parola ebreo (che può essere usata anche come insulto) o la parola negro. Se avesse detto “quell’ebreo di Signorini” o quel “negro di Signorini” cosa sarebbe accaduto?

CRISTIANA ALICATA

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