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Circolo vizioso rappresentanza mancata Hanno (un) gioco facile leader populisti Che impongono forte personalizzazione Cittadini chiedon conto della vita privata Veltroni: ‘Rischio ulteriore autoritarismo’ Responsabilità e un rinnovamento subito

gennaio 27, 2011 di Redazione 

Avevamo già affrontato questo nodo, proponendo un confronto con la Roma antica. Il populismo (usiamo, per maggiore chiarezza, un termine attuale e, per l’epoca, anacronistico), e la connaturata (al decadimento della civiltà conseguente e preparatorio del terreno per il populismo) personalizzazione della politica, erano stati il preludio per il passaggio dalla repubblica al principato. La democrazia scema progressivamente in una successione di colpi di coda di una rappresentanza e di una società (non più politica) non più responsabili, in cui è difficile stabilire se “nasca” prima la crisi della politica o quella della società, e più probabilmente la “caduta” è contemporanea, in quanto coincidente (nella sovrapposizione-contaminazione – anche se, spesso, non sul piano del “personale” – tra, appunto, politica e società). La crisi della rappresentanza porta con sé anche una certa (forte) insoddisfazione della società nei confronti della politica e la personalizzazione già avvenuta induce la possibilità di far leva, e alla successiva contestazione, dei vizi privati pure nella dialettica pubblica, che dovrebbe, evidentemente, esserne esente. Il riferimento al caso Ruby è evidente: in una società moderna, ideale, la “pulizia” (in senso etico e democratico) del rendimento pubblico di un leader (dei leader) è tale da indurre un completo disinteresse nei confronti della sua vita privata, che – per questo e per le stesse ragioni di elevata maturità politica – non viene più “resa pubblica” (in tutti i sensi). D’altra parte è probabile che un comportamento pubblico di grande valore corrisponda ad una vita privata priva di sbavature (secondo la morale privata-diffusa). E anche qui il portato positivo genera altro portato positivo e così via (secondo la natura circolare del rapporto tra politica e società già “percorso” prima in senso negativo). Nel nostro Paese il sistema non crolla (da questo punto di vista) grazie ad una società che contiene ancora forti nervature ottimali su cui si regge (la società e il sistema). Prima che anche queste collassino, la nostra politica ha la responsabilità di invertire, dalla sua parte, il “senso di marcia” nella circolarità del rapporto con la società. E un passaggio necessario a tutto questo non può che essere un forte rinnovamento (M. Patr.).

Nella foto, Silvio: costretto a difendersi sulla vita privata (oltre che su ipotesi di reato): chi è causa del suo mal…

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