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Il Pd al sud (?) è (ufficialmente) nel caos L’ex Udeur Loiero ora lascia Democratici Caso Napoli dovuto pure ad ‘infiltrazioni’ In generale i Dem siano (più) “autarchici”

gennaio 27, 2011 di Redazione 

Che significa l’esatto opposto della chiusura autoreferenziale della quale abbiamo parlato a margine del Diario di Baffigo. Significa avere la fiducia in loro stessi che i Democratici possono avere, per la loro maggiore onestà e responsabilità. Dal 1998 ad oggi i casi di tradimento della coalizione o del partito sono tutti (naturalmente) riconducibili a personaggi del tutto o culturalmente estranei al Pd. Che deve contemporaneamente aprirsi al Paese contando però su stesso. In soldoni, significa candidare solo Democratici “fatti e finiti” senza cedere alla tentazione di (voler, in realtà, senza riuscirci compiutamente e “definitivamente”, come il caso Loiero, da ultimo, dimostra) rappresentare parti di società (o, meglio, di elettorato, e la differenza è data dagli “interessi” che legano i blocchi: nel primo caso sono collettivi, di comunità, nel secondo caso individuali messi a sistema in un rapporto clientelare con la politica) con la simbologia di una candidatura che non dà nessuna garanzia, in tutti (o meglio in nessuno dei) sensi. O il Pd continuerà ad esporsi al pubblico ludibrio di abbandoni che sembrano raccontarne la debolezza che in realtà è una forza: la generosità. Ma va regolata, pena la (dimostrazione di) ingenuità. A Loiero risponde Laratta, che dalle colonne del giornale della politica italiana ricorda le sue (di Loiero) responsabilità. di FRANCO LARATTA*

Nella foto, il deputato Democratico

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di FRANCO LARATTA*

Buon viaggio presidente. Pensavamo si fosse fermato, ma ha deciso di riprendere il suo cammino.

Una sola cosa me la deve consentire: non è giusto andare via nel momento di grave difficoltà in cui vive il Pd calabrese. Soprattutto da parte di chi ha avuto. Avrà certamente dato, ma ha anche avuto. E molto.

Ci sono momenti negativi per tutti noi. E’ successo anche a me qualche anno fa: ero fuori da tutto, senza incarichi né riferimenti, praticamente in un angolo. MAI HO PENSATO DI LASCIARE IL MIO PARTITO. Ho stretto i denti, mi sono impegnato con i miei amici (che mi hanno sempre fatto sentire tutto il calore possibile e con i quali ho condiviso un impegno politico fatto di ‘pane e cicoria’, impegno e sudore!). Poi ho raggiunto 8 mila voti alle regionali, anche se non eletto immediatamente. Eppure sono rimasto sempre nel mio partito. Poi il destino è finalmente cambiato.

No presidente, non è giusto e, mi permetta, non è affatto bello che lei vada via ora, così. Gliel’ho detto di persona qualche settimana fa: a settant’anni di età e a 40 anni di vita politica di successo, non si va via. Questo era il momento in cui lei doveva dare una mano a quanti nel Pd credono e a quei giovani che vogliono impegnarsi a risollevare le sorti attuali. Ce ne sono tanti, ne conosco e sento tantissimi ogni giorno, e con molti di loro stiamo tentando di avviare un percorso di cambiamento.

Comunque buona fortuna. Noi continueremo a pagare un costo altissimo per il fallimento della sua e nostra azione politica, per il fallimento di tutti noi, e per gli errori gravi del Pd (che non avrebbe dovuto ricandidarla perchè erano evidentissime le ragioni della sconfitta, ed io a Roma l’avevo anche pregata di non ricandidarsi, come ricorderà in quel breve colloquio in piazza del Parlamento). Pagheremo a lungo e pagheremo duramente quelle sconfitte politiche e amministrative, quel non saper leggere i segnali di profonda delusione che venivano dalla gente, dai sindaci, dai dirigenti locali del partito e della coalizione.

Ma alla fine, in Italia come in Calabria, solo attorno al Pd – più forte, coraggioso e decisamente rinnovato – si potrà costruire una vera alternativa al governo disastroso delle destre!

La cosa che dovrebbe rattristarla è che quando questo accadrà nessuno si ricorderà più di lei! E questo per un uomo politico pesa molto più di una sconfitta!

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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