Top

Federalismo tra secessione e populismo Una sola istituzione “funziona” nel Paese La tradizione storica dei (nostri) Comuni Se federalismo dev’essere, punti su loro Quello leghista rompe (tutto) il giocattolo

gennaio 26, 2011 di Redazione 

Appello del giornale della politica italiana ai parlamentari che (dice bene Fabio Fazio, è paradossale si debba individuare questa specifica categoria nella “massa”, è proprio il caso di dirlo), onesti e responsabili, hanno a cuore solo il bene dell’Italia. Votate contro questa riforma. Che cosa voglia la Lega, lo sappiamo bene tutti. E solo l’insipienza di un centrosinistra privo di idee ha consentito che quella leghista diventasse una priorità (?) di tutto il Paese (? o, meglio, di tutta la politica italiana autoreferenziale di oggi), nel quadro di una vera e propria egemonia (anti)culturale. Sin dall’approvazione della modifica del titolo V della Costituzione, del governo (suo malgrado) pre-elettorale di Giuliano Amato (che il Politico.it considera, con Romano Prodi, il solo gigante che abbia attraversato, fin’oggi, la Seconda Repubblica), la disponibilità al federalismo dei (oggi) Democratici ha rappresentato il (presunto) pegno da pagare per stare al passo di una Lega che solo oggi si riconosce però populisticamente faceva faville in un nord che non guardava più il centrosinistra. Si tratta di un primo passo verso la secessione. E anche di un modo, come si vede, per scaricare sui Comuni i costi della crisi. Come l’opposizione abbia potuto non trarne le conseguenze, rendendosi indisponibile anche solo a trattare con le camicie verdi (!), appare uno dei tanti misteri legati all’inadeguatezza storica (a questo punto) di questa classe dirigente vecchia e consumata. L’Italia ha bisogno prima di riscoprire le ragioni della propria unità, date da un governo centrale (e da una nostra politica) forte e autorevole, che si rimetta finalmente a perseguire il bene del Paese. Solo una volta rimessici in carreggiata si potrà verificare – ma sulla base di esigenze specifiche di responsabilizzazione e di più ravvicinato controllo da parte dei cittadini – qualche forma di (ulteriore) devoluzione senza disgregare la nostra nazione. E, a quel punto, dovremo imparare dalla Storia che sono (proprio) i Comuni, a tenere, nel passato e tanto più nel presente, alto il vessillo del nostro buongoverno. Ed è da loro, probabilmente, che dovremo ripartire, laddove sarà necessario adottare forme federali. Necessario all’Italia. E non alla Padania (?).

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom