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L’intervento. Gli immigrati aiutano gli italiani di Marco Pacciotti

gennaio 25, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ha più volte criticato un Pd che se da un lato, con il suo segretario, mostrava di comprendere la pericolosità del fenomeno leghista – tentando di contrastarlo polemicamente – dall’altro si limitava appunto a questo, ad un’invettiva nei confronti di una forza che, però, se cresceva, era perché sapeva contemporaneamente alimentare ma anche riconoscere istanze che provengono dal profondo della nostra gente. Il “partito degli stranieri”: così scrivevamo veniva visto il Pd da parte degli italiani che chiedevano invece una maggiore attenzione a loro. Perché se la politica (italiana) mostra di comprendere solo le ragioni di chi, in un primo momento, appare come estraneo – e lo è, in effetti, in un primo momento – finisce che lo scollamento aumenta; e se a farlo è la forza che, per la propria storia e le proprie maggiori onestà e responsabilità, è chiamata ad assumersi il compito di salvare e di rifare grande questo Paese, senza che nessun altro lo possa fare, finisce che ad affermarsi sono solo le dinamiche più oscure e retrive, e l’Italia non si salva. Per nessuno. E’ un dovere, dunque, quello del Pd di «mettere l’orecchio a terra», per usare – solo per questa volta – una tipica espressione bersaniana, per entrare in comunicazione, scriveva mesi fa il nostro direttore, con il Paese. Anche – ma non solo – spiegando che le persone che immigrano nel nostro Paese sono importanti per la nostra economia, in una tendenza generale all’invecchiamento della nostra popolazione che comunque dovrà, almeno in parte, essere invertita, favorendo – attraverso la ricostruzione del tessuto emotivo del nostro Paese, che non può che passare per una forte iniezione di stimoli – quella grande ripresa nazionale che il Politico.it ogni giorno racconta. E prepara. Sul giornale della politica italiana il responsabile del Forum Immigrazione dei Democratici compie questa operazione di comunicazione, anche se – appunto – puntando, per il momento, solo sulla “necessità”. di MARCO PACCIOTTI*

Nella foto, Marco Pacciotti

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di MARCO PACCIOTTI*

Il rapporto ISTAT 2010 giunge puntuale ogni anno a darci la quadra di quanto accade in Italia in generale, almeno sul piano delle cifre. Un contributo fondamentale per chi voglia informarsi correttamente e avere strumenti di analisi e comprensione.

Tanto più su un fenomeno relativamente nuovo come quello migratorio, che negli ultimi anni ha cambiato molto in termini quantitativi, geografici e qualitativi. Diventando sempre più strutturale e irreversibile.

Se poi si tengono presenti altri rapporti specifici sull’immigrazione prodotti dalla Caritas o di Unioncamere o Confindustria, ne esce un quadro complesso ma illuminante.

Che peraltro quantifica nel 10% del PIL il contributo degli immigrati alla ricchezza del nostro paese.

Ricerche condotte scientificamente e fuori da logiche politiche o di appartenenza, dalle quali emerge chiaramente che l’Italia senza i migranti sarebbe un paese più vecchio e ripiegato su stesso socialmente ed economicamente, dalle prospettive più incerte di quanto non siano già ora.

Nei prossimi 20 anni infatti avremo bisogno di oltre 4 milioni di lavoratori stranieri per sopperire alla mancanza di “italiani” in età lavorativa per via dell’invecchiamento. Senza di loro il sistema Italia collasserebbe e la parola competitività diverrebbe utopica. Questo a partire dalla tenuta del sistema welfaristico e pensionistico, fino alla possibilità di stare al passo nella produzione di beni e servizi sulla scena internazionale. Senza poi parlare di quanto nelle quotidianità sia ormai indispensabile il contributo invisibile ma insostituibile che danno queste donne e uomini nelle nostre case, negli ospedali e nella filiera agroalimentare, nella distribuzione.

E si potrebbe andare avanti per molto nell’elencare i settori d’impiego nei quali la presenza di lavoratori stranieri è la condizione per il funzionamento degli stessi e la garanzia di mantenimento del nostro opulento stile di vita. Non solo quindi avremmo enormi difficoltà a produrre per esportare, ma anche a mantenere gli standard di vita ai quali siamo abituati e ai quali difficilmente rinunceremmo. Dal cornetto fatto da qualche forno di egiziani, ai giornali portati in edicola da autotrasportatori tunisini, al pomodoro per la pasta raccolto da qualche ragazzo ghanese e via dicendo.

Faremmo tutti bene a cercare sulla rete questi dati, dotandoci cosi di strumenti di comprensione importanti e di ragioni per controbattere ai soliti luoghi comuni che da anni hanno avvelenato il senso comune degli italiani, distorcendo gravemente la realtà dei fatti e la percezione stessa del fenomeno migratorio.

A quanti ritengono in buona fede che gli immigrati siano una presenza passeggera o depauperativa, bisogna avere il coraggio e gli argomenti per dire il contrario. A quanti alimentano invece campagne di paura e di divisione, che sono fuori dalla storia e negano un futuro ineluttabile, in cui l’immigrato di oggi sarà il cittadino di domani.

Tanto più forti queste ragioni perchè a spiegarcele, con cifre e numeri da leggere e interpretare, sono Istituti autorevoli come l’ISTAT e gli altri menzionati, e non organi di partito o improvvisati esperti della materia.

MARCO PACCIOTTI*

*Responsabile Forum Immigrazione del Partito Democratico

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