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Analizziamo (meglio) relazione di Veltroni Unico (vero) fatto politico di ultimo anno (Perché politica è costruzione del futuro) (Nuovo) Pd al governo (di una comunità)

gennaio 25, 2011 di Redazione 

Comunità e non nazione, ma il senso è lo stesso espresso ogni giorno dal giornale della politica italiana: l’Italia si salva – e tornerà grande – se ritrova un’unità d’intenti che presuppone un obiettivo, e una politica (che è parte – e guida – di quella comunità) che torni ad essere tale e ad occuparsi del Paese e non più del potere fine a se stesso/a. Di qui la predominanza dell’(altro) concetto di governo, che in Veltroni (ri)assume la sua connotazione originale di responsabilità, esplicitata in una relazione che è un vero e proprio programma. Nel quale la fanno da padrone – oltre ad alcuni concetti tipicamente Democratici come “diritti” – due altre parole-chiave: lavoratori/ lavoro e debito. Lavoratori non, perché il Pd debba essere un partito lavorista come se fosse una protesi della solita trafila Pci-Pds-Ds; ma perché l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro non a caso: lavoro come momento di espressione e (quindi) di liberazione, di liberazione dalle schiavitù di questo tempo. Abbiamo già detto a Walter alla base di tutto questo è necessaria la rivoluzione culturale, ma questo è un altro discorso, il nostro. Che collima perfettamente con (e in parte ha ispirato) quello di Veltroni per ciò che riguarda il debito: che una politica che sia (appunto) effettivamente tale e dunque lavori alla costruzione del futuro ha il dovere di ripianare, perché è un’eredità pesantissima (in crescendo) sugli italiani del domani (come lo è stata su di noi, proprio perché i nostri “padri” – ? – non facevano politica, quella vera, ma politica fine a se stessa, e così l’hanno accumulato), e che comunque è un ostacolo sulla strada della (stessa) politica vera, che solo chi si disponga a farla può riconoscere: tant’è che la nostra politica autoreferenziale di oggi non si è mai occupata di abbatterlo strutturalmente, mentre lo ha fatto nelle parentesi di politica – abbastanza – vera dei governi di Romano Prodi. Questa (insomma) è politica, ed è la prima volta che si “(ri)vede” – se non su queste pagine – da molto, troppo tempo a questa parte. Perciò il Politico.it ha indicato in Walter Veltroni l’unico protagonista in campo che abbia diritto di (aspirare a) governare (appunto), perché è il solo che si sia assunto la responsabilità di tutto questo e che dunque sia nella condizione di farlo nel modo che serve all’Italia: con la testa alta, gli occhi all’orizzonte e in senso prospettico. Attilio Ievolella ci mostra ora, ingrandita, la tag cloud della relazione del Lingotto e la passa brevemente in rassegna.

Sopra e sotto, la relazione di Veltroni (riassunta) in parole-chiave, tanto più grandi quanto più ripetute e (quindi?) rilevanti

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di Attilio IEVOLELLA

La potremmo definire `isola dei pensieri´ veltroniana. Almeno questa è l´immagine che suggerisce, di primo acchito.

Più tecnicamente, la si definisce come `tag cloud´, o `nuvola dei tag´, che, prendendo in esame un determinato testo – in questo caso, la relazione di Walter Veltroni, appunto, nella cornice del `Lingotto´, a Torino – ne evidenzia le `colonne portanti´, i concetti (e le parole) che più spesso vengono riproposte…

Praticamente uno strumento, di ultima generazione, per (provare a) evidenziare il `fil rouge´ – sempre che ci sia… – che attraversa un discorso, una relazione, uno scritto, come detto.

La sperimentazione sul lungo discorso fatto da Veltroni – in occasione del convegno del `Movimento Democratico´, il 22 gennaio scorso – ha dato risultati assai interessanti.

Come è possibile scoprire `leggendo´ l´immagine della `isola veltroniana´ – dove le parole in primo piano sono quelle più utilizzate dall´ex sindaco di Roma – a saltare agli occhi sono i concetti di `politica´ e di `governo´. Abbinamento non casuale, soprattutto perché il Partito Democratico – in tutte le sue `correnti´ – sembra chiamato a rilanciare la propria azione politica e a proporsi come forza guida per il governo del Paese (sempre che i cittadini-elettori gliene riconoscano le capacità), e ciò a prescindere dal leader o dai leader che si scontrano e si contendono la scena… Forse anche per questo motivo Veltroni ha insistito, e molto, sui `Democratici´ tout court.

Non casuale è, peraltro, la connessione con concetti come `lavoro´, `diritti´, `sociale´, `democrazia´, `paese´ (accompagnato da `italiani´, `Italia´, `sistema´), `fare comunità´. Sembrano, almeno nel discorso di Veltroni, i punti cardinali per orientarsi in un presente quanto mai complesso e in futuro quanto mai nebuloso. Inevitabile immaginare che, pronunciando quelle 6 parole, l´esponente di spicco di `Movimento Democratico´ abbia pensato, innanzitutto, alle querelle di Mirafiori e di Pomigliano d´Arco, e più in generale a un problema, quello occupazionale, che tocca da vicinissimo i giovani.

La sorpresa, nella `Veltroni´s cloud´, è, invece, vedere in secondo piano parole che, fino ad oggi, hanno monopolizzato praticamente tutti i discorsi politici (e quelli di queste ultime settimane, a maggior ragione). Per intenderci, `Berlusconi´ e `berlusconismo´ non sono più, almeno in questo caso, un ritornello ascoltato e riascoltato…

Forse il disco rotto, che riproponeva sempre la stessa canzone, è stato buttato via.

Mentre in crescita sembra l´attenzione prestata a concetti come `sinistra´ e `centrosinistra´, abbinati a quello di `Democratici´. Il segnale, almeno in apparenza, che un´altra strada è possibile.

Attilio Ievolella

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