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***La polemica***
I GIOVANI DEL PDL MORALISTI E GIUSTIZIALISTI
di ANNALISA CHIRICO

gennaio 24, 2011 di Redazione 

Le nuove leve del partito del premier in Lombardia avviano una raccolta firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti. Ma non si “sollevano” (in tutti i sensi) per le liste falsificate di Formigoni, grazie alle/nelle quali la Minetti è stata eletta. Il giornale della politica italiana racconta oggi il popolo del centrodestra (attuale), quello berlusconiano, che non abbandona – ? o meglio non prende le distanze – dal proprio leader nemmeno ora che la nave affonda (o che il ramo sul quale era seduto ha/è stato motosegato?). Lo fa da due prospettive completamente differenti. Una da destra e una da sinistra. Una permissivista-liberale sul fronte delle vicende “private” e una che considera tutto questo inficiante del ruolo pubblico. Attraverso i giovani e attraverso i (loro) padri (?). Comunque la si veda, si pone il tema di come un intero Popolo (appunto; della Libertà?) abbia accettato di assecondare il premier in tutti i suoi “capricci” (politici), anteponendo il suo bene alla legalità e quindi a quello del Paese, da cui solo tardivamente si è staccata la componente finiana. E in cui tutt’oggi (appunto) si verificano rari distinguo. Come nel caso dei giovani del Pdl. Che chiedono le dimissioni di Minetti. Scegliendo però la via “politicamente” (anche se non, in fondo, culturalmente) più berlusconiana: quella dell’ipocrisia. O meglio del moralismo. E del giustizialismo. Che è il contrario della legalità. Che nemmeno in questo caso viene fatta rispettare. di ANNALISA CHIRICO

Nella foto, Annalisa Chirico durante l’interpretazione del suo “Provino per il listino”, che torna d’uopo per criticare il moralismo dei giovani pidiellini

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di ANNALISA CHIRICO

I giovani del Pdl lombardo hanno avviato una raccolta di firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti. Eletta consigliera nel listino bloccato di Roberto Firmigoni.

Come ha detto Marco Cappato, a dimettersi non dev’essere Minetti, ma Firmigoni, “il titolare politico di liste falsificate, che rappresentano una vergogna e un crimine contro i diritti civili e politici dei cittadini ben peggiore di qualsiasi bunga bunga”.
Insomma, l’indignazione dei giovani del Pdl funziona a intermittenza. Non si indignano se l’elezione di un intero listino si basa su una procedura illegale. Non si indignano contro chi quel listino lo ha compilato. Queste sono quisquiglie. A conferma che a destra (e a sinistra) la legalità è un bel vessillo da agitare prima di gettarlo nel pozzo.

I giovani del Pdl si indignano per il giro di femmine intorno al presidente del Consiglio. E il bersaglio diventa Nicole Minetti, l’igienista dentale benedetta dal presidente.

Durante la campagna per le scorse elezioni regionali lo spot “Provino per il listino”, che ho maldestramente interpretato, voleva essere proprio un inno alla politica pulita, genuina, trasparente. Contro la cooptazione. E nell’intervista al Corriere della Sera del 17 marzo 2010 dichiaravo:

“(L’idea) mi è venuta vedendo le candidature impossibili proposte in questo periodo: persone calate dall’oggi al domani nella politica senza saperne nulla. Come la Minetti, l’igienista del premier, che definirei l’emblema di questo metodo che sceglie per cooptazione e non per quello che viene fatto sul campo».

Da qualche giovane del Pdl la risposta a quel video fu “Meglio una bella donna che un mafioso”.

Ecco, se i giovani pdllini cedessero un po’ del loro moralismo in cambio di una buona dose di liberalismo, forse ne guadagnerebbero in credibilità.
Loro, il partito del garantismo e della legge, dovrebbero preoccuparsi del rispetto della reputazione e dell’onorabilità di quelle persone monitorate e “sputtanate” in violazione di qualunque norma, prima ancora che legale, di civiltà. Loro, il partito del garantismo e della legge, dovrebbero preoccuparsi della correttezza di una procedura elettorale, del rispetto dei diritti civili e politici di ogni cittadino lombardo. E poi – perchè no – chiedersi se la vera soluzione sia l’eventuale passo indietro della candidata benedetta o piuttosto una riforma vera delle regole. Per limitare i poteri delle oligarchie di partito e ridare ai cittadini la possibilità di scegliere e di controllare i proprio eletti. Noi radicali la chiamiamo RIFORMA ELETTORALE UNINOMINALE MAGGIORITARIA.

Chissà se qualcuno di questi giovani starà ascoltando. O se sarà alle prese con la lettura pruriginosa delle quasi trecentonovanta pagine di intercettazioni pubblicate online illegalmente. Col beneplacito di (quasi) tutti.

ANNALISA CHIRICO

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