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Veltroni ha diritto di provare a governare Suo altro progetto organico/complessivo A Walter diciamo: ma soltanto più cultura

gennaio 24, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana invoca da mesi l’assunzione di responsabilità dei leader, che si traduce (leggi: deve tradursi) nella definizione e nell’avanzamento, da parte di ciascuno, direttamente, personalmente, di un’idea insieme alta e concreta di futuro per il nostro Paese. Questa è la politica, che è fatta dagli uomini e che non si può aspettare che cada, con i suoi contenuti, dal cielo. Di questo ha bisogno l’Italia, come il Politico.it scrive da settimane. Passando dall’indicazione del metodo a quella del merito, che i nostri lettori conoscono bene. Fuori da queste pagine, nella nostra politica autoreferenziale di oggi Bersani, Casini, Fini, persino i giovani, per non parlare di Berlusconi, quell’idea non ce l’hanno o non hanno capito che il loro compito è esprimerla, ed è la stessa cosa. Veltroni quell’idea ce l’ha. Ed è un’idea che il Politico.it può avere contribuito ad ispirare ma che vive, poi, di vita propria; autosufficiente, perché (appunto) complessiva e organica, momento per momento della nostra vita pubblica una specifica indicazione di prospettiva, ma figlia di un disegno complessivo. Quello che il giornale della politica italiana ha prodotto e invoca per la nostra politica. Quello che, d’altra parte, è normale e necessario nella politica vera. Avremo modo nelle prossime ore di tornare più specificamente sui singoli contenuti, attraverso analisi originali della relazione del Lingotto. Come sempre il Politico.it è però attivo e propositivo, e allora a Veltroni diciamo sin da ora: ancora più accento va posto sulla cultura. Questa “è” la vita (personale) di Veltroni che peraltro fu il primo, negli anni ’80, ad indicare nella televisione (e quindi nella cultura popolare) la chiave nel bene e nel male della determinazione dei caratteri del nostro Paese. E in parte è possibile che Walter si sia concentrato (per una volta) su “altro” in una sorta di “riequilibrio”. Veltroni che pure, beninteso, ha indicato in forti investimenti in questo senso una delle chiavi della sua piattaforma, ribadendo il concetto a noi caro della scuola, dell’università e della ricerca come «centro» del sistema Paese; e completano e “correggono”, anche, in qualche modo, la nostra impostazione – molto orientata in questa direzione – il tempo e le proposte che Walter dedica al (fine) della produzione “materiale”, se così vogliamo definirla, per distinguerla dal (mezzo, ma anche fine) delle idee, di cui stiamo parlando. E il progetto di Veltroni è tale, per futuribilità, per dignità politica da poter suscitare da solo un «risveglio», come lo chiama Bersani, la «liberazione», come la chiamiamo noi. Ed è lui, Veltroni, il primo (anzi, il secondo, dopo di noi), a parlare della necessità di una «rivoluzione», lui dice, «democratica». Ecco: ma tutto questo, Walter, non si fa senza la rivoluzione culturale. La rivoluzione culturale è quella presa di coscienza e riconoscimento di priorità, nella necessità, della politica alla cultura che rifa di quest’ultima il nostro ossigeno, chiave per la liberazione non solo culturale, ma – poi – “materiale” di tutti noi. La cultura, appunto, dà (anche) da mangiare e ci si deve muovere convinti in questa prospettiva, concependo un’Italia «campus a cielo aperto» che si riabbia della propria capacità di pensare, della propria brama di conoscere, e quindi torni al proprio impegno. E da qui un’Italia che può conoscere il proprio nuovo Rinascimento, fondato anche su una democrazia fortemente partecipata, quando non diretta, in cui la società si faccia politica sulla base delle (ri)trovate virtù culturali. Insomma, Veltroni ha un’idea ma il Politico.it ce l’ha ancora più avanzata e moderna, diremmo – effettivamente – rivoluzionaria. E’ a disposizione (anche) di Veltroni che oggi è il più credibile, possibile candidato alla presidenza del Consiglio. Il Pd gli consenta di terminare il lavoro del 2008, sapendo che le posizioni di Walter sono maturate ulteriormente. Ma Walter dia, contempo- raneamente, ancora una volta “retta” (anche) a noi.

Nella foto, Walter colpito: «Che qualità»

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