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Donne decisive per rifare grande l’Italia Metà necessaria di una politica matura Che si compie ‘liberandole’ nella società In primo luogo c’è la questione culturale Giulia: tv le tratta come carne da macello

gennaio 21, 2011 di Redazione 

Scrive Goethe che il primo errore che possano fare i giovani (valorosi) è rigettare, non fare propria una verità “conquistata” da altri prima di loro per mantenere la propria originalità. Che la televisione sia la chiave della nostra cultura popolare, e dunque della consapevolezza (di sé) della nostra nazione, lo dimostra lo stesso guasto che questa verità mette nelle condizioni di superare: il modo in cui la nostra mentalità è stata plasmata da questi trent’anni di tivù commerciale (di Berlusconi) e in particolare il trattamento riservato alle donne. Che si ripropone, oggi, paro paro fuori dagli studi televisivi e dai televisori. La rivoluzione culturale necessaria per tornare grandi passa dunque inevitabilmente attraverso (anche) il mezzo televisivo. E un passo fondamentale sarebbe partire proprio dal ruolo delle donne, per superare la concezione da “carne da macello” di cui ci parla tra poco Giulia, (e quindi/)ma anche per restituire loro la naturale dignità sociale e così risolvere i problemi che dalla proiezione (deviata) della loro immagine si ripercuotono sulla loro presenza e sulle opportunità che sono date loro, e quindi sul loro modo di vivere, nella società; e attraverso di questo – in una società che sia tornata a farsi politica – per attribuire alla politica italiana quelle facoltà, legate strettamente alla sensibilità e al punto di vista femminile, che oggi le sono in larga parte negate (anche perché quando appare che le siano state concesse ciò è avvenuto attraverso forme di maschilismo o di politicismo, e questo porta ad una selezione non democratica e così ad una attribuzione monca di quella stessa sensibilità), e con esse la possibilità di compiersi e, quindi, di essere nella condizione di preparare il nostro nuovo Rinascimento. E’ come se mancasse il pezzo fondamentale per completare la chiave che apre un grande portale, quello del nostro futuro. Metterlo al suo posto, accanto alla metà maschile, è il modo per accedere al futuro e lavorare per accedere al futuro significa (innanzitutto) fare proprio questo. La nostra narrazione di oggi è dunque dedicata alle donne, e, con esse, al nostro domani. Cominciamo con la giovane esponente Radicale e co-conduttrice di Santoro ad Annozero, che ci parla della questione culturale interconnessa con quella televisiva. E poi, con un’altra delle nostre grandi firme, scopriamo come vivono, oggi, le donne, nella nostra società. E non è (è proprio il caso di dirlo) un bel vedere. di GIULIA INNOCENZI

Nella foto, Giulia Innocenzi

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di GIULIA INNOCENZI

Tutto lo squallore che ci è crollato addosso con l’apertura della casa di Berlusconi all’opinione pubblica un merito ce l’ha: ci costringe a fermarci e a riflettere.

Perché sorprenderci tanto, se ogni giorno in tv ci sono donne quasi nude e non parlanti (meglio così) che affiancano uomini ben vestiti che le guardano con sorriso ammiccante e commenti come se fossero davanti al bancone del macellaio per scegliere un buon pezzo di carne? Perché nessuno (o quasi) ha sollevato una considerazione indignata, una denuncia, un atto contro questa mercificazione delle donne, che non può che concludersi con la naturale compravendita di corpi e vite per il sollazzo dell’uomo pieno di soldi di turno?

Una domanda alle donne: con un’immagine così che passa alla tv, primo e indiscusso organo di comunicazione nel nostro paese, quando vi trovate per la strada, passeggiando sul marciapiede, come pensate che quello stesso uomo che vi passa accanto e che ha appena spento la tv che mandava in onda un culo e due tette vi stia guardando?

Ecco. Forse è arrivato il momento di riporre la carne nel banco del macellaio e restituire dignità e umanità alla tv.

GIULIA INNOCENZI

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