Top

Diario politico. E’ stato – si è… – scaricato Il Vaticano: “Servono moralità e legalità” Napolitano: “E (anche) maggior sobrietà” Bossi: “Senza federalismo si va al voto” Ma Crespi: ‘Non lo seguiranno a inferno’

gennaio 21, 2011 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Siamo al crepuscolo. Ci vorrà ancora qualche mese, forse un anno, ma la fine è cominciata. Adesso ufficialmente. E la causa, come in tutte le cose della vita, sta nello stesso presidente del Consiglio. Che è, suo malgrado, molto invecchiato. E per questo da ormai quindici mesi non fa che cadere nella trappola dell’evasione (in tutti i sensi?). Ed è per questo che, oggi, nessuno (dei poteri, più o meno forti) è più disposto a difenderlo. L’ultimo a rimanergli accanto è il leader leghista. Ma lo fa – forse anche per solidarietà umana ma soprattutto – per interesse. E nelle previsioni dell’ex spin doctor del presidente del Consiglio – raccolte come sempre dal giornale della politica italiana – c’è un Bossi che, raggiunto il proprio scopo, non si lascerà cadere a terra con Berlusconi. Una storia sta finendo. E la politica italiana non sarà più come prima. Meno male (?). Il racconto della giornata, all’interno, di Ginevra Baffigo.

La vignetta è di theHand

-

di Ginevra BAFFIGO

Il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, esprime la «preoccupazione» della Chiesa cattolica, che «spinge e invita tutti – dichiara il porporato – soprattutto coloro che hanno una responsabilità pubblica in qualunque settore amministrativo, politico e giudiziario, ad avere e ad assumere l’impegno di una più robusta moralità, di un senso di giustizia e di legalità». Il Vaticano «alimenta la consapevolezza di una grande responsabilità soprattutto di fronte alle famiglie, alle nuove generazioni, di fronte alla domanda di esemplarità e ai problemi che pesano sulla società italiana». Bertone, ribadito il fatto che la Santa Sede «ha i suoi canali e le sue modalità di intervento», non può non condividere il «turbamento» espresso dal presidente Giorgio Napolitano.

Quirinale che non demorde. Colta l’occasione della presentazione del libro che raccoglie due discorsi del 1977 del segretario del Pci Enrico Berlinguer, «La via dell’austerità», il capo dello Stato torna a chiedere «alle forze politiche, alle forze sociali, e a ogni cittadino, maggiore consapevolezza e sobrietà nei comportamenti individuali e collettivi».

La presa di posizione della Santa Sede e del Colle, per quanto diplomatica, non poteva non riaccendere il dibattito interno, nel quale primo fra tutti Umberto Bossi si lancia in difesa del Cavaliere: «Il Vaticano… non si commenta. Ma penso che per loro sia facile parlare», chiosa il Senatùr. «Berlusconi si è trovato con la casa circondata, controllavano tutti, chi entrava e usciva. Perché non hanno controllato anche là?» ribatte malizioso il capo dei Lumbard. Provocato Bertone, il leader del Carroccio suggerisce altrimenti a Berlusconi di «essere più cauto: tutti insieme devono abbassare i toni. Anche i magistrati».

Ma proprio dai togati tuona la replica alle accuse del premier. Berlusconi, mercoledì scorso, aveva usato toni tutt’altro che sottili rispetto al trattamento ricevuto da alcune ragazze interrogate dai pm milanesi: le ospiti di Arcore avrebbero subito una «procedura irrituale e violenta – a detta del Cavaliere – indegna di uno stato di diritto che non può rimanere senza un’adeguata punizione».

Oggi, la replica secca ma misurata del presidente dell’Anm, Luca Palamara, sembra accogliere l’invito del leader leghista: l’attacco del presidente del Consiglio infatti rischia «di mettere seriamente in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura».

Ma guardando al Csm, il tentativo di stemperare i toni risulta decisamente tardivo. Il vicepresidente del Consiglio superiore di magistratura, Michele Vietti, non ha gradito la minaccia di «punizioni» lanciata ai pm di Milano: «I processi sommari non si fanno e non si invocano», rimprovera. «Nel nostro ordinamento non sono previste punizioni per i magistrati – rimarca – La competenza a valutare la correttezza dei comportamenti dei magistrati è attribuita dalla Costituzione al Consiglio Superiore della Magistratura secondo le procedure stabilite dalla legge».

Ma la magistratura non è la sola a reagire. Si leva la voce del Coisp (il sindacato Indipendente di Polizia, ndr), con un comunicato del segretario generale, Franco Maccari: «Come può un Paese civile accettare ancora di essere governato da un uomo che aggredisce, offende e tradisce i poteri riconosciuti dalla Costituzione come quello giudiziario e mortifica gli uomini di Stato come quelli che indossano la divisa?». Ed ancora: «Divise macchiate troppo spesso di un sangue versato per difendere l’Italia e che per il premier diventa un vestito di Carnevale». Quando un capo dell’esecutivo minaccia gli altri poteri dello Stato «sovverte pericolosamente le regole democratiche del confronto, seminando il seme di uno scontro sociale latente che potrebbe scoppiare in qualsiasi momento perché nutrito sotto traccia e quindi difficilmente controllabile». Solidarietà, dunque, per i «magistrati attaccati in maniera violenta e scellerata dal premier» e alla politica, è quanto richiedono i poliziotti del Cois. «Ci sarà tempo per valutare se la procura di Milano ha o non ha la competenza per l’indagine», dice Maccari, «ma nell’immediato Silvio Berlusconi deve dare conto di quanto gli è stato contestato».

Avvenire, dal canto suo, in risposta all’attacco del premier al tribunale milanese, apre con un titolo emblematico: “A livello di guardia”.

Il videomessaggio di Berlusconi è riportato e seguito da analisi e commenti, ma in particolare la scelta del giornale dei vescovi è quella di diffondere l’appello di «Movimento politico dell’unità» (gruppo cui aderiscono parlamentari cattolici provenienti dalle varie aree politiche, ndr) sul caso Ruby. «Il turbamento dell’opinione pubblica sottolineato dal presidente della Repubblica per le gravi ipotesi di reato è anche il nostro – scrivono da Mpu – Il disorientamento e lo sconcerto di tanta gente che continuamente ci avvicina è anche il nostro. Temiamo che questo ulteriore e possente colpo a credibilità e affidabilità della classe politica nel suo complesso, possa determinare l’allontanamento definitivo dalla partecipazione alla vita pubblica del Paese».

Quanto a Italia Futura, LCdM non perde l’occasione: è «sotto gli occhi di tutti come dopo due anni sono andate le cose» per ciò che riguarda le riforme. Per l’ex leader di Confindustria è «sempre più indispensabile pensare ad una legislatura costituente che nel corso di due o tre anni realizzi quelle poche riforme indispensabili a far ripartire l’Italia».

In soccorso al premier arrivano i “responsabili”. Alla Camera nasce il gruppo di Iniziativa responsabile. Un gruppo di “ex”, fuggiti dalle file Fli e Udc già in occasione voto di fiducia del 14 dicembre. «Non siamo la stampella del governo, ma la terza gamba» spiegano, non semplificando l’immagine, in una conferenza stampa organizzata per illustrare la loro «opzione politica». Il nuovo gruppo nasce con 21 deputati. «Siamo 22», si era affrettato a dire il capogruppo pro-tempore, Luciano Sardelli: si aggiungono due new entry di supporto dal Pdl, i deputati Mario Pepe e Vincenzo D’Anna, ma Calogero Mannino sembra aver cambiato idea rispetto all’assunzione di “responsabilità”.

Il federalismo. «Così non va assolutamente e preghiamo il governo di fornire gli opportuni chiarimenti quanto prima». E’ il presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, a sancire il no dei comuni al federalismo fiscale, vero terreno su cui si giocano le sorti della legislatura.

E’ proprio Umberto Bossi a mettere in chiaro la situazione: «Ieri abbiamo sancito che se non si passa il federalismo, si va al voto. Berlusconi è d’accordo. Ma passa al 100%, chi è che vuole andare a votare?» chiede provocatoriamente il Senatùr.

Nel tentativo di tirare acqua al proprio mulino Bossi segue elogiando il Colle: «C’è anche il capo dello Stato che dice cose di buonsenso. È un uomo di grande buonsenso». Per il capo dei Lumbard «non possiamo stare qui a fare niente». E solo dopo, facendo eco a quanto dichiarato ieri da Calderoli, «ci può essere una stagione di riforme e di rilancio dell’economia».

Secondo Chiamparino, però, «il provvedimento licenziato dal ministro Calderoli e ora all’attenzione della commissione Bicamerale per il federalismo è dominato da confusione e incertezza, che probabilmente sono il prodotto dell’attuale fase politica che governo e Parlamento stanno vivendo». E la stessa percezione si registra al centro, dove il Polo della Nazione chiede una proroga della delega sul federalismo fiscale. In una nota a firma Baldassarri per Fli, Galletti per l’Udc e Lanzillotta per Api, si legge: «Non siamo contrari alla riforma ma il testo del municipale così com’è non va». «Il testo sul federalismo così com’è non ci piace – puntualizzano – pertanto domani presenteremo un emendamento al disegno di legge di conversione del decreto milleproroghe per prorogare i tempi della delega. Se ce lo bocceranno noi voteremo no».

Nel caso in cui l’esecutivo dovesse procedere con il solo iter parlamentare, «l’Anci non si schiererebbe per evitare inaccettabili torsioni politiche».

I comuni hanno le idee chiare: chiedono di sbloccare subito le addizionali Irpef; prevedere che l’incremento dei tributi resti a loro; estendere la possibilità di introdurre un contributo di soggiorno a tutti i Comuni; decidere con i Comuni le aliquote di compartecipazione a tributi immobiliari, Irpef e cedolare secca; definire un quadro dettagliato del Fondo perequativo; definire rapidamente la disciplina di Tarsu/Tia; sostenere le unioni e fusioni di Comuni.

I dubbi sulla bozza Calderoli non sono però una prerogativa dei sindaci italiani, ma si riscontrano anche nelle sedi di Confcommercio. In particolare, sul via libera alla tassa di soggiorno fino a 5 euro/die prevista nel testo, il presidente, Carlo Sangalli, apre il suo intervento: «Da tempo, nel nostro Paese si va ripetendo, ed apparentemente con larghissimo consenso, che il turismo è davvero la grande risorsa dell’Italia. Consideriamo, dunque, davvero un errore da “matita blu” l’idea che il federalismo municipale nasca all’insegna del ritorno alla tassa di soggiorno perché i Comuni potranno così pur realizzare nuove entrate ma, di certo, la tassa di soggiorno colpirà fortemente la competitività del turismo italiano, che avrebbe invece la necessità di essere sostenuta con scelte di tutt’altro segno, a partire dalla riduzione dell’Iva e dell’Irap».

Ginevra Baffigo

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom