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Dal bunga bunga a Bada bambina! Le verità dell’”utilizzatore” Laratta

gennaio 18, 2011 di Redazione 

Ce ne siamo occupati in funzione della concretezza delle scelte per la costruzione del domani, proponendo (anche) un punto di vista – critico nei confronti dello «strapotere» dei giudici, secondo Annalisa Chirico – non scontato e tutto da considerare. Ce ne siamo occupati compiendo quel completo ribaltamento di piano che dovrebbe riguardare (anche) la nostra politica, passando dal frugare (di altri) nella melma dello scandalo ad un esempio (al contrario) di bellezza, quello di un’eta classica dalla quale (invece) pescare a piene mani per preparare il nostro nuovo Rinascimento (o, appunto, classicismo). Il deputato del Pd è celebre, oltre che per le proposte e per le iniziative coraggiose (specie nel ruolo di ex componente della commissione Antimafia in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata, in primo luogo nella “sua” Calabria), per la propria straordinaria verve satirica. E la penna del parlamentare da Fiore è in grado di “servire” (in tutti i sensi) anche così: perché c’è bisogno, nell’onestà e nella responsabilità, di guardare al caso Ruby con quel distacco che, abbiamo visto “già” nel teatro greco, è un’arma potentissima per “demolire” il potere. E cominciare a ricostruirlo. di FRANCO LARATTA*

Nel disegno, il deputato del Pd

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di FRANCO LARATTA*

L´invito a comparire in tribunale che negli ultimi giorni la Procura milanese ha recapitato al presidente del Consiglio per presunta concussione, prostituzione minorile ed esercizio abusivo di bunga bunga, dimostra che il nostro non è un paese libero. Molti italiani ne erano convinti da un pezzo. E ora pure Silvio Berlusconi si unisce al coro, distinguendosi però nell´assegnazione delle responsabilità. Destinatario dell´ennesimo persecutorio provvedimento, escogitato per ripicca dai giudici rosiconi rimbalzati alle sue feste, il Premier ha reagito regalando agli inossidabili estimatori un rap anaforico di denuncia, girato su un set allestito sulla falsariga dello spot degli Abbracci Mulino Bianco.

«Non è un paese libero quello che consente a una casta di sovversivi e privilegiati di piegarsi alla politica, e censura altri tipi di flessioni e genuflessioni più ruspanti, associate con pregiudizio a `puttanai´ alla mercé dell´utilizzatore finale» – canta il Premier, testo di Ghedini-Berlusconi, dirige l´orchestra Giulio Tremonti, con Umberto Bossi primo trombone.

«Non è un paese libero quello in cui l´informazione è affetta da gossip compulsivo, sniffa intercettazioni, che poi distorce con dolo o perché vittima di allucinazioni. Allora è facile scambiare pensioni di accompagnamento con accompagnatrici di pensionati, servizi alla persona con servizietti, e cene di Lucullo con baccanali a tema anatomico».

«Non è un paese libero quello che autorizza agenti della Squadra Mobile ad irrompere in un´abitazione privata per sottoporre a morbose schedature e licenziose perquisizioni le ospiti: azione deprecabile, specie quando viola il tacito protocollo che obbliga il perfetto gentiluomo ad una fugace tastatina e all´uso della paletta per esprimere giudizi da condividere con gli amici».

«Non è un paese libero, infine, quello che non tutela il diritto alla riservatezza per sé e per i propri cari».

Il Presidente si è soffermato su questo aspetto, spiegando alla platea che per proteggere il suo nuovo rapporto affettivo da un´inopportuna esposizione mediatica, ha incassato (e fatto incassare) tantissimo, nel più profondo silenzio. Avrebbe potuto rivelare subito che i caotici rendez vous in villa altro non erano che prove per un´imminente cerimonia, tempo tre anni dall´ottenuto divorzio. Avrebbe potuto chiarire il ruolo di Ruby, la ragazza giunta dal Marocco alla camera, con l´autorizzazione a procedere, designata dalla coppia `comare d´anello´. Ciononostante ha preferito farsi trascinare nel fango, subire l´onta del magnaccia, offrendo in ritardo l´interpretazione autentica di quel “Bada bambina” rivolto alla ragazza e contestato dai giudici: non intimidazione, ma innocente motivetto di Little Tony. I più informati parlano di tattica per spazientire i genitori di lei, meridionali conservatori, e spingerli alla revoca dell´assenso all´unione. Questo aprirebbe la strada alla `fuitina´, calzante alibi per futuri viaggi, che questa misteriosa ragazza, allevata nei valori, estorcerebbe comunque, con la determinazione di Monica Vitti nei panni della Ragazza con la pistola.

I preparativi fervono, ma si registrano preoccupanti ritardi. Scartata l´ospitale Tunisia come nido d´amore, per le note fibrillazioni politiche e… per scaramanzia, si deve ripiegare su un altro posto al sole, prima che qualche arrogante `tour operator´ imponga mete più fresche e umide.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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