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Il commento. Ma i pm hanno (oggi) troppo potere di Annalisa Chirico

gennaio 18, 2011 di Redazione 

Ci ritroviamo nostro malgrado a dover affrontare questo tema, mentre l’Italia va a fondo (anche per questo, in tutti i sensi). Il caso Ruby e quindi ancora una volta Lui, il presidente del Consiglio. Sul quale si stanno concentrando (proprio) tutti, senza capire che quello che conta, oggi, è concepire un domani per il nostro Paese rispetto alla cui costruzione Berlusconi è soltanto un sottilissimo e (ormai) fragile diaframma (per)ché, peraltro, sta per rompersi (da sé). Le stesse giovani umiliate che parlano degli incontri a Villa San Martino lo scoprono «invecchiato, imbruttito»: Berlusconi è alla fine della propria parabola, e non, perché ce lo stiano spingendo i giudici, e nemmeno per “colpa” di questo ennesimo scandalo; Berlusconi è alla fine della propria parabola per la più naturale delle ragioni: è vecchio, e non potrà durare (politicamente) ancora a lungo. Berlusconi che un brillante pezzo di Pigi Battista (sulla Stampa) di qualche anno fa associava a qualsiasi categoria della nostra vita pubblica (e non solo). Battista ne “dimenticò” solo una: la mente degli italiani. E soprattutto dei (nostri – ?) uomini politici, italiani. Soprattutto quelli di opposizione. Berlusconi è ormai un’ossessione dei Democratici (con la maiuscola ma in senso non restrittivo), la sola vera linfa vitale di quest’uomo (politico) che una classe dirigente finalmente ringiovanita (ma giovane anche nella mentalità, e non figlia di questo stesso tempo – passato – ad inseguire Berlusconi) avrebbe già spedito in soffitta. E invece no. E così persino il giornale della politica italiana, che è (in primo luogo) il giornale dei giovani under 30 – Dino Amenduni, Annalisa Chirico, Antonio De Napoli, Giulia Innocenzi, Marianna Madia, Riccardo Maraga, Attilio Palmieri oltre al direttore e alla redazione – è costretto a dargli spazio. Ma, allora, lo facciamo a modo nostro. Occupandoci non della vita di Berlusconi (politica o personale), ma, attraverso di essa, dell’Italia. Cominciamo con Annalisa Chirico, che pone la questione dello «strapotere» dei giudici. di ANNALISA CHIRICO

Nella foto, Annalisa Chirico

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di ANNALISA CHIRICO

In questi giorni di inchieste giudiziarie su orgia parties, prostitute ultrasedicenni, tentativi (poco credibili) di giustificazione e moti (anche questi poco credibili) di indignazione…io faccio due riflessioni.

Berlusconi è vittima di quei giudici e dell´assetto di quello strapotere italiano, che egli stesso non ha mai riformato. Pur promettendolo tante volte, pur ritrovandosi in prima persona al centro di una giustizia a orologeria, le cui logiche di azione sono il prodotto di regole sbagliate. Nessun limite e nessuna responsabilità. Per i magistrati, per i giornalisti. In un cortocircuito, che è innanzitutto cortocircuito della democrazia.

Berlusconi è vittima di quella politica del doppiopetto, che egli ha voluto incarnare coltivando vizi privati (del tutto legittimi), che sono e devono restare confinati nell´ambito del privato. Il problema, però, è che in pubblico Berlusconi s´è reso alfiere di pubblici divieti, di proibizionismi e conservatorismi filoclericali. Rendendosi così ricattabile. Sempre in bilico, come un funambolo, sul filo dell´ipocrisia.

La parabola pare ormai al tramonto.
Sul primo punto, quello della riforma della giustizia (oggetto anche di referendum radicali), mi sembrano assai significative le seguenti parole di Piero Calamandrei in “L´elogio dei giudici scritto da un avvocato”.

Fra tutti gli uffici giudiziari, il più arduo mi sembra quello del pubblico accusatore: il quale, come sostenitore dell´accusa, dovrebbe essere parziale al pari di un avvocato; e, come custode della legge, dovrebb´essere imparziale al pari di un giudice. Avvocato senza passione, giudice senza imparzialità: questo è l´assurdo psicologico nel quale il PM, se non ha senso dell´equilibrio, rischia ad ogni istante di perdere per amor di serenità la generosa combattività del difensore, o per amor di polemica la spassionata oggettività del magistrato.

ANNALISA CHIRICO

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