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Silvio come l’(ex) pres. israeliano Katsav Non si dimett(er)à senza (una) condanna Ma ‘Israele premier si lascian processare
di ANDREA SARUBBI

gennaio 17, 2011 di Redazione 

Alterniamo alla nostra narrazione sul futuro dell’Italia il discorso, onesto e responsabile come sempre sul giornale della politica italiana, sul caso (giudiziario) del presidente del Consiglio. Che vive un’esperienza simile a quella capitata al già capo di Stato d’Israele. Che in attesa del giudizio si era sospeso dalla cari- ca. E in cui un primo ministro altrettanto indagato – e il leader del partito del presidente della Repubblica condannato – esulta di fronte ad un Paese in cui la legge non guarda in faccia a nessuno. E non “deve” farlo: perché nessuno si sognerebbe di metterla in discussione. Premesso il nostro commento sull’opportunità che (anche) la legge, nondimeno, non partecipi alla propria delegittimazione, ce ne parla il nostro Andrea Sarubbi.

Nella foto, Moshe Katsav, ex capo dello Stato israeliano (di origini iraniane)

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di ANDREA SARUBBI*

Meno di tre settimane fa, a Tel Aviv, il tribunale ha chiuso il processo penale contro l’ex presidente Moshe Katsav, accusato di aver commesso reati sessuali durante gli anni del suo impegno pubblico: prima ai tempi in cui era ministro del Turismo, poi durante il mandato presidenziale.

L’ex capo di Stato ne è uscito con le ossa rotte: oltre ad essere condannato per tutte le accuse che gli erano state mosse, Katsav è stato pure ritenuto colpevole di ostruzione della giustizia, per aver “infarcito di menzogne” la sua ricostruzione dei fatti.

Non c’era nessun video: solo le deposizioni delle parti. Eppure, nessun israeliano ha dubitato dell’imparzialità dei giudici, e soprattutto Katsav non è fuggito dal processo. Anzi, pur continuando a sostenere la propria innocenza, appena gli vennero formalizzate le accuse si autosospese dalla carica di capo dello Stato: personalmente lo avrebbe evitato volentieri, ma fu proprio un uomo della sua parte politica, il primo ministro Olmert, a chiedergli un passo indietro, in modo che la giustizia potesse fare liberamente il proprio corso.

Personalmente, mi sembra populista invocare le dimissioni di Berlusconi per il caso Ruby prima ancora che i giudici abbiano emesso una sentenza: fino a prova contraria, il presidente del Consiglio resta innocente, e non sarebbe giusto che lasciasse l’incarico per colpa di una montatura costruita ad arte. Ma concordo con Marco Travaglio – e non mi capita molto spesso – quando, sul Fatto quotidiano, fa un parallelo tra l’Italia e Israele:

(…) Katzav affrontò l’incriminazione e poi il processo come un normale cittadino. Per evitare il carcere, si dichiarò colpevole di accuse minori, altrimenti l’avrebbero pure arrestato. Ora, insieme alla condanna (non solo per i reati sessuali, ma pure per le menzogne raccontate ai giudici, che in Italia sono un diritto della difesa, mentre in Israele costituiscono reato di “ostruzione della giustizia”), s’è visto ritirare il passaporto: deve tenersi a disposizione, perché appena sarà fissata la pena, finirà in carcere. Di lì potrà fare appello nel secondo e ultimo grado di giudizio: la Corte suprema. Che raramente riforma le sentenze di primo grado. Ricapitolando: in Israele non c’è immunità automatica né legittimo impedimento per nessun’alta carica dello Stato, nemmeno per reati commessi durante il mandato e connessi a esso (due anni fa anche il premier Ehud Olmert, inquisito per presunti finanziamenti illeciti, lasciò il governo per sottoporsi alla giustizia e al suo posto fu eletto il suo avversario Benny Netanyahu). Figurarsi per quelli commessi da un premier prima e al di fuori delle funzioni (come nel caso B.). Commento del premier Netanyahu, compagno di partito di Katzav: “E’ un giorno molto triste, ma anche un giorno in cui si dimostra che ogni cittadino israeliano è uguale di fronte alla legge e ogni donna è la sola padrona del suo corpo”. Commento del quotidiano Haaretz: “Il nostro sistema legale ha dovuto decidere se l’uomo scelto per essere il cittadino numero uno di Israele ha gli stessi diritti sessuali un tempo garantiti ai signori feudali, ai re e ai principi”. Commento di Fiamma Nirenstein, giornalista filoisraeliana e deputata del Pdl, sul Giornale di B.: “La fiducia nei giudici in Israele è incrollabile. La decisione della Corte serve da monito: qui non esistono signori feudali e sovrani assoluti. L’intoccabilità non è di casa”.

Ci aggiungo una frase dello stesso Olmert, a sua volta dimessosi da capo del governo per un sospetto di corruzione: “Sono orgoglioso di essere primo ministro di un Paese che indaga i suoi primi ministri, in cui nessuno è al riparo dalla legge”. Qual è il contrario di “sono orgoglioso”? Mi vergogno?

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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