Top

Ora coinvolgere i lavoratori nella gestione delle imprese R. Maraga

gennaio 15, 2011 di Redazione 

Meno diritti (dei lavoratori)-e-basta non è sinonimo di modernità e non è ciò che ci renderà competitivi nel mercato globale. Il giornale della politica italiana ha invitato la nostra politica (e il centrosinistra in particolare) a fare sua quella dottrina dell’economia sociale di mercato che fa la fortuna, oggi, della Germania e che appare sempre più come la risposta europea – fatta anche di welfare e comunque di attenzione al sociale – alle sfide dell’economia del terzo millennio. La nostra Cristiana Alicata rafforza il concetto auspicando che la politica italiana entri in campo per «”riequilibrare” l’accordo di Mirafiori, proponendo la divisione degli utili (che significa anche più responsabilità) con i lavoratori, corsi di diversity management contro le discriminazioni e la compensazione in servizi sociali (fuori dalla fabbrica) del livello salariale». Che è poi (anche) il modello olivettiano, una Soziale Marktwirt- schaft ante litteram. A questo punto tocca al nostro giovane e brillante studioso di diritto del lavoro, tirare le fila della narrazione. di RICCARDO MARAGA

Nella foto, Sergio Marchionne: sardonico

-

di RICCARDO MARAGA

Un esiguo 55%, ottenuto in massima parte con i voti di impiegati e quadri, ha sostituito quel plebiscito a favore dell’accordo di Mirafiori che molti speravano e prevedevano.

Ad aver vinto, in ogni caso, è la dignità dei lavoratori.

L’incertezza del voto ci dice una cosa sola: non era sulle spalle dei lavoratori che doveva essere caricata la responsabilità di compiere una scelta di sistema, dirimente, epocale.

Doveva essere la politica, insieme al sindacato e ad una classe imprenditoriale moderna, a trovare soluzioni innovative in grado di rispondere alle sfide della modernità mondializzata.

Ma non è stato così.

Ora, dopo la lezione dei lavoratori di Torino, la parola spetta alla politica.

L’art. 39 della nostra Costituzione non è stato mai attuato. Dall’inattuazione costituzionale si è passati all’utilizzo del contratto collettivo nazionale di lavoro come strumento di diritto comune per regolamentare su scala nazionale la disciplina del rapporto di lavoro nelle varie categorie.

Ora, con il modello Mirafiori, attraverso la costituzione di newco non affiliate a Confindustria, si vuole boicottare il contratto collettivo nazionale di lavoro e passare ad una contrattazione decentrata a livello aziendale, laddove il potere contrattuale delle organizzazioni sindacali diminuisce nei confronti della controparte datoriale.

Inoltre, si vuole anche escludere dalla rappresentanza in azienda e dalla fruizione dei diritti sindacali previsti dagli artt. 19 e seguenti dello Statuto dei Lavoratori, quelle sigle sindacali che non firmano gli accordi aziendali. Questo binomio ha l’effetto di sottoporre il sindacato a livello aziendale ad una forte pressione e di coartare la volontà contrattuale dello stesso.

L’organizzazione, infatti, non può contare sul contratto collettivo nazionale di lavoro e sa che se non firma l’accordo aziendale non viene rappresentata e non ha diritti sindacali.

Questo minaccia il sindacato che si regge e si sostenta anche sulla fruizione dei diritti sindacali predetti e altresì la democrazia sindacale, la possibilità dei lavoratori di essere rappresentati all’interno delle fabbriche con esiti sistematici preoccupanti in un sistema che, dal piano politico-istituzionale a quello dei luoghi di lavoro, dimostra di avere una capacità di rappresentare sempre più debole.

Occorre, quindi, che la politica ritorni auterovolmente alla guida di questa grande questione promuovendo una legge generale sulla rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro, sull’esempio di quanto avvenuto per il settore pubblico.

Questo percorso andrebbe portato avanti con un metodo del tutto diverso da quello seguito dal Governo e da Fiat, ovvero, non imponendo soluzioni dall’alto che spaccano e dividono il fronte sindacale, ma sedendosi intorno ad un tavolo, politica, imprenditori e sindacati, per trovare la formula migliore che possa aumentare la coesione sociale e la condivisione.

L’esempio metodologico potrebbe essere quello seguito dal ministro Damiano con il Protocollo sul Welfare del 2007, prodromico all’approvazione della legge n. 247/2007. In questa maniera potrebbe risolversi l’inattuazione dell’art. 39 Cost.

La politica dovrebbe interrogarsi anche sulla opportunità di evitare che la democrazia si fermi ai cancelli delle fabbriche dando finalmente attuazione all’art. 46 della Costituzione, studiando soluzioni per coinvolgere i lavoratori nella gestione delle grande imprese, sulla falsariga della Mitbestimmung tedesca, al fine di sviluppare strategie di risoluzione delle grandi sfide del futuro non contro i lavoratori e le lavoratrici ma di comune accordo con loro.

RICCARDO MARAGA

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom