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L’azzardo di Renzi: “Sto con Marchionne” Bersani: ‘E io (invece) sto con gli operai’ Ma la politica (vera) non deve fare il tifo Lì impalata seduta in tribuna a guardare La politica agisce per rifare grande l’Italia E così aiuterà sia Marchionne sia operai

gennaio 12, 2011 di Redazione 

Quella del sindaco di Firenze è una scivolata. La verità è che Renzi – come chiarisce stamani su Facebook – voleva indicare che tra modernizzazione (l’ad Fiat) e la conservazione (la Fiom) sceglie la prima; solo che – lo diciamo a Matteo – Marchionne rappresenta oggi qualcosa di più autoreferenziale del fenomeno virtuosamente innovatore che era (anche a noi) sembrato rappresentare (e che lo stesso Renzi rappresenta a Firenze), e comunque non è questo che deve fare la nostra politica. CONTINUA ALL’INTERNO

Nella foto, Matteo Renzi

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Assistiamo esterrefatti a questa partita in cui a giocare sono sindacati e manager, e il vero campione, colui capace di vincere da solo il match, se ne sta in tribuna ad osservare gli altri in campo e a fare commenti da bar, magari fumando una sigaretta.

E’ la politica che ha la responsabilità di evitare situazioni estreme del rapporto tra aziende e lavoratori come quelle di Pomigliano e Mirafiori, non, intervenendo (anzi: parlando) ex post – e nemmeno ex ante – semplicemente a definire nuove regole per la rappresentanza e amenità tecnico-politiche del genere. Bensì impiegando il fiato che oggi impiega per fare commenti, per creare le condizioni complessive della crescita e quindi mettendo nelle condizioni la Fiat di continuare ad investire senza se e senza ma in Italia, togliendo alibi a manager che magari non sono del tutto esenti da colpe nel fallimento di una produzione, e rendendo le eventualmente necessarie riduzioni di “diritti” dei lavoratori parte di un piano complessivo in cui ciascuno si prenda la propria parte di onori e di oneri e in cui quindi anche la riduzione di diritti non rappresenta un atto unilaterale contro la parte, diciamocelo, più debole del sistema, ma un momento che può essere percepito anche dagli operai come giusto e necessario – ed equo – di un impegno generale per fare tutti, insieme, un passo in avanti sulla strada dello sviluppo.

Come fare? Marchionne, nel suo intervento a Che tempo che fa che il Politico.it aveva salutato con favore, aveva indicato non tanto – o non solo – nella riduzione dei diritti la chiave per rendere l’Italia di nuovo appetibile per chi voglia investire. Bensì aveva parlato di un miglioramento (leggi: modernizzazione) generale delle condizioni del sistema. E quel miglioramento passa attraverso la ricetta già indicata dal giornale della politica italiana: un piano organico e complessivo per rifare grande l’Italia, fondato sulla rivoluzione culturale innanzitutto, che faccia della cultura il nostro ossigeno, e crei così le condizioni psicologiche e, appunto, culturali per preparare ed abbracciare con entusiasmo il nuovo; che consiste nell’individuare nell’innovazione la nostra stella polare, di un sistema motore del quale siano le ripotenziate (e liberate) scuola, università e ricerca (associate, magari, alla formazione permanente), la cui carica esplosiva possa essere raccolta da un Paese – anche grazie alla cultura – libero, dinamico, aperto (liberalizzazioni, abolizione degli ordini professionali, abolizione del valore legale del titolo di studio), fondato (appunto) sul merito, in cui la spesa pubblica sia tagliata attraverso un abbattimento dei costi (superflui) della politica e in cui gli stipendi, di tutti, siano resi proporzionali ed equi (con tetto a quelli dei manager, tra il resto).

Un Paese nel quale ciascuno fa la sua parte, e si prende la sua parte (di ritrovata grandezza). in cui gli operai hanno (più) voglia di vivere e di lavorare, e sono disposti ad accettare anche qualche sacrificio in più, come le aziende. Perché si tratta, tutti insieme, di tornare grandi, e di vivere uno sviluppo che potrà durare – e dovremo farlo durare – decenni. Un Paese che conoscerà, così, Il proprio nuovo Rinascimento.

Vedrete che a quel punto non ci sarà più bisogno di “tifare” per Marchionne o per gli operai (e nemmeno ce ne sarà la voglia e l’idea, perché la politica sarà tornata a svolgere la propria funzione). Perché saremo tutti parte della stessa squadra. Vincente.

M. Patr.

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