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L’intervento. Fiat, quel che manca è la politica di Marianna Madia

gennaio 11, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana lo ha denunciato (ancora una volta) per primo: la “questione Fiat” esiste perché (non) c’è un governo (così come un’opposizione) latitante (da mesi), al punto da rinviare per settimane la nomina – ancorché, in parte, simbolica: la politica per la crescita può essere teoricamente condotta anche a prescindere da un ministero che nell’ambito di una razionalizzazione e riduzione degli esecutivi andrebbe abolito, riunendolo alle funzioni di quello dell’Economia, separate magari dal solo Bilancio – del ministro per lo Sviluppo economico. Un’Italia che cresca, e lo faccia grazie ad una cultura che torni ad essere il nostro ossigeno accompagnando la modernizzazione del sistema, è un’Italia nella quale un ad non ha alibi se la propria produzione non va, ed è comunque invogliato ad investire. L’avevamo citata: dopo Riccardo Maraga, torna a dire la sua sul caso Fiat Marianna Madia. di MARIANNA MADIA*

Nella foto, Marianna Madia

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di MARIANNA MADIA*

Nella questione Fiat e referendum Mirafiori occorre partire da un’analisi oggettiva. Va fatta un’operazione di verità. L’esatto opposto dello spettacolo svilente di uomini delle istituzioni e della politica che si affrettano a schierarsi per il sì o per il no. La verità è che Fiat ha un problema di competitività, di quote di mercato. Ha voluto dare delle risposte, prima con Pomigliano e oggi con Mirafiori. Di Pomigliano si diceva che fosse un caso isolato, in un impianto devastato dall’assenteismo e in un territorio difficile ostaggio della criminalità.

A meno che la camorra non si sia spostata in massa a Torino, il referendum di Mirafiori dimostra che Pomigliano non era affatto un caso isolato. In un’intervista il Presidente Elkann richiama alla necessità di crescere all’estero per poter mantenere una realtà produttiva sana in Italia.

Ragionamento anche giusto, che forse andava fatto anche prima, accompagnato al tempo stesso da una vera e trasparente apertura dei mercati: entra chi fa meglio, chi innova di più. Cosa c’entra, invece, il giusto richiamo all’internazionalizzazione con un atto unilaterale peggiorativo delle condizioni dei lavoratori?

Un testo che, a fronte di una regressione del lavoro, non contiene alcuna prospettiva di aumento delle retribuzioni (sfido a indicare la riga del testo che determina gli aumenti sbandierati). La politica oggi, purtroppo in ritardo, deve dare risposte di politica industriale. Dire a ogni cittadino che idea si ha di sviluppo, come e dove si può tornare a crescere.

I lavoratori si pronunceranno su una scelta obbligata soprattutto per colpa della mancanza di idee e prospettive della politica. Bisogna che nel futuro ci siano sempre meno “scelte obbligate” come quella di Mirafiori.

MARIANNA MADIA*

*Deputato del Partito Democratico

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