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No, un partito non si può chiamare ‘Italia’ Italia è “marchio”-patrimonio di tutti (noi) Gli altri (?) in totale distonia con il Paese

gennaio 11, 2011 di Redazione 

Secondo indiscrezioni filtrate dall’agenzia Dire, il prossimo nome del Pdl non sarà Popolari ma “Italia”. Ed è già pronto anche il simbolo, che vedete qui sopra. Un’ipotesi che suscita, naturalmente, la riprovazione di una gran parte (trasversale) degli italiani, probabilmente (tra) gli stessi elettori del centrodestra, tra i quali (come in ogni schieramento) ci sono anche molte persone oneste e responsabili. Perché “Italia” è il nostro Paese, e non può diventare il nome di una parte (politica). Qualunque essa sia ovviamente. Ora la domanda è: dov’è la voce di coloro che dovrebbero assicurare il (reciproco) controllo sul presidente del Consiglio, ovvero il resto della nostra politica? La sola risposta pervenuta è quella di Casini, che sostiene che ciascuno può scegliere il nome che vuole per il proprio partito. Certamente sì. Non è in discussione la libertà di autodeterminazione (nominale) di nessuno. Ma, al contrario, la “disponibilità” del nome del nostro Paese. Tutto questo dimostra due cose: da un lato, l’assoluta mancanza di passione (nazionale) della nostra politica autoreferenziale di oggi, che usa (Berlusconi) o “se ne frega” dell’uso (il Pd, Casini, tutti gli altri) del nome di tutti noi per scopi “privati” (in tutti i sensi). Dall’altra, e ne è una conseguenza, l’assenza di una qualsivoglia comunicazione (che non significa – solo – “propaganda”, ma ascolto, confronto, rappresentanza) tra la politica italiana e la base. Se proprio non riuscite a salvare il nostro Pae- se, almeno salvatene il nome. E poi fatevi da parte.

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